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Fisco

Iva per cassa, una rivoluzione fiscale


Posticipato alla riscossione il pagamento dell’Iva


FTAOnline News, Milano 25 Mag 2009 - 10:37

Cambiano le vesti dell’Iva, il cui pagamento verrà d’ora in poi posticipato alla riscossione della fattura per cassa. Questa la principale novità contenuta nel decreto legge anti-crisi appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L'introduzione della possibilità per le aziende di pagare l'imposta nel momento in cui si incassa il corrispettivo varrà però solo in alcuni casi. Le nuove disposizioni infatti non si applicano alle operazioni effettuate dai soggetti che si avvalgono di regimi speciali di applicazione dell'imposta, nonché a quelle fatte nei confronti di cessionari o committenti che assolvono l'imposta mediante l'applicazione dell'inversione contabile (reverse charge).

Il provvedimento varrà nello specifico per i titolari di partita Iva con un giro d’affari fino a 200 mila euro.

Gli interessati

A poter usufruire del nuovo regime saranno solo quanti nell’anno precedente abbiano avuto un volume d’affari fino a 200 mila euro (o presume di realizzarlo nel corso del 2009, in caso di inizio di attività). Questa soglia va tenuta d’occhio anche nel corso del 2009: chi supera i 200 mila euro in corso d’anno, infatti, decade da questo regime e, per le operazioni successive allo “sforamento”, dovrà applicare l’Iva secondo le regole ordinarie. Inoltre, deve trattarsi di operazioni effettuate nei confronti di soggetti che esercitano attività di impresa, arte o professione. Sono, quindi, escluse le operazioni effettuate nei confronti dei privati consumatori.

Come funziona

In generale, quando un soggetto emette fattura per una vendita di beni o una prestazione di servizi, diventa debitore nei confronti dell’Erario per l’Iva esposta nel documento emesso. Quindi, anche se la fattura non viene incassata, l’Iva è comunque dovuta all’Erario. Con il regime dell’Iva per cassa, invece, il debito d’imposta nei confronti dell’Erario sorge al momento dell’incasso del relativo corrispettivo o, in ogni caso, dopo un anno dall’operazione. Allo scadere di questo termine, quindi, l’Iva è comunque dovuta, a prescindere dall’incasso. Per esempio, per una vendita effettuata il 29 aprile 2009, l’Iva sarà dovuta quando l’acquirente pagherà la fornitura, ma al più tardi il 29 aprile 2010.

Conseguenze per l’acquirente

Il differimento dell’Iva si ripercuote anche sull’acquirente che riceve la fattura con “Iva differita”. Infatti, poiché la possibilità di detrarre l’Iva relativa ai beni e servizi acquistati sorge nel momento in cui l’imposta diviene esigibile, fino a quando non avverrà il pagamento del corrispettivo, chi riceve la fattura non potrà detrarre la relativa Iva. Queste regole avranno conseguenze particolari e onerose sia per chi emette la fattura sia per chi la riceve, dovendo entrambi fare molta attenzione alla data dell’incasso/pagamento (anche se parziale).

La scelta in fattura

Questo nuovo meccanismo è facoltativo: il contribuente, quindi, è libero di scegliere per ciascuna operazione se intende o meno sfruttare il differimento dell’Iva. Se adotta l’Iva “per cassa” dovrà indicarlo in fattura (“Operazione con Iva ad esigibilità differita – art.7, D.L. 185/08”), altrimenti si applicano le regole Iva normali. Per saperne di più si può consultare il sito www.agenziaentrate.it in cui è presente anche il decreto di attuazione e la circolare delle Entrate n. 20/E del 30 aprile 2009.

 

 


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