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Columbia Threadneedle: geopolitica in primo piano a inizio 2026 - PAROLA AL MERCATO

di Anthony Willis * (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 18 gen - - L'inizio dell'anno e' stato intenso sul piano geopolitico, ma nonostante l'incertezza i mercati hanno finora mostrato una buona tenuta.

- Sono in corso discussioni su un possibile maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti nelle riserve petrolifere venezuelane; gli investimenti necessari saranno rilevanti e i tempi di entrata in produzione lunghi, mentre il prezzo del petrolio ha registrato un lieve rialzo a fine settimana.

- Le tensioni in Iran stanno aumentando e la retorica statunitense su un possibile intervento si e' intensificata; un'eventuale escalation potrebbe incidere negativamente sul sentiment di mercato.

- Le prospettive economiche e sugli utili societari restano positive, ma gli sviluppi geopolitici potrebbero destabilizzare il clima di fiducia e alimentare la volatilita', che viene monitorata con attenzione.

Dal punto di vista del flusso di notizie geopolitiche, l'avvio del 2026 si sta rivelando particolarmente intenso, con l'attenzione che si e' concentrata su diversi fronti - tra cui Venezuela, Iran e Groenlandia - pur in un contesto in cui, almeno finora, i mercati finanziari hanno mostrato una buona capacita' di assorbimento degli eventi, rimanendo nel complesso poco turbati.

A poco piu' di una settimana dalla rimozione del presidente venezuelano Maduro da parte degli Stati Uniti, stanno ora emergendo colloqui tra le principali compagnie petrolifere statunitensi e il presidente Trump per valutare i possibili sviluppi futuri. Al momento, non sembra esserci da parte dell'amministrazione statunitense la volonta' di intervenire direttamente, se non lasciando il controllo del Paese al nuovo presidente venezuelano, Delcy Rodri'guez, pur mantenendo sullo sfondo una implicita minaccia di intervento.

E' tuttavia evidente che un eventuale aumento dell'offerta di petrolio venezuelano richiedera' tempi lunghi, ingenti investimenti in conto capitale e, soprattutto, un quadro di stabilita' politica prima che possano essere impegnate risorse finanziarie significative da parte delle compagnie statunitensi. Il recente rialzo del prezzo del petrolio osservato verso la fine della scorsa settimana riflette proprio l'aspettativa che questo processo sara' complesso e di lungo periodo.

Parallelamente, gli sviluppi in Iran continuano a occupare le prime pagine, con proteste iniziate a fine dicembre - a partire dalla chiusura di numerosi esercizi commerciali in segno di protesta contro l'aumento del costo della vita - che si sono progressivamente intensificate. La valuta iraniana, il rial, si e' deprezzata di circa il 40% rispetto alla scorsa estate e il malcontento sembra ora estendersi a una contestazione piu' ampia nei confronti del governo, con richieste di cambiamento sempre piu' esplicite e un livello di violenza in crescita. In questo contesto, le dichiarazioni degli Stati Uniti su una possibile forma di intervento rappresentano un elemento di rischio rilevante, poiche' un'eventuale escalation potrebbe deteriorare sensibilmente il sentiment di mercato, soprattutto alla luce della probabile reazione dell'Iran nei confronti sia degli Stati Uniti sia di Israele.

* Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments.

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(RADIOCOR) 18-01-26 14:38:05 (0306) 5 NNNN

 


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