L'Opec tiene ancora ferma la produzione. Petrolio sopra 100 dollari
(Teleborsa) - La produzione Opec resta invariata a novembre. Lo ha deciso il 68simo meeting del Cominato ministeriale congiunto di monitoraggio (JMMC), composto da Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Nigeria, Algeria e Venezuela, riunitosi in videoconferenza. Stessa decisione è stata assunta, separatamente dal Gruppo di sette Paesi che hanno adarito al taglio volontario dell'Output nel 2023 (Saudi Arabia, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakhstan, Algeria, ed Oman ed esclusi gli Emirati Arabi che sono in seguito usciti dal gruppo). I Paesi dell'Opec hanno dovuto prendere atto della situazione complessa del mercato petrolifero, confermando le quote produttive per il secondo mese consecutivo. Quote che, peraltro, i produttori di greggio non riescono già a soddisfare a causa del conflitto in Medioriente e dei danneggiamenti alle infrastrutture petrolifere. Su un totale di 31 milioni di barili di greggio di produzione pianificata, infatti, i sette produttori dell'Opec+ ne hanno prodotti al massimo 25 milioni ad agosto, circa 5 milioni in meno rispetto al periodo pre-conflitto (febbraio 2026). Nel frattempo, le quote sono state ripetutamente confermate negli ultimi mesi dopo la serie di piccoli aumenti effettuata sino all'estate e nessuna revisione è stata ancora effettuata per il 2027.
La prossima riunione si terrà il 1 novembre 2026 per il Gruppo ristretto dell'Opec+ ed il 29 novembre per il 69esimo meeting del Comitato ministeriale.
Confermato sostegno a stabilità mercato
I membri del cartello - sottolinea lo statement - hanno esaminato le attuali condizioni di mercato e sottolineato il ruolo essenziale della Cooperazione a sostegno della stabilità dei mercati energetici globali. In tale contesto, è stata ribadita l'importanza cruciale della salvaguardia delle rotte marittime internazionali per garantire un flusso ininterrotto di energia.
A causa del conflitto in Iran, il traffico è stato profondamente compromesso e le esportazioni del Golfo, a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, si muovono in un range fra il 60% e l'80 per cento dei volumi pre-conflitto.
Il Comitato di monitoraggio dell'Opec ha anche espresso preoccupazione per gli attacchi alle infrastrutture energetiche, rilevando che il ripristino a pieno regime degli impianti danneggiati è costoso e richiede molto tempo, con conseguenti ripercussioni sulla disponibilità complessiva dell'approvvigionamento.
Di conseguenza, il Comitato ha sottolineato che qualsiasi azione che comprometta la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, sia attraverso attacchi alle infrastrutture che tramite l'interruzione delle rotte marittime internazionali, aumenta la volatilità del mercato e indebolisce gli sforzi a sostegno della stabilità.
Quote produttive luglio e agosto dichiarate conformi
Durante il meeting sono stati esaminati i dati sulla produzione di greggio dei mesi di luglio e agosto 2026, rilevando la conformità dei partecipanti alle linee guida della cooperazione. Il Comitato di monitoraggio ha poi ribadito che continuerà a sorvegliare il rispetto degli accordi di produzione decisi dall'Assemblea generale il 5 dicembre 2024.
Petrolio resta sopra i 100 dollari
Il petrolio riapre la settimana al di sopra die 100 dollari al barile, con il future sul Brent per consegna dicembre che scambia a 101,32 dollari al barile, su un massimi di 103,39 Usd/b, mentre è più basso il prezzo del WTI con il primo contratto in consegna a novembre che tratta a 89,67 usd/b.
Restano in tensione anche i prezzi del diesel, che scambia a New York in rialzo dello 0,67% a 4,5314 dollari al gallone, nonostante la decisione del G7 di venerdì scorso di rilasciare 100 milioni di barili dalle scorte strategiche, dopo la minaccia di un blocco dell'export USA.
(Teleborsa) 05-10-2026 08:40