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Altro che banche: in 165 anni di Borsa Italiana a vincere sono le mid-cap industriali

News Image (Teleborsa) - Nel 1861, l'anno dell'Unità d'Italia, la Borsa di Milano metteva le prime due aziende sul mercato: Banca Nazionale nel Regno d'Italia e Strade Ferrate Lombardo Veneto. Da quel giorno sono passati 165 anni, più di 1.400 ammissioni a quotazione e un numero impressionante di storie di successo, fallimenti e trasformazioni. A ricostruire questo lungo viaggio è un nuovo studio di ValueTrack SIM, che incrocia dati FactSet e Bloomberg con fonti storiche e istituzionali per offrire una fotografia a tutto tondo di un mercato che, nonostante le narrazioni più consuete, sembra premiare più le mid-cap industriali che le grandi banche o le utility.

L'accelerazione della crescita nel nuovo millennio

Il primo dato che colpisce riguarda i tempi di crescita del listino. Ci sono voluti 125 anni - dal 1861 al 1986 - perché le società quotate a Milano raggiungessero quota 200. Da lì, invece, l'accelerazione è stata impressionante: sono bastati altri 35 anni per arrivare a 400 quotate (soglia toccata nel 2021, dopo i 300 titoli raggiunti già nel 1999). Le decadi più prolifiche per le IPO, secondo lo studio, sono state tre: 1900-1910, 2000-2010 e 2010-2024.

Il punto di massima espansione è arrivato nel 2023, quando il numero di società quotate ha toccato quota 427. Da lì, però, il trend si è invertito: a fine primo semestre 2026 le quotate erano scese a 400.

L'AIM/EGM come motore delle IPO degli 20 vent'anni

Se si guarda alla storia recente, il dato più significativo riguarda il ruolo di AIM Italia (oggi EGM, Euronext Growth Milan). Delle circa 600 ammissioni registrate dal 2000 a oggi - tante quante nell'intero periodo 1860-1985 - ben 300 si sono concentrate nel solo decennio 2015-2024. E di queste 300, addirittura 260 sono transitate su AIM/EGM, l'84% del totale.

Il mercato dedicato alle small-mid cap ad alto potenziale di crescita, nato nel maggio 2009 con Neurosoft come prima matricola, ha letteralmente ribaltato gli equilibri del listino milanese. Nel 2021, l'anno di picco assoluto per le quotazioni, sono arrivate 43 nuove IPO su AIM/EGM, su un totale di 49 ammissioni sull'intero mercato italiano.

Il risultato di questa spinta si vede bene confrontando l'evoluzione dei due segmenti negli ultimi quindici anni: mentre l'EXM (il mercato principale, ex MTA) è passato da 285 società quotate nel 2009 a sole 173 nel primo semestre 2026 (dato pro forma), l'EGM è cresciuto da appena 5 società nel 2009 a 227 (sempre pro forma), superando così il mercato principale per numero di quotate. Un ribaltamento di gerarchie che pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile.

La netta frenata delle nuove ammissioni

Ma la corsa delle IPO, negli ultimi mesi, si è bruscamente arrestata. Dopo il record di 49 ammissioni nel 2021 e altre annate solide come il 2019 (41 IPO) e il 2023 (39 IPO), il 2024 e il 2025 hanno segnato un netto rallentamento, con rispettivamente 22 e 21 nuove quotazioni. Il primo semestre 2026, però, è quello che fa più impressione: appena 3 ammissioni.

A complicare il quadro, negli ultimi tre anni le cancellazioni dal listino hanno superato le nuove quotazioni. Il numero di società quotate è sceso da 427 a fine 2023 a 421 a fine 2024, poi a 412 a fine 2025 e infine a 400 nel primo semestre 2026. Il fenomeno è stato particolarmente marcato sull'EXM, il mercato principale, che nel 2025 e nel primo semestre 2026 non ha registrato alcuna nuova quotazione, a fronte di 15 delisting nello stesso periodo.

Il ruolo delle OPA nelle uscite dal listino

Perché le aziende lasciano la Borsa? Lo studio è chiaro: la causa principale, e di gran lunga, sono le offerte pubbliche di acquisto (OPA). Negli ultimi quattro anni, oltre il 65% di tutte le cancellazioni dal listino è stato determinato da un'OPA. Nel solo primo semestre 2026, il 67% dei delisting è arrivato da un'OPA, contro un 13% per decisione della società, un 7% per fusione e un 13% per altre cause (tra cui decisioni di Borsa Italiana, mancata EGA e procedure di insolvenza).

Tra le operazioni di maggior peso registrate dal 2025, spicca il delisting di Banca Popolare di Sondrio per un valore di mercato di 8 miliardi di euro, seguito a distanza da Piovan (716 milioni), Antares Vision (355 milioni), ALA (325 milioni) e Illimity Bank (300 milioni).

Guardando alla cosiddetta "curva di sopravvivenza" - la percentuale di titoli ancora quotati a distanza di anni dall'IPO - emerge un altro elemento interessante: dopo 10 anni dalla quotazione, il 69% dei titoli ammessi sul mercato principale (MTA/EXM) risulta ancora quotato, contro il 57% dei titoli quotati su AIM/EGM. Un dato che, secondo lo studio, testimonia come l'ingresso e l'uscita dal listino siano fenomeni fisiologici, ma che negli ultimi anni si sono fatti più intensi, soprattutto per le matricole più recenti: il 25% delle IPO del periodo 2016-2026 risulta già delistato, con punte del 60% per la classe di IPO del 2018.

