Borsa: a 1 anno dal Liberation Day i dazi sono acqua passata, ora occhi su Iran - FOCUS
Gia' dopo un mese dal 2 aprile 2025 recuperate le perdite (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 02 apr - Uno scossone durato un mese, che non ha cambiato il trend rialzista dei mercati. Almeno fino allo scoppio della guerra il 28 febbraio scorso. Potrebbe riassumersi cosi', in estrema sintesi, il bilancio sui mercati a un anno esatto dal Liberation Day. Un anno che si chiude comunque in positivo per i principali indici mondiali: +10% per il Dow Jones, +16% per l'S&P500 e +23% per il Nasdaq 100. In Europa, Milano ha messo a segno un +16%, Parigi e' sulla parita' mentre Francoforte segna un +1%.
Ricordiamo, pero', che a fine febbraio le Borse mondiali erano sui massimi storici, quando lo shock della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha sconvolto nuovamente l'ordine geopolitico mondiale.
Il 2 aprile 2025, il presidente americano Donald Trump ha firmato l'ordine esecutivo per dazi di base del 10% su tutte le importazioni e tariffe reciproche piu' elevate per circa 60 Paesi, tra cui il 20% per l'Ue e il 34% per la Cina. Ma il tema dazi era al centro delle cronache dall'inizio del mandato di Trump, dal gennaio 2025, e proprio sui dazi i timori si sono concentrati: il primo trimestre dello scorso anno, infatti, e' stato caratterizzato da un'elevata volatilita', quella a cui ci ha abituato l'amministrazione Trump, da allora in poi, con le esternazioni spesso contrastanti del presidente americano.
Wall Street ha performato nei primi tre mesi dello scorso anno peggio che l'Europa, con il Nasdaq (con un calo del 9% circa) che ha registrato l'andamento peggiore mentre i mercati europei hanno mostrato una maggiore resilienza. Il Ftse Mib, nello stesso periodo, ha messo a segno un solido rialzo di oltre il 12%.
Poi e' arrivato il tanto temuto 2 aprile con l'annuncio dell'entita' delle tariffe fino ad allora minacciate che ha superato - in peggio - tutte le attese e la reazione e' stata repentina: le vendite hanno prevalso, gli investitori si sono spostati sui beni rifugio come bond e yen, e hanno venduto dollaro e azioni. Wall Street ha registrato la peggior seduta dai tempi del Covid, l'Europa in una sola giornata brucia oltre 400 miliardi di euro. Tuttavia, i livelli persi in quelle sedute si rivedono gia' un mese dopo: a inizio maggio, infatti, i listini recuperano quanto perso e riprendono il loro trend rialzista e il peggio sembra essere alle spalle. Il 2025, l'anno che si era aperto con il timore dei dazi, si chiude con forti rialzi: +16% per l'S&P500, +20% per il Nasdaq trainato dall'AI e +13% per il Dow Jones. Va ancora meglio in Europa: Milano archivia un anno da record (+31,5%), Madrid +50%, rialzi di oltre il 20% per Londra e Francoforte, +12% per Parigi. Ai mercati non piace l'incertezza: se i primi tre mesi dell'anno sono stati governati dalle dichiarazioni contraddittorie e dai timori dell'annuncio delle tariffe, dal momento in cui il quadro si e' chiarito, seppur con le difficolta' economiche degli effetti dei dazi da affrontare, i mercati si sono concentrati su altro, a partire dal cambio di paradigma e le potenzialita' dell'AI.
Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 il quadro vede i mercati sui massimi storici, prima che lo scoppio della guerra il 28 febbraio scorso, con il rally del petrolio, portasse nuova pressione al ribasso sull'azionario e, soprattutto, un ritorno di volatilita' e incertezza, legate alla narrazione contraddittoria sulla guerra a cui stiamo assistendo.
Chi.
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