Petrolio in ribasso: Trump più propenso all'attesa
(Teleborsa) - Torna a scendere il prezzo del petrolio in scia ad una de-escalationvorrebbe dare più tempo alla diplomazia con l'Iran prima di un'eventuale ripresa degli attacchi n Medioriente, in scia alle ultime parole di Trump che ha preso tempo su un eventuale nuovo attacco all'Iran e grazie alla mediazione di diversi Paesi del Golfo Persico per evitare che un nuovo attacco all'Iran possa sfociare in un allargamento del conflitto.Le quotazioni del Brent tornano a 110 dollari
Il future di gennaio sul Brent segna un calo del 3% a 110,04 dollari al barile, rispetto ad un massimo di 112,10 USD/b, mentre il contratto di Dicembre sul WTI segna un calo più ampio del 3,5% a 100,55 dollari al barile. Su questi livelli, il greggio nordeuropeo mostra un calo del 4,78% su base settimanale, ma conferma un rialzo dell'81% da inizio anno. Stessa postura per il petrolio americano che perde circa l'1% sulla settimana, ma mostra un incremento del 75% da inizio anno.
Israele senza un maggioranza
L'ipotesi di un attacco imminente di USA ed Israele all'Iran ha perso quota, sia per le affermazioni prudenti di Trump, sia per le complicate vincente politiche in Israele, dove le elezioni hanno dato un risultato che non fa emergere una maggioranza per formare il governo, mentre prende quota l'ipotesi di un'unione di Eisenkot e dei partiti arabi per scalzare la leadership di Netanyahu. E proprio in vista di uno scenario di incertezza politica, il leader israeliano nelle ultime ore starebbe facendo pressioni sul Presidente Trump per accelerare un attacco in Iran immediatamente dopo le midterm che si tengono il 3 novembre.
Trump sceglie la via della prudenza
Tuttavia, Trump avrebbe scelto la via della prudenza, dopo che la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato al suo esercito di prepararsi a nuovi attacchi e minacciato una dura risposta che sfocerebbe in un allargamento del conflitto in Medioriente. Secondo quanto riferito da Axios, Trump avrebbe comunicato a Netanyahu la sua preferenza per una soluzione diplomatica durante una telefonata. Una conferma di questa impostazione più cauta è arrivata nel weekend dal Segretario di Stato Marco Rubio, il quale ha confermato che il Presidente non ha ancora preso alcuna decisione su nuovi attacchi e preferirebbe una soluzione diplomatica.
Nel Golfo accelerano i tentativi di mediazione
Frattanto, gli stati arabi del Golfo, nel timore di un allargamento del conflitto, hanno accelerato i loro tentativi di mediazione scongiurare un altro attacco israelo-americano subito dopo le midterm, ipotesi che Trump non ha comunque escluso. Alti funzionari dell'Arabia Saudita, della Turchia e del Pakistan, insieme ai mediatori del Qatar hanno dunque intensificato i colloqui con l'Iran per favorire una mediazione.
L'Opec+ mantiene le quote invariate
Nel weekend si è riunito anche l'Opec+, che ha annunciato quote di produzione invariate a dicembre, dopo aver completamente azzerato i precedenti tagli volontari con l'aumento deciso lo scorso mese di settembre. Una decisione perlopiù simbolica, dal momento che la produzione nel Golfo è condizionata dalla guerra in Iran che ha bloccato l'export e danneggiato diverse infrastrutture. I sette paesi OPEC+ che avevano già annunciato aggiustamenti volontari nel 2023 - Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman - si sono riuniti in video collegamento domenica 1° novembre 2026 ed hanno deciso di mantenere i livelli di produzione r anche per dicembre 2026. I sette paesi OPEC+ continueranno a tenere riunioni mensili per esaminare le condizioni di mercato, la prossima si terrà il 29 novembre 2026.
(Teleborsa) 02-11-2026 09:47