La crisi e le tavole italiane

Le difficoltà economiche cambiano la spesa alimentare



FTAOnline, Milano, 06 Lug 2012 - 17:05

Gli italiani mangiano meno o peggio, ma i nutrizionisti non potranno muovere loro molti appunti. A dettare i nuovi comportamenti a tavola non sono né la pigrizia, né la mancanza di volontà di seguire una dieta equilibrata, ma la crisi economica e la paura di non arrivare alla fine del mese. Una rilevazione Istat, infatti, registra un cambiamento nei costumi alimentari dovuto soprattutto a motivazioni economiche: la spesa alimentare viene tenuta sotto controllo e, così, la quantità e la qualità degli alimenti acquistati vanno al ribasso.

La tavola cambia

La ricerca condotta dall'Istituto nazionale di Statistica attesta che, nel corso del 2011, addirittura il 35,8% dei nuclei familiari italiani ha diminuito la quantità e/o la qualità degli alimenti acquistati rispetto al 2010. Secondo i dati, tale tendenza è forte soprattutto nel Meridione, dove sempre più spesso la spesa viene fatta tra gli scaffali degli hard-discount (la quota delle famiglie che comprano in questi esercizi commerciali cresce dal 11,2% del 2010 al 13,1% dell'anno passato)

I numeri raccolti dall'Istat descrivono una realtà complessa. In termini nominali, infatti, la spesa media delle famiglie per alimentari e bevande cresce del 2,2% rispetto al 2010, raggiungendo i 477 euro mensili. Tra i vari alimenti, cresce la spesa per carne, latte, formaggi, uova, zucchero e caffè.

Dove si fa la spesa

Lo stile d'acquisto cambia a seconda delle zone del Paese. La quota di spesa mensile destinata agli alimentari rimane costante tra le famiglie del Nord e del Centro 16,6% nel Nord e 18,4% nel Centro), mentre continua ad aumentare nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 25,6% della spesa totale.

Come riferito dall'Istat, la maggior parte delle famiglie (il 67,5%)si serve al supermercato. Inoltre, quasi la metà delle famiglie (il 47,7%) continua ad acquistare il pane al negozio tradizionale e il 9,7% sceglie il mercato per l'acquisto di pesce e il 16,4% per la frutta e la verdura.


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