Notizie Teleborsa

Medio Oriente, l'Iran minaccia le infrastrutture del Golfo: petrolio sopra i 109 dollari

News Image (Teleborsa) -

Nuovo balzo in avanti dei mercati energerici a causa dell'escalation del conflitto in Medio Oriente: il prezzo del petrolio ha sfondato quota 109 dollari al barile, viaggiando su un aumento giornaliero superiore al 5%. L'ultima fiammata è stata innescata dalle pesanti minacce lanciate da Teheran tramite la televisione di Stato. L'Iran ha dichiarato che attaccherà le infrastrutture petrolifere e del gas in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, come ritorsione per l'offensiva israeliana che ha colpito il giacimento "super giant" di South Pars e le raffinerie di Asaluyeh nel sud del paese.

La tensione non risparmia il comparto americano, con il Wti salito sopra ai 98 dollari (+2,7% circa), né quello del gas naturale: sul mercato Ttf, i futures a un mese sono scambiati intorno ai 55 euro al Mwh (+6,5%). In mattinata un tentativo per contenere almeno parzialmente la corsa dei prezzi era stato fatto con l'accordo strategico tra l'Iraq e le autorità curde per l'esportazione di 250.000 barili al giorno verso il porto turco di Ceyhan. Una mossa che permette di trasportare il greggio tramite un oleodotto che aggira lo Stretto di Hormuz e che aveva permesso di stabilizzare temporaneamente i future del Brent intorno ai 103 dollari prima dell'ultimo strappo rialzista dettato dalle news iraniane.

In una nota gli analisti di Citi hanno avvertito che il Brent potrebbe toccare i 110-120 dollari nei prossimi giorni a causa delle interruzioni dell'offerta, stimate tra 11 e 16 milioni di barili al giorno nello scenario base (al quale viene assegnata una probabilità del 50%). Secondo la banca, il mercato continuerà a salire fino a forzare un intervento politico o strategico, come il rilascio aggressivo di scorte da parte dell'IEA/OCSE o una reazione militare degli Stati Uniti per riaprire con la forza le rotte marittime. Nel peggiore dei casi, con una probabilità del 30%, il Brent potrebbe raggiungere i 150-200 dollari qualora lo Stretto di Hormuz rimanesse chiuso fino a giugno.

Nel frattempo, gli investitori stanno riversando capitali nel settore energetico ai ritmi più veloci degli ultimi 12 anni. I dati LSEG Lipper mostrano afflussi per 2,1 miliardi di dollari questo mese, con la capitalizzazione delle prime 25 compagnie petrolifere mondiali cresciuta del 20% dall'inizio dell'anno, raggiungendo i 5.300 miliardi di dollari. L'indice MSCI World Energy ha guadagnato circa il 29,5% nello stesso periodo, sovraperformando nettamente il mercato azionario globale complessivo.

I dati sui flussi evidenziano una netta inversione rispetto ai deflussi dello scorso anno, sostenuta da valutazioni attraenti e da una domanda di petrolio che resta elevata nonostante l'inflazione persistente.



(Teleborsa) 18-03-2026 15:33


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.