Fed, Powell: troppo presto per conoscere effetto guerra, inflazione dovuta soprattutto a dazi
(Teleborsa) - Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha spiegato la decisione di mantenere i tassi stabili tra il 3,5% e il 3,75%, definendo l'attuale orientamento "appropriato per promuovere i progressi verso la massima occupazione e l'obiettivo del 2% di inflazione". Nonostante una crescita economica definita "solida", Powell ha ammesso che il quadro è reso fragile dalle tensioni internazionali. Powell ha avvertito che "le implicazioni degli sviluppi in Medio Oriente per l'economia statunitense sono incerte". "Nel breve termine, i prezzi più elevati dell'energia spingeranno verso l'alto l'inflazione totale, ma è troppo presto per conoscere la portata e la durata dei potenziali effetti sull'economia", ha sottolineato. Durante la conferenza stampa Powell ha aggiunto: "Nessuno lo sa. Gli effetti economici potrebbero essere più grandi o più piccoli, molto più piccoli o molto più grandi. Semplicemente non lo sappiamo".
L'inflazione rimane, secondo Powell, "piuttosto elevata rispetto al nostro obiettivo a lungo termine del 2%" ma citando i dati recenti, ha sottolineato che questi valori elevati "riflettono in gran parte l'inflazione nel settore dei beni, che è stata alimentata dagli effetti dei dazi", non solo dallo shock energetico.
Il presidente della Fed ha spiegato che la strategia della Fed per il 2026 ruoterà proprio attorno alla capacità dell'economia di assorbire gli effetti dei dazi. Powell ha sottolineato che la previsione di progresso sull'inflazione è condizionata: "Dovremmo iniziare a vedere, verso metà anno, il progresso sui dazi che attraversano il sistema e l'inflazione che scende. Se non vedremo quel progresso, non vedrete il taglio dei tassi." Per il Presidente, il monitoraggio della riduzione dell'inflazione dei beni è fondamentale per capire se la Fed stia effettivamente vincendo la sua battaglia.
In merito alle prossime mosse, il Presidente della Federal Reserve ha delineato un quadro di crescente prudenza all'interno del comitato di politica monetaria, segnalando che lo scenario dei tagli ai tassi è tutt'altro che garantito. "C'è stato un ammontare significativo di spostamenti verso un minor numero di tagli", ha rivelato Powell, spiegando che quattro o cinque membri sono passati dal prevedere due riduzioni a una sola per quest'anno.
Infine, per quanto riguarda il suo futuro, Jerome Powell ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di abbandonare il consiglio della banca centrale finché l'indagine penale che lo riguarda non sarà "completamente e realmente terminata con trasparenza e definitività". Il mandato di Powell come Presidente scadrà a maggio, ma il suo ruolo di Governatore della Fed si estende fino al gennaio 2028. In merito alla transizione, Powell ha chiarito i passaggi legali: "Se il mio successore non dovesse essere confermato entro la fine del mio mandato come Presidente, servirei come Presidente pro tempore fino alla sua conferma. Questo è ciò che prevede la legge ed è ciò che abbiamo fatto in diverse occasioni, anche nel mio caso."
Powell ha comunque aggiunto di non aver ancora preso una decisione definitiva sulla sua permanenza nel board una volta che l'indagine sarà conclusa.
(Teleborsa) 18-03-2026 20:20