Mercati azionari: la "bolla" cinese

FTA Online News, Milano, 29 Set 2015 - 09:13

L'estate del 2015 sarà ricordata per lo scoppio della bolla speculativa sui mercati azionari cinesi.
Per dare un'idea della portata del crollo possiamo ricordare che l'indice CSI 300 della borsa di Shanghai è passato dai record di giugno a 5380 punti circa al minimo a 2952 del 26 agosto, un calo di circa il 45%.
Meno marcata e leggermente diversa nella tempistica la flessione registrata dalla borsa di Hong Kong: l'indice Hang Seng ha infatti toccato il massimo annuale a fine aprile a 28588 punti, per poi sprofondare a 20524 a inizio settembre (-28%).

Il fattore scatenante della bolla è stato il manifestarsi di segnali di rallentamento dell'economia cinese. Questo ha messo in crisi il mercato azionario, mercato che sin dall'estate 2014 era stato protagonista di un rally impressionante, con il valore degli indici principali capace di apprezzarsi di circa il 150% grazie alla vera e propria corsa all'acquisto da parte dei risparmiatori cinesi.
Questi ultimi, in qualche misura rassicurati dalla stampa governativa, avevano infatti iniziato a investire in azioni in modo sconsiderato, oltretutto utilizzando in molti casi la leva finanziaria fornita da alcuni broker.

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Molti analisti ed economisti hanno aspramente criticato le autorità cinesi per l'atteggiamento tenuto: l'accusa è quella di aver agevolato l'afflusso del risparmio privato verso il mercato azionario al fine di sostenere le società - in particolare quelle del settore immobiliare e le conglomerate controllate dallo Stato - alle prese con le bolle del mercato del credito, degli investimenti e del mercato immobiliare. In pratica: una ristrutturazione del settore corporate a carico di risparmiatori ma a loro insaputa.

Il sell-off sull'azionario cinese - cui le autorità hanno tentato di porre un freno in modo maldestro, attirandosi ulteriori critiche da analisti ed economisti - ha causato una marcata accelerazione del deflusso di capitali dal Paese.
Le conseguenti pressioni al ribasso sullo yuan hanno costretto ai primi di agosto la banca centrale cinese ha svalutare la divisa nazionale, creando ulteriori tensioni sui mercati.
La portata della bolla cinese è stata tale da costituire, con ogni probabilità, una delle motivazioni che hanno spinto la Federal Reserve (la banca centrale americana) a posticipare l'avvio della fase di rialzo dei tassi di interesse ufficiali, fermi allo 0-0,25 per cento dal 2008.

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