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Oro, rimbalzo tecnico a 4.533 dollari dopo il peggior mese in vent'anni

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L'oro apre la settimana in rialzo con lo spot gold che guadagna lo 0,9% a 4.533 dollari l'oncia e i futures che avanzano dello 0,8% a 4.562 dollari. Il rimbalzo arriva dopo un mese da dimenticare: il metallo prezioso ha perso oltre il 14% nelle ultime quattro settimane, il calo mensile più pronunciato in quasi vent'anni, con i prezzi che la scorsa settimana erano scesi fino a 4.000 dollari prima di risalire verso quota 4.500. Salgono anche argento (+1,4% a 70,76 dollari) e platino (+2,7% a 1.917 dollari).

Gli analisti di OCBC avvertono che il rimbalzo appare per ora di natura tecnica, con l'indice di forza relativa che si allontana dalla zona di ipervenduto. Le resistenze chiave sono a 4.624, 4.670 e 4.850 dollari: "Una ripresa più duratura richiederebbe probabilmente che i prezzi recuperino e si mantengano al di sopra di questi livelli. In caso contrario, l'oro potrebbe continuare a muoversi su una traiettoria più debole." I prezzi dell'energia elevati rischiano inoltre di innescare pressioni inflazionistiche, spingendo al rialzo i rendimenti dei Treasury e rendendo il contesto più difficile per un asset che non offre cedola.

Le aspettative di tagli dei tassi quest'anno si sono praticamente dissolte, mentre cresce la scommessa su possibili rialzi. Sullo sfondo rimane la guerra in Medio Oriente, con il gruppo Houthi che nel fine settimana ha attaccato Israele aprendo potenzialmente un nuovo fronte nel conflitto.

Il paradosso della fase attuale — quotazioni in calo nonostante l'escalation geopolitica — è al centro di un'analisi di DWS che riesamina la funzione dell'oro come bene rifugio. I dati mostrano che tra il 1975 e il 2016 l'oro tendeva ad apprezzarsi nelle giornate di forte ribasso azionario, con una correlazione negativa rispetto all'S&P 500 pari a -0,13. Dal 2016 in poi invece emerge un pattern diverso: l'oro si muove nella stessa direzione delle azioni proprio nelle fasi di stress più acuto. La spiegazione risiede nella crescente presenza di investitori passivi e con budget di rischio rigidi, che in caso di margin call vendono dove trovano liquidità e plusvalenze, e l'oro, dopo il rialzo del 25% nei primi due mesi dell'anno, era esattamente in questa condizione. DWS conclude che "il metallo prezioso continua a rappresentare un valido strumento di diversificazione, ma le sue caratteristiche di bene rifugio risultano variabili nel tempo e dipendenti dal contesto."

Il contesto attuale mette in discussione anche le regole più consolidate della costruzione di portafoglio. Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, siamo di fronte al quarto grande shock dal lato dell'offerta – dopo Covid, Ucraina e dazi – e contro questo tipo di inflazione la politica monetaria è uno strumento imperfetto. "Non abbassa il prezzo del petrolio, non riapre le rotte nello Stretto di Hormuz, non riduce i costi energetici." Il risultato è che il classico portafoglio 60% azioni e 40% obbligazioni ha smesso di funzionare: i bond non proteggono più dall'inflazione e dall'aumento dei rendimenti reali, e il rischio rimane concentrato per l'86% sull'equity.

L'alternativa che Debach propone è un'allocazione 60% azioni globali, 20% oro e 20% energia. Nello stesso periodo storico, questo portafoglio avrebbe generato un rendimento annualizzato del 13,81% – quasi il doppio del 60/40 e vicino al 14,81% dell'S&P 500 puro. "Non è più una versione prudente dell'equity – scrive Debach –. L'oro e l'energia non fungono più da satellite tattico, ma diventano la nuova obbligazione del portafoglio: un hedge contro l'inflazione strutturale e gli shock geopolitici legati all'energia".



(Teleborsa) 30-03-2026 13:22


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