Le grandi performance delle mid-cap industriali

Analizzando le performance dal Duemila a oggi su un campione di 335 titoli con dati di prezzo disponibili a gennaio 2000, ValueTrack nota che tutte le prime 15 posizioni della classifica per rendimento totale sono occupate da mid-cap industriali. Nessuna banca, nessuna assicurazione, nessuna utility. Sul podio ci sono Recordati (+3.587,89% dal gennaio 2000), SOL (+3.115,38%) e Cembre (+2.956,14%), seguite da Danieli (+1.307,48%) e Interpump (+953,57%).

Il quadro si conferma anche allargando lo sguardo all'intera storia della Borsa italiana, cioè calcolando i rendimenti dalla prima quotazione mai registrata per ciascun titolo (non solo dall'IPO in senso stretto, ma dal primo prezzo di scambio disponibile). In questa classifica assoluta, i due titoli con la performance più alta di sempre sono Recordati, con un rendimento monstre del 60.956% dalla sua prima quotazione, e Autostrada Torino-Milano, che ha messo a segno un +44.668%. Numeri che, come sottolinea lo studio, significano aver moltiplicato il valore del titolo per centinaia di volte.

Anche restringendo l'analisi al campione più ampio di circa 630 titoli con dati IPO disponibili (dal 1861 a oggi), la classifica dei migliori rendimenti totali dalla quotazione conferma la stessa tendenza: Cembre (+2.821%), Rosetti Marino (+2.440%), FOPE (+2.141%), Reply (+2.077%), Autostrada Torino-Milano (+1.958%), Brembo (+1.697%) e SOL (+1.684%) occupano le prime posizioni, in un elenco dove il grosso delle performance eccezionali arriva da nomi industriali della manifattura, della componentistica e dei servizi, non dal settore bancario-assicurativo.

L'EGM ha rischi e rendimenti più elevati

Se si guarda ai rendimenti per segmento di mercato alla quotazione, EGM si distingue nettamente: il rendimento medio annuo dei titoli quotati inizialmente su questo mercato è del 12,9%, il più alto tra tutti i segmenti (contro il 3,7% di MTA e il 5,3% di AIM Italia). È anche il segmento con la volatilità più alta (deviazione standard del 55,3%, contro il 21% di MTA), a conferma della classica relazione rischio-rendimento: più opportunità di guadagno, ma anche più rischio di perdita.

Non a caso, su tutti i segmenti di mercato lo studio osserva una divisione piuttosto costante tra titoli con rendimento positivo e negativo dalla quotazione, all'incirca 40% contro 60%. Ma è proprio qui che entra in gioco il valore aggiunto della selezione dei titoli: se si escludono dal calcolo il 50% dei titoli peggiori, il rendimento medio annuo dei titoli EGM sale fino al 44,6%, contro il 17,7% di MTA e il 24% di AIM Italia. Uno scarto enorme, che secondo ValueTrack testimonia quanto la scelta attiva dei singoli titoli possa fare la differenza, soprattutto sui mercati growth.

Tra le storie di maggior successo nate su AIM/EGM, lo studio segnala in particolare Rosetti Marino e FOPE, entrambe quotate inizialmente su AIM Italia e oggi ancora su EGM, che figurano tra i cinque titoli con il miglior rendimento assoluto dalla quotazione mai registrato sul listino italiano.

Le translistate e il valore delle OPA per chi resta investito

Un capitolo a parte dello studio è dedicato alle società che, nate su AIM/EGM, sono poi passate al mercato principale: sono complessivamente 30, di cui 23 ancora quotate, con un rendimento medio totale dalla IPO pari al 198%: un dato che racconta il percorso di maturazione di molte aziende italiane, capaci di crescere fino a "guadagnarsi" un posto sul listino principale.

Discorso diverso, ma altrettanto interessante, per i titoli AIM/EGM usciti dal listino: su 114 società delistate, ben 61 lo sono state a seguito di un'OPA, con un rendimento medio del 67,8% dalla quotazione (14,8% su base annua). Un dato che ridimensiona la narrazione un po' semplicistica secondo cui il delisting sia sempre una cattiva notizia per l'azionista: chi è rimasto investito fino all'OPA, in molti casi, ha comunque realizzato un guadagno significativo. Diverso il discorso per le uscite dovute a liquidazione o bancarotta (18 casi), che hanno invece prodotto un rendimento medio del -54,3%.

(Teleborsa) 23-07-2026 17:49

Titoli citati nella notizia
Nome Prezzo Ultimo Contratto Var % Ora Min oggi Max oggi Apertura
Sol 61,60 -0,65 17.35.01 60,60 61,70 60,90
Interpump Group 34,02 -2,80 17.35.02 33,84 35,04 34,80
Rosetti Marino
Cembre 85,90 -1,04 17.35.22 85,50 87,40 87,40
Fope 60,00 -3,23 16.38.14 58,00 61,00 61,00
Reply 94,20 -0,63 17.35.12 93,85 96,60 94,40
Brembo 9,93 -1,39 17.35.02 9,91 10,05 9,995
Recordati Ord 51,35 -0,10 17.35.29 51,30 51,40 51,30
Danieli & C 68,05 +1,19 17.35.10 66,65 68,05 67,00


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