Banca d'Italia: credito imprese fermo nel II semestre 2025, segnali divergenti su mutui e rischio
(Teleborsa) - Nel secondo semestre del 2025 si è arrestato in tutte le aree del Paese l'aumento della domanda di finanziamenti da parte delle imprese osservato nella prima metà dell'anno, mentre le politiche di offerta sono rimaste "pressoché invariate e improntate alla prudenza in tutti i territori". È quanto emerge dall'indagine Regional Bank Lending Survey (RBLS) di Banca d'Italia, condotta a marzo 2026 su un campione di 236 banche e diffusa oggi nel numero 21 della collana Economie regionali.Secondo il rapporto, l'indebolimento della domanda è stato guidato "soprattutto dall'affievolirsi delle necessità di credito per finanziare gli investimenti", un fenomeno osservato "in particolare per le imprese del Centro e del Mezzogiorno e per quelle edili del Nord". Sulle politiche degli intermediari continua a incidere "un'accresciuta percezione del rischio", solo "in parte compensata da una maggiore pressione concorrenziale".
Sui mutui alle famiglie, Bankitalia rileva che il rapporto tra finanziamento e valore dell'immobile (loan-to-value at origination) "è rimasto sostanzialmente stabile", vicino al 70%. È tuttavia "aumentata l'incidenza dei nuovi mutui con un LTV-O superiore all'80 per cento", salita al 21,4% dal 19,5% del 2024. Anche la durata media dei mutui erogati nel 2025 "è aumentata, tornando su valori di poco inferiori ai 25 anni", con un'incidenza dei finanziamenti a 30 anni o più che ha raggiunto "quasi il 50 per cento delle erogazioni dello scorso anno".
Resta invece ferma al 24,2% delle banche l'offerta di mutui con clausole di flessibilità, una quota che "ha continuato a essere inferiore a quanto rilevato tra il 2016 e il 2021", quando era "in media prossima al 40 per cento delle erogazioni".
Per le imprese, il rapporto segnala che "a un lieve allentamento sulle quantità e sugli spread applicati alla media dei prestiti, si è contrapposto un irrigidimento sulle garanzie richieste, sui livelli minimi di rating" e sugli spread ai finanziamenti più rischiosi.
Quanto al risparmio, "la domanda di depositi bancari è tornata a salire" in tutte le aree, mentre "si è arrestato l'aumento delle richieste" di quote OICR e azioni. La domanda di titoli di Stato "ha proseguito a salire nel Nord Est e nel Centro", sebbene "con un'intensità inferiore rispetto al semestre precedente". Le banche, aggiunge il report, "hanno ridotto la remunerazione offerta sui principali strumenti di raccolta rivolti alle famiglie in tutte le aree del Paese".
(Teleborsa) 01-07-2026 14:29