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Elderson (BCE), accelerare la transizione verde per proteggere l'Europa dagli shock energetici

News Image (Teleborsa) - "La guerra in Medio Oriente e i rischi derivanti dalle crisi climatiche e ambientali hanno una causa comune: la continua dipendenza dalla combustione di combustibili fossili e, nel caso dell'Europa, in particolare dai combustibili fossili importati. Accelerare la transizione verso emissioni nette zero contribuisce a proteggere l'Europa da questi shock".

E' quanto ha affermato Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo e vicepresidente del Consiglio di vigilanza della BCE, in occasione del 7° Congresso mondiale degli economisti ambientali e delle risorse, spiegando che "il raggiungimento delle emissioni nette zero richiede una serie di politiche complementari, se si vuole che avvenga in modo ordinato e a costi relativamente contenuti".

"All'inizio di quest'anno, i combustibili fossili hanno nuovamente gettato un'ombra sulle prospettive economiche dell'Europa, a pochi anni di distanza dalla crisi causata dall'invasione russa dell'Ucraina. Sebbene la crisi energetica innescata dalla guerra in Medio Oriente sia stata finora meno grave, ha comunque fatto risalire i prezzi del petrolio, minacciato l'approvvigionamento di alcuni prodotti e generato un notevole grado di incertezza. La continua dipendenza dell'Europa dai combustibili fossili importati rende la regione particolarmente vulnerabile a tali eventi".

"Le ripercussioni economiche globali causate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz vanno ben oltre l'aumento dei prezzi dell'energia. Una quota considerevole della produzione mondiale di elio e fertilizzanti transita attraverso lo Stretto, con conseguenze sulla produzione di chip per computer e di alimenti in tutto il mondo".

Elderson osserva tuttavia che "non è solo la situazione nel Golfo a influenzare la produzione alimentare. Anche il cambiamento climatico sta avendo un impatto crescente sui prezzi dei prodotti alimentari in tutto il mondo. Diversi recenti aumenti dei prezzi di alimenti come olio d'oliva, cacao e caffè sono stati collegati a eventi meteorologici estremi senza precedenti nella storia".

"Il persistere dei cambiamenti climatici potrebbe ulteriormente peggiorare la situazione. L'impatto delle ondate di calore sui prezzi dei prodotti alimentari non è lineare ed è maggiore quando la temperatura assoluta è più elevata".

"Le banche centrali devono pertanto tenere conto delle crisi climatiche e ambientali in corso nella preparazione delle loro previsioni sull'inflazione, altrimenti rischiano di sottovalutare l'entità delle pressioni inflazionistiche. L'Agenzia europea dell'ambiente stima che tra il 2021 e il 2024 gli eventi climatici e meteorologici estremi abbiano causato danni per oltre 200 miliardi di euro in Europa. Tuttavia, si tratta solo di una stima parziale, che considera unicamente i danni fisici diretti causati al momento dell'evento. Gli eventi estremi possono avere un impatto duraturo sull'attività economica".

"Tenendo conto di queste conseguenze finanziarie, la Vigilanza bancaria della BCE ha collaborato intensamente con le banche fin dal 2020 per garantire che i rischi legati al clima e alla natura siano pienamente integrati nella loro governance, strategia e gestione del rischio, compresi i loro modelli di stress test".

"Sebbene le banche abbiano compiuto progressi e si stia assistendo a una maggiore diffusione di buone prassi, resta ancora da fare per garantire che applichino pratiche solide a tutti i portafogli, esposizioni e categorie di rischio rilevanti".

Con riferimento poi ai vantaggi della transizione verde, Elderson spiega che "gestire semplicemente i rischi legati all'insicurezza energetica, al clima e alla natura non è sufficiente. Intervenendo per accelerare la transizione verso emissioni nette zero, è possibile rafforzare la resilienza dell'Europa a questi rischi e ridurne l'impatto economico".

"Fortunatamente, i progressi nelle tecnologie chiave della transizione, come l'energia eolica, solare, le batterie e i veicoli elettrici, hanno fornito alternative efficienti e competitive a basse emissioni di carbonio rispetto ai combustibili fossili. Una maggiore quota di energia prodotta da fonti a basse emissioni di carbonio ha attenuato l'impatto della guerra in Medio Oriente sui prezzi dell'elettricità in diversi paesi: i prezzi medi mensili all'ingrosso in Spagna e Francia tra marzo e giugno di quest'anno sono stati inferiori alla metà di quelli italiani".

"Nel lungo periodo, i benefici di una transizione globale verso emissioni nette zero di carbonio, in termini di danni climatici evitati, superano di gran lunga i costi della transizione. Per l'Europa, una minore dipendenza dai combustibili fossili importati rafforza la sicurezza energetica e limita una delle principali cause di volatilità inflazionistica".

"Considerati questi vantaggi, la domanda ovvia è: perché l'Europa non ha fatto progressi più rapidi? La risposta breve è che esiste una serie di barriere economiche, finanziarie e istituzionali che si rafforzano a vicenda, ostacolando il progresso. Ci sono costi a breve termine che devono ancora essere sostenuti, anche se questi sono ampiamente compensati dai benefici a lungo termine".

"Il primo ostacolo è rappresentato dalla disparità di condizioni e dal vantaggio competitivo sleale di cui godono le imprese ad alta intensità di carbonio, grazie ai sussidi espliciti ai combustibili fossili e al sussidio implicito derivante dalle emissioni di carbonio non prezzate".

L'incertezza e la complessità normativa rappresentano invece una seconda barriera: è importante definire un percorso chiaro per la regolamentazione; le frequenti modifiche normative e i continui passi indietro rispetto agli obiettivi e alle scadenze concordate generano incertezza normativa e ostacolano gli investimenti verdi".

"Un altro ostacolo spesso citato agli investimenti verdi è l'accesso ai finanziamenti. Poiché le tecnologie verdi, come tutte le nuove tecnologie, comportano dei rischi, il capitale di rischio e le forme di finanziamento tramite equity potrebbero essere più adatte a finanziare le fasi iniziali. Esistono infatti prove che dimostrano come i Paesi con mercati dei capitali più sviluppati raggiungano più rapidamente livelli di decarbonizzazione. Eppure, questo è un ambito in cui l'Europa è in ritardo rispetto ad altre regioni del mondo".

"L'ultimo ostacolo alla transizione verde riguarda la questione di chi si fa carico dei costi iniziali visibili, soprattutto quando il beneficio principale – la prevenzione di futuri danni climatici – è invisibile: un classico problema di beni pubblici".

"Accelerare la transizione verde offre notevoli vantaggi economici, ambientali e sociali", conclude Elderson. "Eliminare la dipendenza dell'Europa dai combustibili fossili importati elimina una fonte di volatilità economica i cui effetti negativi sono stati fin troppo evidenti negli ultimi anni. Riduce inoltre l'entità dei futuri cambiamenti climatici. Ridurre l'impatto futuro di queste due fonti di shock contribuirà a diminuire la volatilità dell'inflazione e a favorire la stabilità dei prezzi".

"È importante sottolineare che i benefici economici sono molto più ampi. In parole semplici, la transizione verde è una trasformazione tecnologica dell'economia, che richiede innovazione e l'adozione di nuove tecnologie".

(Teleborsa) 03-07-2026 15:02


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