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Che cos'è lo Spread dei titoli BTP-Bund? Significato e guida

Che cos'è lo Spread dei Titoli di Stato tra BTP e Bund? Cosa succede se aumenta? Scopriamo il significato di Spread, come funziona e perché è importante.



FTA Online News, , 13 Dic 2018 - 15:25

In Europa la differenza fra i rendimenti dei titoli di stato è diventata una misura della coesione dell’Unione, un segnale anche politico sulla percezione da parte dei mercati della solidità finanziaria di un Paese e dell’intera Eurozona.

Significato di spread dei Titoli di Stato

Il concetto di spread è un concetto utilizzatissimo nel mondo della finanza e sempre più comune anche nei titoli dei quotidiani. La parola inglese che all’ingrosso potrebbe essere tradotta con il termine “scarto” indica in generale una differenza fra due grandezze. La stragrande maggioranza delle volte in cui viene citata dai quotidiani lo spread fa riferimento alla differenza fra i rendimenti fra due titoli di stato, in genere fra l’Italia e la Germania.


Cosa significa dunque che lo spread Italia-Germania e’ salito o sceso a 360 punti base?

Significa in parole povere che, siccome prestare soldi all’Italia è ritenuto più rischioso che prestarli alla Germania, sul mercato si chiede sui prestiti al Bel Paese il 3,60% in più di quanto non si chieda per lo stesso prestito alla Germania. A questo punto conviene fare un passo indietro.


Differenze tra i Titoli di Stato: come faccio a prestare soldi a un Paese?

Sottoscrivendo dei titoli: nel caso dell’Italia sono i vari BotBtp, Ctz etc. Le differenze fra questi titoli possono essere numerose, ma la più importante è senza dubbio la scadenza. La differenza principale tra un Bot e un Btp risiede nel fatto che il Bot scade entro sei mesi o un anno dalla sottoscrizione e un Btp ha scadenze a 3, 5, 10, 15 e 30 anni. Ovviamente se la scadenza è più lontana il rendimento cresce perché è considerato giusto che se io presto il mio denaro per 30 anni in cambio io abbia il diritto di avere un rendimento maggiore di quello riservato a chi lo presta per 6 mesi.

Ma allora quale fra tutte queste scadenze viene considerata quando si prende in considerazione lo spread fra il debito di due paesi?
Per convenzione si prende la scadenza a 10 anni. Nel caso dell’Italia il debito a 10 anni prende il nome (come detto) di Btp, nel caso della Germania un prestito alla Repubblica federale tedesca prende il nome di Bund, nel caso degli Stati Uniti si chiamano Treasury Note.

Se io adesso prendo la data del 5 dicembre del 2018, posso rilevare che il rendimento lordo di un BTP con scadenza al 2028 (quindi con dieci anni di vita appunto) è del 3,12%. Lo stesso giorno il Bund decennale tedesco, ossia il Btp di Berlino, registra un rendimento lordo dello 0,26%. Facendo una semplice differenza:
3,12%-0,26%= 2,86% si ottiene lo spread tra i due titoli.


Come si calcola lo spread: il punto base

Poiché in genere piccole differenze tra questi rendimenti hanno importanti effetti sui mercati obbligazionari e in generale su tutte le transazioni globali, quasi sempre si usa un’unità di riferimento più piccola del punto percentuale ed esattamente il punto base (o basis point o bp). Un punto base è esattamente pari a un centesimo di punto percentuale, ossia è uguale allo 0,01%. Quindi uno spread del 2,86% è uguale a uno spread di 286 punti base.


Cosa succede se aumenta lo spread?

Se lo spread Italia-Germania per esempio (ma potrebbe essere anche quello Grecia-Germania o Giappone-Stati Uniti) sale, allora vuol dire che il rendimento chiesto da chi investe nel debito italiano è cresciuto rispetto a quello chiesto sul debito tedesco. Questo significa che l’Italia è considerata ancora più a rischio rispetto alla Germania che invece è considerata più sicura.

