PEX, dietrofront del governo sulle novità che pesano sulle holding che investono in PMI quotate
(Teleborsa) - Dietrofront del governo italiano sull'aumento della tassazione sui dividendi incassati da società partecipate. "Su dividendi e partecipazioni vogliamo tornare al passato con il regime fiscale agevolato applicato fino al 31 dicembre 2025", lo ha detto il Vice Ministro dell'Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, al Sole 24 Ore.Addio, quindi, ai nuovi limiti introdotti dall'ultima legge di bilancio e comunque già fortemente ridimensionati rispetto alla versione iniziale della manovra trasmessa in Parlamento.
La partecipation exemption (PEX) è uno strumento che evita la doppia tassazione degli utili già colpiti dall'imposta societaria al momento della distribuzione e, secondo gli operatori, l'introduzione di una soglia di partecipazione minima ha sempre significato rendere meno conveniente detenere partecipazioni in società italiane. Ora si tornerebbe quindi alla PEX applicata ai provenienti da partecipazioni iscritte nelle immobilizzazioni finanziarie per almeno 12 mesi, senza soglie.
"Uno sforzo di semplificazione possibile grazie al reperimento di coperture finanziarie a cui hanno lavorato nelle ultime ore gli uffici del MEF", ha detto Leo, ammettendo come "in questi primi tre mesi di applicazione sono emerse criticità. Da qui l'intenzione, d'accordo con il ministro Giorgetti, di semplificare al massimo la vita degli operatori e quindi non ingessare gli investimenti interni ed esteri".
Il tentativo delineato dal Vice Ministro è quello di inserire nel decreto fiscale atteso in Consiglio dei Ministri entro questa settimana la cancellazione della doppia soglia del 5% o di 500 mila euro di valore da verificare per beneficiare della tassazione agevolata all'1,2% con la PEX. L'effetto sarà retroattivo dal 1° gennaio 2026, anche perché finora non c'è stato un impatto immediato sulla tassazione delle operazioni.
"È un passaggio importante, che accogliamo con soddisfazione - commenta Simone Strocchi, fondatore e presidente di Electa Ventures e IPO Club - Arriva dopo un lavoro che abbiamo portato avanti con determinazione, con le soglie diminuite già riprese in legge finanziaria, anche grazie al supporto mediatico che ha contribuito a far emergere un tema inizialmente sottovalutato".
Le criticità, secondo l'esperto, riguardavano sia le soglie introdotte sia gli effetti operativi della norma. "Le soglie (500 mila euro o 5%) stavano rendendo più complesso l'investimento paziente delle holding nelle PMI quotate, già disertate da fondi UCITS ed ETF per ragioni di liquidità a dispetto dei fondamentali spesso ottimi. E si era generata un'incertezza sulla compatibilità con la prospettiva di vendite progressive, essenziali per costruire strategie di investimento sui listini. Questo stava già producendo un effetto concreto: il blocco delle decisioni e del mercato e l'inarrestabile flusso di delisting di PMI eccellenti".
Il punto, ribadisce Strocchi, non è tecnico ma sistemico: "Non è una questione di interessi parte. È un tema che riguarda il Paese: senza raccordo tra capitali italiani e imprese italiane non c'è crescita, non c'è sviluppo industriale, non c'è prospettiva di lavoro".
(Teleborsa) 26-03-2026 08:13