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Giulio Centemero: avere 1000 imprese quotate è un obiettivo di politica industriale

News Image (Teleborsa) - "L'obiettivo di avere 1000 società quotate non è un target burocratico o semplicemente numerico-statistico, ma un obiettivo di politica industriale, perchè dietro le imprese quotate ci sono imprese più grandi, maggior capitali con investimenti, maggiori capacità di internazionalizzazione". Lo ha detto Giulio Centemero, capogruppo della Lega in Commissione Finanze, alla Conferenza Euronext Italia 2026 a Montecitorio, in cui è stata presentata la ricerca "L'Italia delle 1000 quotate".

"La proposta di avere 1000 quotate si incontra con il dibattito sulla Savings and Investments Union (SIU), perché in Italia abbiamo circa 6.500 miliardi di euro di ricchezza finanziaria lorda delle famiglie, eppure soltanto una parte di questa dotazione arriva direttamente alle imprese e alle infrastrutture - ha spiegato - La questione quindi non può essere semplicemente trattenere il risparmio italiano perché il risparmio appartiene ai risparmiatori. La questione è costruire in Italia condizioni, strumenti e opportunità sufficientemente competitivi affinché il risparmio possa scegliere il nostro paese e possa sostenere la propria produttività".

"Il nuovo studio ci dice una cosa molto importante, non si tratta di portare in Borsa 600 piccolissime impresa e soltanto per raggiungere un numero - ha sottolineato Centemero - Nello studio, 313 sarebbero grandi o molto grandi e rappresenterebbero poco più della metà del nuove società a circa l'88% della nuova capitalizzazione. Questo dato ci porta al cuore di uno dei problemi strutturali italiani: dobbiamo capire come consentire alle piccole e medie imprese di diventare medie e grandi, e alle grandi di raccogliere capitali necessari per competere sui mercati internazionali. Per questo domanda e offerta devono crescere insieme, con il coinvolgimento di investitori istituzionali, dei fondi pensione, delle casse e delle assicurazioni".

"Non esiste una singola misura capace di creare un mercato dei capitali, serve una filiera - ha evidenziato - E questa filiera deve accompagnare lungo tutto il proprio percorso crescita, dalla quotazione fino all'accesso ai grandi investitori internazionali. Anche il FNSI può essere dentro questo logica non soltanto come fonte di capitale, ma soprattutto come possibile catalizzatore di investitori specializzati nelle PMI quotate e nella creazione di una classe di investitori specializzati".

"La storia dei mercati di capitali italiani non è già scritta - ha detto il membro della Commissione Finanze - I numeri che presentiamo oggi non sono una previsione e neppure una promessa. Sono uno scenario che ci permette di capire la dimensione della sfida, trasformare una parte maggiore della ricchezza finanziaria italiana in capitale produttivo e fare di Piazza Affari uno dei nodi nei quali il risparmio, il capitale e l'impresa possono incontrarsi, perché il punto è costruire un paese nel quale 1000 imprese abbiano una ragione per voler essere quotate e milioni di risparmiatori abbiano una ragione per voler per partecipare alla loro crescita".

(Teleborsa) 22-09-2026 10:32


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