Italiani: un popolo di parsimoniosi

Uno studio ha rivelato che la crisi economica e l’incertezza nel futuro hanno consolidato il comportamento delle famiglie verso il risparmio.



FTAOnline, Milano, 23 Dic 2009 - 13:47

Cosa ne pensano gli italiani a proposito di risparmio? Che comportamenti adottano? Sono formiche o cicale?

Alla domanda si può rispondere analizzando i dati di una ricerca condotta in collaborazione tra

il Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi” e l’Ufficio Studi della Banca Nazionale del Lavoro orami giunto alla ventisettesima edizione, sui comportamenti finanziari delle famiglie italiane. I protagonisti sono un campione di 800 famiglie italiane in possesso di un conto corrente la cui condotta viene fotografata tramite una serie di domande riguardanti le aspettative e le motivazioni delle loro scelte.

 

Il Rapporto 2009

I risultati della ricerca parlano chiaro: gli italiani sono dei risparmiatori e anno dopo anno hanno dimostrato un atteggiamento sempre più parsimonioso in vista del futuro. Risparmiare quindi diventa una sorta di polizza che preserva per gli anni che verranno.

Sono state analizzate 800 famiglie e dallo studio si evince che sul lungo periodo la tendenza al risparmio è crescente: dal 1984 al 2008 i valori dei risparmi familiari sono  saliti dal 6,2% al 68,9%. Poi nel 2008 si è verificato un picco negativo del 31% mentre l’attuale 2009 ha registrato un aumento portando al 47% la quota delle famigli che hanno risparmiato a fronte di un 53% che non riesce a mettere da parte denaro (nel 2008 il valore era però del 68,9%).

 

Cosa preferiscono gli italiani come forma di risparmio

Considerando che gli intervistati vedono il risparmio come una misura difensiva e cautelare all'avvicinarsi di pensioni sempre più magre, gli italiani prediligono i titoli a reddito fisso, i prodotti a basso contenuto azionario e gli immobili rispetto a prodotti finanziari potenzialmente più redditizi ma più rischiosi.

Per quanto riguarda la propensione al rischio, il 45% degli intervistati ha dichiarato di non essere “per niente favorevole a correre rischi nel campo degli investimenti finanziari pur di aumentarne il rendimento atteso”, mentre il 56% individua nella sicurezza dell’investimento, ovvero nella certezza di non perdere il capitale, il primo obiettivo del risparmiatore.

Un atteggiamento di sfiducia è del tutto comprensibile dal momento che il livello di rendimento medio offerto nell’ultimo decennio dagli investimenti azionari ha fatto sorgere problemi sia al singolo risparmiatore che all’economia mondiale. Inoltre ha influito molto anche la crisi: solo il 38% degli intervistati afferma di non aver avuto alcuna difficoltà a far fronte ai pagamenti, mentre il 18% riconosce di aver avuto direttamente delle difficoltà e il 48% parla di conoscenti che hanno avuto problemi. Nell'ultimo anno, il 17,5% ha dovuto ricorrere a prestiti per le spese necessarie.

 

Canali di’informazione

Per quanto riguarda l’informazione il 31% si è rivolto al dipendente della banca o dell'ufficio postale per una consulenza, il 6,3% a un promotore finanziario e il 5,6% a un professionista, ben il 20% si è rivolto a familiari e amici e il 38% non si è rivolto a nessuno. Una dimensione dunque, quella del fai da te, che riguarda quasi 6 italiani su 10.


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