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Fisco

Quoziente familiare, il risparmio è fiscale


Potrebbe comportare per il bilancio delle famiglie italiane risparmi d’imposta nell’ordine di 800 euro annui l'introduzione del quoziente familiare,


FTAOnline News, Milano 25 Lug 2008 - 10:14

Potrebbe comportare per il bilancio delle famiglie italiane risparmi d’imposta nell’ordine di 800 euro annui l'introduzione del quoziente familiare, ad ipotizzarlo un recente studio Eurispes, secondo cui i nuclei con due contribuenti possono arrivare a vantaggi fiscali compresi tra i 200 e i 1.800 euro l'anno, che salgono fino a raggiungere 1.400 e 3mila euro l'anno, nelle ipotesi di famiglie monoreddito.

Cos’è?

Misura fiscale applicata in Francia, il quoziente familiare riduce la pressione fiscale dei cittadini, cercando di differenziare i benefici in base agli effettivi carichi di famiglia. A differenza di quanto avviene nel nostro paese, dove la tassazione ha una base individuale (che a parità di reddito penalizza le famiglie monoreddito e quelle con figli a carico), il procedimento di liquidazione indiretto dell’imposta sul reddito, concepisce l’applicazione dell’imposta sul reddito all’insieme degli utili e redditi dei membri della famiglia fiscale composta dal contribuente stesso, dal coniuge (o dal partner per i Pacs), dai suoi figli minorenni e da quelli accolti nella famiglia, nonché dalle persone invalide conviventi.

Come si calcola?

L’applicazione del sistema del quoziente familiare comporta le seguenti operazioni:

-         determinazione delle quote che spettano a ciascun tipo di contribuente in relazione al proprio ruolo “economico” e ai carichi di famiglia (al divorziato senza figli spetterà una quota mentre al divorziato con figlio a carico una quota e mezza);

-          divisione del reddito complessivo per il numero di quote;

-          calcolo dell’imposta dovuta sul quoziente familiare;

-          moltiplicazione dell’imposta dovuta per ogni quota per il numero delle quote stesse.

Il risultato corrisponde all’imposta lorda dovuta.

Cui prodest?

Applicando un sistema di aliquote progressive (cioè crescenti col reddito) il vantaggio rispetto al sistema oggi in vigore (tassazione separata + deduzioni per carichi di famiglia) è tanto maggiore quanto più elevato è il reddito complessivo dei coniugi (si abbattono le aliquote più alte e si finisce per applicare un’aliquota più ridotta): si ottiene così una forte riduzione della progressività del prelievo.

In questo caso però una famiglia a basso reddito collocata nel primo scaglione Irpef e quindi al livello delle aliquote più basse, non avrebbe nessun vantaggio dal nuovo sistema perché la riduzione convenzionale del reddito imponibile assicurata dal meccanismo del quoziente non fornirebbe alcuna riduzione dell’aliquota applicabile, contrariamente a quanto avviene per gli altri contribuenti. Al contrario questi contribuenti potrebbero risultare svantaggiati dal momento che verrebbero meno le deduzioni per carichi di famiglia. Analogamente nessun vantaggio dall’attuazione della proposta trarrebbero i soggetti incapienti, cioè coloro che hanno un reddito così basso da essere già sotto il minimo imponibile.

  La soluzione italiana L'introduzione del quoziente familiare come ipotizzato dal governo, spiegano dall'Eurispes, dovrebbe tener conto delle specificità del sistema impositivo e del tessuto sociale nazionale, con 2 possibili aggiustamenti rispetto al modello francese:

1.      l’introduzione di una clausola di salvaguardia, che assicurerebbe alle famiglie, per le quali il meccanismo del quoziente familiare dovesse risultare svantaggioso, il mantenimento del pre-esistente sistema di detrazioni per carichi di famiglia.

2.      l'individuazione, così come avviene, per esempio, in Francia, di un tetto massimo al vantaggio fiscale derivato dal quoziente familiare.

In tal modo, sottolineano dall'Eurispes, è possibile stimare un minor gettito fiscale riferibile all'imposta diretta in circa 3 miliardi di euro l'anno (-1,8% rispetto ai 168 miliardi di euro di imposte correnti versate dalle famiglie italiane nel 2006). Contestualmente a tale riduzione di gettito, si assisterebbe a un incremento del reddito netto disponibile (+0,32% rispetto ai 948 miliardi di euro del 2006).

Il maggior reddito netto disponibile, si tradurrebbe, quindi, conclude l'Eurispes, in un incremento della spesa per consumi di beni e servizi stimabile in circa 2,4 miliardi di euro, con un duplice effetto: «dal punto di vista del bilancio familiare, le maggiori disponibilità finanziarie consentirebbero di ridurre il ricorso al credito al consumo per l'acquisto di beni e servizi, mentre dal punto di vista fiscale, aumenterebbe il gettito derivante dall'imposizione indiretta che colpisce i consumi».

 


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