Petrolio vola a 115 dollari in vista della scadenza della tregua
(Teleborsa) - Continua a correre il prezzo del petrolio, in vista della scadenza della tregua fissata per oggi dal Presidente Trump e della risposta di Teheran, che non ha accolto le condizioni imposte dagli Stati Uniti per il cessate il fuoco. L'ipotesi di tregua per 45 giorni è scoppiata come una bolla di sapone, lasciando i mercati esposti alla ripresa delle ostilità, mentre il leader statunitense minaccia di radere al suolo le infrastrutture in Iran. A peggiorare le cose, la constatazione che, se anche il conflitto dovesse terminare a breve, i danni ormai inflitti alle infrastrutture energetiche iraniane ed agli altri Paesi del Golfo avranno effetti di medio-lungo periodo sull'offerta di greggio. Una situazione avallata anche dall'Opec+, intervenuto con un aumento produttivo nel weekend di Pasqua.Il greggio vola a 115 dollari
Il petrolio è rimbalzato sui massimi di Pasquetta, con il future di giugno sul Brent che scambia a 111,11 dollari al barile, in rialzo dell'1,2% rispetto alla chiusura di ieri, mentre il contratto sul WTI americano in consegna maggio ha toccato un nuovo picco di 116,55 dollari, per poi attestarsi a 115,18 USD/Barile (+2,5%). A questi prezzi, il Brent è balzato nell'ultimo mese di circa il 20% ed il WTI del 26%, mentre il rialzo da inizio anno si spinge all'82% per la qualità del Mare del Nord, mentre il greggio nordamericano ha pressoché raddoppiato il suo valore.
Da segnalare che la qualità nordamericana, che solitamente incorpora meno le tensioni in Medioriente per il suo carattere prevalentemente locale, sta scontando da qualche tempo un premio scarsità, soprattutto il contratto più vicino in scadenza maggio, per effetto della chiusura dello Stretto di Hormuz che riduce il petrolio trasportato via mare ampliando la domanda per il WTI.
Ignorata la mossa dell'Opec+
L'Opec+ si è riunito in videoconferenza il giorno di Pasqua ed ha ribadito la disponibilità a mantenere il mercato ben rifornito, esprimendo preoccupazione per i danni che il conflitto sta provocando al settore petrolifero. "Nel loro impegno collettivo a sostegno della stabilità del mercato petrolifero, gli otto paesi partecipanti hanno deciso di attuare un aumento della produzione di 206 mila barili al giorno, a fronte degli 1,65 milioni di barili di aggiustamenti volontari aggiuntivi annunciati nell'aprile 2023. Tale adeguamento sarà attuato da maggio 2026", ha annunciato l'Opec+, formato da otto Paesi (Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman).
"I paesi aderenti continueranno a monitorare e valutare attentamente le condizioni di mercato e, nel loro costante impegno a sostegno della stabilità del mercato, hanno ribadito l'importanza di adottare un approccio prudente e di mantenere la massima flessibilità", ha ribadito l'Opec+.
Il meeting ministeriale, sempre in videoconferenza ha inoltre espresso "preoccupazione per gli attacchi alle infrastrutture energetiche, rilevando che il ripristino a pieno regime degli impianti energetici danneggiati è costoso e richiederà molto tempo, con conseguenti ripercussioni sulla disponibilità complessiva dell'approvvigionamento".
Prezzi alla pompa al top nonostante taglio accise
E, nonostante il governo abbia rinnovato il taglio delle accise di 25 centesimi sino al 1° maggio, durante la seduta del CdM del Venerdì Santo, i prezzi alla pompa restano su livelli elevatissimi, a causa della nuova fiammata del greggio. L'ultimo aggiornamento di Pasquetta dell'Osservatorio prezzi del Mimit segnala che il prezzo medio della benzina verde in modalità ‘self service' lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,781 euro/litro e quello del diesel di 2,140 euro/l. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,816 euro/l per la benzina e 2,157 euro/l per il gasolio.
Il nodo del transito da Hormuz
Frattanto, nello Street di Hormuz il transito si conferma ai minimi storici, con passaggi a singhiozzo di navi "amiche", in primi le navi cinesi, e pagamenti di super pedaggi per le navi di Paesi "neutrali", mentre il traffico resta interdetto alle petroliere battenti bandiera ostile. Per i neutrali si parla di transiti con pagamento di super pedaggi sino a 2 milioni di dollari. Il presidente americano Donald Trump continua ad insistere affinché la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz sia parte integrante di qualsiasi accordo per porre fine alla guerra in Medio Oriente e minaccia la distruzione delle infrastrutture chiave iraniane, tra cui centrali elettriche e ponti, se non si raggiungerà un accordo entro la scadenza di oggi.
(Teleborsa) 07-04-2026 08:54