Freni (MEF): stupito di sentir parlare di fallimento del FNSI, via a consultazione su correttivi TUF
(Teleborsa) - "Molti pensano che riformare il mercato dei capitali sia come correre i 100 metri e non hanno capito che in realtà questa è una maratona. Mi è capitato, non con fastidio ma con stupore, di leggere che è fallito il progetto del Fondo Nazionale Strategico Indiretto (FNSI). Qualcuno pensa che portare le imprese in Borsa sia qualcosa che si fa con uno schiocco di dita? Quello che c'è oggi magari non è l'ottimo, ma è certamente molto più di quello che c'era cinque anni fa". Lo ha detto Federico Freni, Sottosegretario di Stato presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), alla Conferenza Euronext Italia 2026 a Montecitorio, in cui è stata presentata la ricerca "L'Italia delle 1000 quotate"."Sull'FNSI abbiamo raccolto in meno di un anno 560 milioni di euro, con un target di raccolta che era a 750 milioni di euro e che contiamo di raggiungere entro il 2027 - ha spiegato - Quindi non mi sembra che stia andando malissimo. Abbiamo 5 fondi che sono pienamente operativi, il sesto è in attesa di autorizzazione e altri due sono in fase di raccolta. Non mi pare un fallimento, perché l'obiettivo non era da raccogliere 4 miliardi in una settimana, ma innanzitutto a cominciare a far cambiare il mood culturale".
"Le casse sono state un contributore essenziale in quei 560 milioni - ha sottolineato Freni - Lo stupore c'è quando vedo che nessuna delle dieci principali fondazioni bancarie ha inteso partecipare, c'è meno stupore - perché purtroppo non hanno mai mostrato una grande affezione per il sistema paese - quando vedo che i fondi pensione sono completamente assenti. Il sistema bancario ha risposto, perché abbiamo comunque tre grandissime banche del paese che hanno partecipato in modo importante a questo progetto, speriamo che altre vogliano partecipare".
Guardando avanti, il Sottosegretario al MEF ha fatto riferimento a due strumenti che "dobbiamo impegnarci a coltivare". "Uno è uno strumento che manca da troppo tempo in Italia, per assenza di coraggio o di voglia, cioè la fondazione per la ricerca sulle PMI. Io la chiamo fondazione, ma possiamo dargli la veste giuridica che volete, ovviamente dico fondazione perché deve essere chiaro che non c'è alcun interesse a portare proprio alcuni in Borsa. Per questo uso il modello della fondazione, ma sono assolutamente aperto rispetto al modello. Deve però nascere dal concorso fondativo di tutti coloro i quali sono interessati alla crescita e alla liquidità del mercato. È qualcosa che in questo paese si può fare con pochissimi soldi, ma è qualcosa che difficilmente la politica può fare da sola e che richiede necessariamente il concorso del sistema finanziario. Perché la fondazione non deve sovrapporsi ma integrandosi con i soggetti che fanno questo di mestiere e non deve avere alcuna pretesa di sviluppare strumenti che possano diventare concorrenziali rispetto a quelli esistenti sul mercato".
Il secondo strumento è "l'introduzione in Italia dei SIA, con caveat quantitativi e una fiscalità interessante rispetto alla fiscalità ordinaria. Interessante perché in tempi di legge di bilancio non ci si può sbilanciare. Dovranno essere strumenti per smobilizzare il risparmio della signora Maria e non i milioni che il grande fondo utilizza o che le reti possono spostare. Sono questi soldi che dobbiamo andare a cercare e non li possiamo cercare con gli strumenti che abbiamo oggi".
"Ci sono esperienze internazionali, quale quella svedese, che dimostrano quanto strumenti simili funzionino più di altri sulla mobilizzazione del piccolo risparmio - ha spiegato - E in un paese come il nostro, che ha una struttura di risparmio come la nostra, sono questi strumenti che dobbiamo andare a cercare. Non istituiremo strumenti perché qualcuno possa spostare i fondi dal proprio conto a questi per avere una fiscalità di vantaggio, ma perché ci finiscano quei soldi fermi sui conti".
Freni ha terminato il suo intervento annunciando che "nei prossimi giorni il Ministero dell'Economia lancerà una consultazione sulle misure ulteriori e correttive che è necessario implementare per la riforma del TUF in un'ottica unitaria". "Tutti potranno partecipare con contributi scritti per fornire indicazioni e segnalazioni su ciò che si ritiene opportuno o meno inserire all'interno dei decreti correttivi - ha poi specificato parlando a margine del convegno - Noi dobbiamo consentire a tutto il mercato, nella formula più ampia, di poter dire la sua rispetto ai temi dei correttivi. Visto che abbiamo i correttivi aperti è giusto che il mercato ci dica cose ritiene opportuno e poi decideremo tutti insieme come sempre. I correttivi scadono dopo la fine della legislatura, quindi sarebbe irrresponsabile lavorare soltanto a scadenza".
(Teleborsa) 22-09-2026 12:38