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Oro sotto i 5.000 dollari: focus su Fed e rischio inflazione da guerra in Medio Oriente

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Le quotazioni dell'oro sono scivolate sotto la soglia psicologica dei 5.000 dollari l'oncia. Il mercato riflette una crescente incertezza sui tassi di interesse e sull'inflazione, proprio mentre gli investitori attendono le conclusioni del meeting della Federal Reserve previsto per oggi.

L'oro spot registra un calo di circa il 2%, attestandosi intorno ai 4.900 dollari. Anche gli altri metalli preziosi hanno mostrato segni di debolezza: l'argento è sceso dello 0,3% a 79,0345 dollari/oz, mentre il platino ha perso lo 0,6%, toccando i 2.116,40 dollari/oz. Sebbene l'oro mantenga ancora parte dei guadagni annuali, si trova in una fase di correzione rispetto al record di quasi 5.600 dollari/oz toccato a fine gennaio.

Ciò che è stato osservato negli ultimi giorni è che nonostante l'intensificarsi del conflitto tra Stati Uniti-Israele e Iran, l'oro ha faticato a beneficiare dello status di bene rifugio. Le ostilità, segnate dai recenti attacchi all'hub petrolifero dell'isola di Kharg e dall'uccisione del capo della sicurezza iraniano Ali Larijani, hanno mantenuto i prezzi del petrolio sopra i 100 dollari al barile. I mercati temono che lo shock energetico, aggravato dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz, alimenti un'inflazione persistente. Questo scenario potrebbe spingere le banche centrali verso posizioni più rigide, come già dimostrato dalla Reserve Bank of Australia, che ha alzato i tassi martedì. Per l'oro, la prospettiva di tassi "più alti per più tempo" rappresenta un ostacolo, poiché aumenta il costo opportunità di investire in asset che non rendono interessi.

La Federal Reserve dovrebbe mantenere i tassi invariati oggi, ma l'attenzione è rivolta alle proiezioni future e all'eventuale impatto del conflitto sulle scelte di politica monetaria. Nei prossimi giorni si riuniranno anche la Banca Centrale Europea, la Banca del Giappone, la Banca d'Inghilterra e la Banca Nazionale Svizzera. Attualmente, secondo il CME Fedwatch, i mercati hanno rimosso le aspettative di tagli ai tassi almeno fino a settembre.

Nonostante la pressione a breve termine dovuta al dollaro forte, UBS mantiene una visione ottimistica, prevedendo una possibile risalita dell'oro verso i 5.900-6.200 dollari/oz entro l'anno. In un report la banca d'investimento ha ricordato che il metallo giallo rimane un baluardo contro i rischi monetari, la svalutazione valutaria e il rallentamento economico derivante dai conflitti, sottolineando che la domanda strutturale resta solida grazie agli acquisti delle banche centrali, agli investimenti degli hedge fund e alla crescita della domanda asiatica di gioielli.



(Teleborsa) 18-03-2026 13:32


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