I numeri del gioco

Gli italiani spendono in media 1000 euro a testa per giocare



FTAOnline News, Milano, 21 Apr 2011 - 15:26

Agli italiani piace giocare, un dato di fatto confermato dall’aumento del 13% dell’importo “giocato” in Italia nel 2010, che tradotto significa oltre 61 miliardi di euro in un anno, mentre per il 2011 gli esperti dichiarano che la somma mossa dal gioco potrebbe salire fino a 80 miliardi di euro.

Tutti i numeri delle scommesse

Secondo una ricerca effettuata dal Sole24Ore su dati forniti dai monopoli di Stato e da Agicos (Agenzia giornalistica concorsi e scommesse), la passione per il gioco ha divorato il 7% circa dei consumi privati ovvero tra gli 800 e i 900 miliardi di euro solo nel 2010. Questo significa che in media un italiano ha speso in un anno per il gioco circa 979 euro.

La psicologia dei giochi

Ad attirare maggiormente la passione degli italiani sono i cosiddetti giochi “a bassa soglia” ovvero il Lotto, gratta e vinci, schedine e lotterie. Questi tipi di “scommesse”, infatti, richiedono un investimento di pochi euro ma garantiscono una maggiore frequenza nelle vincite, ma proprio perché l’esborso momentaneo non è consistente, non si ha la cognizione immediata di quanto si stia spendendo e si è invogliati a riprovare.

La ricerca ha calcolato che nel 2010 sono stati spesi nelle newslot oltre 31 miliardi di euro mentre per i Gratta e Vinci e lotterie ne sono stati spesi 9,4 .

L’erario e il ricavato

Lo Stato dal 1992 con i giochi pubblici è riuscito creare un’ottima leva fiscale dalla quale attingere per sopperire in parte ai fabbisogni crescenti della spesa pubblica. Verrebbe quindi da pensare che con l’introito registrato nel 2010 il guadagnato sia stato proficuo. Invece la ricerca svela che il ricavato lordo è cresciuto solo del 3% (da 8,8 miliardi di euro del 2009 a 9,1 miliardi di euro del 2010): molto meno rispetto all’aumento delle somme puntate dagli italiani. Come mai? La ragione è data dal fatto che i giochi “a bassa soglia”,  (che sono quelli che attirano di più), hanno un prelievo fiscale molto più basso degli altri, solo il 12,6% (contro il 50% di Superenalotto o Win for Life). Proprio i “giochi a bassa soglia” che, come detto, conquistano sempre più spazio tra gli italiani, inducono i giocatori a reinvestire le piccole somme vinte in altre giocate invece di utilizzarle per  i consumi privati e di conseguenza si ridimensionano le entrate erariali.

Paese che vai…


Pavia è la provincia con la più alta spesa pro capite in scommesse, ben 2000 (il doppio della media nazionale) ed è anche quella che paga la più alta percentuale del proprio Pil (7,89%) per tentare la sorte. Seguono i comaschi con una spesa di oltre 1500 euro a persona. Al terzo posto si piazza Rimini mentre Milano e Roma sono al dodicesimo e al diciottesimo posto rispettivamente con un spesa di 1.235 e 1.160 euro pro capite. Il Sud invece si piazza tra gli ultimi posti della classifica: sotto i 700 euro procapite troviamo realtà siciliane e calabresi. Crotone ed Enna sono le città dove meno si spende per il gioco (rispettivamente 468 e 436 euro a persona).

 


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