Trattandosi di una differenza è, infatti, anche possibile che in valore assoluto il rendimento dei due titoli di stato non sia cambiato. Se per esempio il Btp italiano ha un rendimento stabile al 3,12% e il rendimento del Bund tedesco passa dallo 0,26 allo 0,10% allora lo spread si allarga da 286 a 302 punti base, ma in questo caso il rischio percepito sul del debito italiano è rimasto in sé invariato, mentre quello tedesco si è abbassato e dunque i Bund sono ritenuti più sicuri. Se uno spread tra titoli di Stato scende invece si può dire che il due profili di rischio si avvicinano e, nel caso italiano dunque che l’Italia diventa più sicura (il rendimento del Btp scende) o che la Germania è percepita come meno sicura (il rendimento del Bund sale).
I rendimenti dei titoli di Stato sono monitorati sul mercato secondario, quindi non in fase di collocamento ma sui titoli già scambiati (il cosiddetto outstanding). I rendimenti restano comunque il benchmark fondamentale per la valutazione del rischio in quando fanno da driver dei rendimenti per le emissioni successive di debito pubblico e da parametro dunque per il costo del servizio di pagamento del debito. Gli oneri finanziari del debito pubblico italiano sono infatti parametrati ovviamente sui tassi ottenuti al collocamento delle singole tranche di emissione e su tutte le scadenze previste, da pochi mesi a 30 anni.


Differenza tra rendimento e cedola

Un’ultima precisazione rimane da fare. Quando si parla di rendimento lordo di un titolo di Stato si intende il rendimento che un investimento in quel titolo di Stato regalerà all’investitore alla scadenza del titolo date le condizioni di mercato al momento dell’acquisto. Questo rendimento è diverso dalla cedola che il titolo di Stato regala in base a quanto stabilito del Ministero dell’Economia al momento dell’immissione dei titoli sul mercato. Questa differenza dipende dal fatto che il prezzo di un titolo di stato (e in generale di un’obbligazione o bond) in un momento qualsiasi è ovviamente diverso da quello deciso al momento dell’emissione. Variando il prezzo nel tempo ovviamente a parità di cedola l’investitore avrà rendimenti maggiori se riuscirà a comprare lo stesso titolo a un prezzo più basso. Il rendimento a cui si fa riferimento quando si parla di spread è questo rendimento da non confondere dunque con la cedola (nel caso del BTP citato questa è del 2,8%) che è fissa e non cambia per tutta la vita del titolo.


L'andamento dello spread durante i governi

Lo spread è salito all’altare delle cronache con la crisi europea del debito sovrano cominciata nel 2009. La crescita di diversi rendimenti dei sovereign (così viene anche chiamato il debito sovrano sui mercati) dell’Eurozona venne anche percepita come un fattore di grave debolezza della coesione dell’area della moneta unica. Per questo motivo ci si focalizza non soltanto sulla crescita dei rendimenti, che pure generavano l’impatto più diretto della crisi sui conti pubblici, ma sui differenziali, sugli spread appunto, che crescendo indicavano percezioni del rischio sovrano assai diverse e divergenti all’interno dell’Eurozona. In altre parole se la distanza tra il rischio percepito sulla Germania e quello percepito sull’Italia o sulla Spagna crescevano troppo si generava uno “scarto” dal valore politico che indicava e sottolineava la distanza dagli obiettivi di consolidamento dell’area economica comune e rischiava di tradursi in una sua frammentazione.


Lo spread oggi

Il 2018 che ha visto a marzo nuove elezioni in Italia e soltanto a maggio la travagliata formazione di un governo a trazione M5S e Lega ha registrato un rialzo della richiesta di premio al rischio (altro nome dei rendimenti) sul debito Italia. Lo spread BTP/Bund che si era stabilizzato nell’area del 130 punti base a maggio comincia a salire rapidamente sul timore che il nuovo esecutivo promuova una politica di allentamento della disciplina fiscale concordata con l’Unione Europea e finanzi in deficit provvedimenti onerosi come la riforma previdenziale e il reddito di cittadinanza.
Sul finire dell’anno la presentazione della nota di aggiornamento al DEF che prevede un deficit del 2,4% del Pil nel 2019 e un deterioramento del deficit strutturale dello 0,8% contro la promessa di un aggiustamento dello 0,6% irrita l’Europa che chiede un cambiamento dei saldi e minaccia l’avvio di una procedura di infrazione. Nel frattempo i rendimenti e lo spread salgono ancora, in un contesto globale reso più fragile dal nuovo protezionismo statunitense, dal rallentamento della Cina e dal tormentato processo della Brexit.

