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Cosa è un fondo hedge

FTA Online News,  01 Feb 2019 - 11:15

Scopri cosa sono i fondi hedge, come funzionano la loro storia ed evoluzione. Approfondisci gli obiettivi di questi fondi.



Cosa sono i fondi hedge
I fondi hedge, nonostante una reputazione fino a qualche anno fa di fondi speculativi, hanno con il tempo conquistato una posizione significativa nella scena dell’asset management. Attualmente gestiscono il denaro affidato loro dagli investitori con obiettivi e tecniche decisamente eterogenei, circostanza che produce anche effetti positivi. La presenza di diversi attori e diverse strategie di investimento rende infatti il mercato più efficiente e meno volatile: se tutti i risparmi fossero investiti con la stessa strategia compratori e venditori si concentrerebbero allo stesso momento sugli stessi strumenti finanziari, creando oscillazioni di prezzo molto maggiori. E' anche vero che alcuni casi eclatanti (e in qualche misura ingigantiti dai media) hanno prodotto tra i non addetti ai lavori una percezione negativa nei confronti dei fondi hedge, ma la loro genesi è distante anni luce da questi eventi.


Quando sono nati i fondi hedge
Il primo fondo hedge è stato creato nel 1949 da Alfred Winslow Jones, giornalista di Fortune e sociologo. Occupandosi di borsa e investimenti, Jones arrivò a sviluppare una tecnica di gestione che puntava a ridurre il rischio connesso all'andamento del mercato e contemporaneamente realizzare rendimenti elevati. Per raggiungere questi obiettivi divergenti Jones pensò di utilizzare modalità operative non consentite ai fondi normali (mutual funds), sfruttando una falla nella normativa USA in vigore a quei tempi. Dato che l'Investment Company Act del 1940 si applicava solo a fondi con almeno 101 investitori, Jones decise che il suo fondo avrebbe avuto non più di 99 investitori. Un richiamo a questa impostazione è presente anche nella normativa italiana. I fondi hedge sono stati introdotti nel nostro ordinamento nel 1999 con limiti importanti: massimo 200 partecipanti con almeno 500mila euro investiti ciascuno e divieto di sollecitazione all'investimento. Il limite dei 200 partecipanti venne poi abrogato nel 2008.


L’obiettivo dei fondi hedge: rendimenti elevati
L'obiettivo di realizzare rendimenti elevati poteva essere perseguito nell'idea di Jones acquistando titoli azionari ritenuti sottovalutati (o comunque destinati ad apprezzarsi) e vendendo allo scoperto (short selling) titoli dalle caratteristiche opposte, ovvero sopravvalutati (o comunque destinati a deprezzarsi). In questo modo l'esposizione del portafoglio risultava immunizzata rispetto all'andamento del mercato: il rendimento non era quindi in balìa del succedersi dei periodi "toro" e "orso" ma dipendeva esclusivamente dalla qualità della scelta dei titoli (stock selection o stock picking). Per ottenere rendimenti elevati Jones sfruttava invece la leva finanziaria (leverage), ovvero investiva capitali superiori alla dotazione del fondo utilizzando denaro preso in prestito.


Fondi hedge: gli strumenti attraverso i quali agiscono
Short e leverage
sono quindi due strumenti caratteristici dei fondi hedge, anche se il loro utilizzo nel corso del tempo si è discostato talvolta nettamente da quello che ne faceva Jones. Quest'ultimo infatti apriva posizioni short sui titoli azionari al fine di ridurre il rischio di mercato per poi incrementare il rendimento con il leverage. In seguito le potenzialità di short e leverage sono state sfruttate solo in senso speculativo, ovvero per aumentare l'esposizione al rischio con l'obiettivo di ottenere rendimenti maggiori. Il leverage in particolare ha trovato terreno ideale grazie al sempre maggiore utilizzo di strumenti derivati (futures, swap, opzioni). Con il tempo i fondi hedge hanno quindi acquisito altre finalità e modalità operative, quasi diametralmente opposte rispetto all'idea originaria di Jones.


L’evoluzione dei fondi hedge
In precedenza si è fatto cenno alla molteplicità di tecniche di gestione utilizzate dai fondi hedge. Alcuni fondi sono specializzati nei long/short su titoli azionari (normalmente appartenenti allo stesso settore): si individuano titoli sottovalutati e titoli sopravvalutati, si acquistano i primi e contemporaneamente si vendono i secondi allo scoperto, scommettendo sulla convergenza dei prezzi verso livelli consoni ai fondamentali. Altri puntano sugli arbitraggi, ovvero sullo sfruttamento di disallineamenti tra titoli (e strumenti finanziari in generale) legati da correlazioni statistico/quantitative: anche in questo caso il gestore acquista titoli/strumenti e ne vende allo scoperto altri, in vista del riallineamento dei prezzi. Esiste poi la categoria dei fondi event driven, che scommettono su eventi specifici relativi a società come fusioni/acquisizioni, anticipando gli eventi stessi e prendendo posizione prima della conclusione. L'approccio global macro prevede invece che il gestore punti su trend e correlazioni macroeconomiche, investendo in valute, obbligazioni e strumenti legati a grandezze macro: sono soprattutto i fondi hedge di questo tipo a essere associati a eventi che hanno avuto grande risonanza mediatica (pensiamo ai casi di Soros contro lira e sterlina e al fondo LTCM). Citiamo infine i fondi specializzati sui mercati emergenti, molto popolari negli anni '90.

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