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S&P: tassi più alti costano agli emittenti sovrani fino a 3.100 miliardi di dollari

News Image (Teleborsa) - Un aumento dei tassi d'interesse di 200 punti base rispetto alle stime di base farebbe crescere il fabbisogno finanziario degli Stati sovrani con rating S&P di 3.100 miliardi di dollari cumulati nel periodo 2026-2029. Con un rialzo più moderato, di 75 punti base, il conto aggiuntivo sarebbe di 1.100 miliardi. È la stima di S&P, contenuta in un'analisi di scenario sulla tenuta dei debiti sovrani in un regime di tassi più alti.

Nel solo 2026 lo scenario a +75 punti base richiederebbe circa 250 miliardi di dollari di finanziamenti in più, che salgono a 275 miliardi nel 2027. Con +200 punti base l'importo aggiuntivo arriva a 680 miliardi quest'anno e a 745 miliardi il prossimo. Per l'agenzia, tuttavia, la sfida resta gestibile per la maggior parte dei Paesi, perché in rapporto al PIL gli importi sono molto più contenuti.

A livello globale, il debito esposto a rifinanziamento a tassi più alti, sommato al nuovo fabbisogno, vale in media circa il 28% del debito totale nel 2026. La quota supera il 36% nei mercati emergenti e di frontiera, dove corrisponde a 9.500 miliardi di dollari.

Tra i dieci Paesi con l'aumento più alto del fabbisogno in valore assoluto nel 2026 c'è anche l'Italia, insieme a Stati Uniti, Cina, Giappone, Brasile, Regno Unito, Francia, India, Messico e Germania. Per le grandi economie avanzate, osserva S&P, la struttura del debito ampia e diversificata fa da cuscinetto, ma la dimensione degli stock fa sì che anche variazioni moderate dei tassi pesino sul rapporto debito/PIL. Nello scenario a +200 punti base, il debito medio dei Paesi del G7 salirebbe di 7,9 punti percentuali di PIL entro il 2029 rispetto allo scenario di base.

Il G7 può contare su scadenze medie del debito tra 7 e 15 anni, che rallentano la trasmissione dei rialzi. La transizione però è già in corso: secondo S&P il peso degli interessi sulle entrate salirà nel 2026 al 9,2% nel Regno Unito (dal 5,7% del 2019), a quasi il 12% negli Stati Uniti (dal 9,2%) e oltre il 5% in Francia (da circa il 3%).

I Paesi più vulnerabili restano i mercati di frontiera, dove un rialzo di soli 75 punti base basterebbe a invertire il percorso di riduzione del debito e a portare la spesa per interessi vicino al 15% delle entrate. Il rapporto tra interessi ed entrate risulterebbe più sensibile in Paesi come Bahrein, Pakistan, Egitto, Uganda e Senegal. Secondo S&P, le maggiori pressioni sui rating emergeranno dove si sommano vincoli di bilancio, dipendenza dalle importazioni di energia e fragilità della sicurezza alimentare.

(Teleborsa) 15-10-2026 12:07


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