Spread dei titoli di stato


Gli impatti sui conti pubblici e privati

Nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria di novembre, la Banca d’Italia sottolinea che: “L’andamento dei rendimenti dei titoli pubblici ha implicazioni rilevanti per tutti i settori dell’economia. Per le finanze pubbliche l’aumento dei tassi aggrava il costo del debito e rende più difficile la riduzione del rapporto tra debito e PIL. L’incremento dei tassi all’emissione dei titoli di Stato ha determinato negli ultimi sei mesi un’espansione della spesa per interessi di quasi 1,5 miliardi rispetto a quella che si sarebbe avuta con i tassi che i mercati si aspettavano in aprile; costerebbe oltre 5 miliardi nel 2019 e circa 9 nel 2020 se i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati. Un rialzo pronunciato e persistente dei rendimenti, a parità di tassi di crescita nominale dell’economia, aumenta il rischio che la dinamica del debito si collochi su una traiettoria crescente”.
Ma a rischio sono anche i bilanci delle banche e dell’economia reale. Le banche italiane hanno infatti in portafoglio titoli del debito nazionale (come avviene per tutte le banche del mondo) e una crescita dei rendimenti che comporta un calo dei prezzi dei titoli si traduce in una svalutazione di questi asset, ossia in una riduzione delle risorse che le stesse banche possono mettere a disposizione dell’economia reale con i propri finanziamenti. Sul finire del 2018 si registrano infatti i primi segnali di crescita dei tassi chiesti sui prestiti, un rialzo dettato proprio dalla politica prudenziale delle banche italiane che, reduci da un faticoso e non ancora concluso percorso di pulizia dei bilanci dai crediti deteriorati, rischiano di vedere il proprio patrimonio compresso dalla crescita dei rendimenti dei titoli di Stato. In un report di inizio ottobre Credit Suisse calcola gli impatti di vari possibili livelli di spread sulle maggiori banche italiane (Unicredit, Intesa, MPS, Ubi Banca, Banco BPM, Bper)  per soglie di incremento dello spread di 100 punti base (a 338 bp), di 200 punti base (a 438 bp) e di 300 punti base (539 bp) e rileva il graduale scivolamento sotto i requisiti di patrimonializzazione delle banche al crescere dello spread con MPS cui basta a un incremento a 338 bp per scivolare sotto il CET 1 Ratio richiesto e Banco BPM duramente colpita. Il pericolo rimane quello che eccessivi cali dei prezzi dei titoli di Stato si traducano in ammanchi di capitale e ricapitalizzazione del mondo bancario, soprattutto dei piccoli istituti, già reduce da una faticosa ripresa.


Quadro economico in peggioramento e trattative Roma-Bruxelles

A complicare il quadro il 30 novembre l’Istat rileva che nel terzo trimestre del 2018 il Pil italiano ha mostrato un rallentamento dello 0,1% sul trimestre precedente, il primo calo dopo 14 trimestri consecutivi di crescita. La variazione complessiva accumulata fino a fine settembre è di una crescita del Pil dello 0,9% inferiore alle stime del governo che calcolano a fine 2018 una crescita del Pil dell’1,2% e proiettano per il 2019 una espansione dell’1,5% grazie agli effetti anticiclici della manovra disegnata.
La trattativa con l’Europa sui saldi intanto procede mentre viene rinviata l’approvazione del reddito di cittadinanza e della riforma previdenziale e si limano i numeri (balena la possibilità di un calo del deficit programmatico per il 2019 al 2,2 o anche al 2,0%).
I numeri del DEF appaiono comunque a rischio per via del rallentamento dell’economia italiana che rischia di correggere bruscamente le prospettive. Anche perché, paventano banche d’affari come Goldman Sachs e Barclays, a questo punto l’Italia rischia un possibile quarto trimestre di crescita ancora negativa la precipiti nella recessione tecnica, magari di breve durata, ma senz’altro nociva per le prospettive economiche e politiche del governo di Roma. Una decrescita che sarebbe tutt’altro che felice.

Andamento storico dello spread

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