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Usa, Job report: se "espansione moderata" a giugno paure ritorno di fiamma sui tassi sbiadiscono

News Image (Teleborsa) - Crescono le attese per i dati sui Non Farm Payrolls di giugno che verranno pubblicati nel primo pomeriggio di oggi, con un giorno di anticipo rispetto al tradizionale appuntamento che cade ogni primo venerdì del mese: con l'Independence Day che cade di sabato, venerdì 3 luglio è considerata vigilia festiva.

Gli economisti interpellati da Dow Jones prevedono che negli Stati Uniti siano stati creati 115.000 posti di lavoro il mese scorso. Più in generale le odierne stime si aggirano intorno a quota 110.000 nuovi posti.

Mercoledì, i dati ADP sull'occupazione nel settore privato – un indicatore anticipatore del rapporto ufficiale sull'occupazione del Bureau of Labor Statistics – hanno mostrato una crescita di 98.000 posti di lavoro a giugno, in calo rispetto ai 122.000 di maggio, leggermente al di sotto delle previsioni di 110.000.

Il numero atteso per giugno appare "a prima vista più debole rispetto ai 172.000 di maggio, ai 179.000 di aprile e ai 214.000 di marzo", commenta Gabriel Debach, market analyst di eToro, avvertendo però che non si tratta di una faccenda "necessariamente preoccupante". Infatti l'analista segnala che "la media aggiornata dei primi cinque mesi dell'anno è intorno a 114.000 posti, un ritmo coerente con un'economia che sta rallentando senza rompersi".

L'analista evidenzia tuttavia che il dato di giugno incorporerà necessariamente una "distorsione importante": i Mondiali di calcio nelle Americhe. Il fenomeno va isolato perchè ha un effetto temporaneo. Al riguardo, Debach cita i dati Homebase, che indicano che le città americane che hanno ospitato le partite del World Cup hanno visto un'impennata dell'occupazione temporanea, con posti concentrati in ristorazione, servizi alle imprese e trasporti. Il boost è reale e misurabile, ma "nei prossimi mesi tenderà a scomparire con la stessa velocità con cui è arrivato", avverte.

I dati sull'occupazione sono importanti perchè possono influenzare le decisioni della banca centrale.

Il neo presidente della Fed Kevin Warsh, intervenendo al forum della BCE a Sintra in Portogallo, ha detto due frasi che, osserva Debach, "il mercato ha subito etichettato come dovish". La prima è stata che le aspettative di inflazione nelle prime quattro settimane successive al FOMC di giugno sono scese, e i rischi di inflazione si sono ridotti". La seconda, invece, è arrivata in risposta a una domanda sulle pressioni inflazionistiche di breve termine legate all'intelligenza artificiale. Invece di soffermarsi sui rischi immediati, Warsh ha spostato l'attenzione sulle conseguenze disinflazionistiche di medio periodo, osservando che se l'intelligenza artificiale espande il lato dell'offerta, questo comporta implicazioni enormi per la politica monetaria.

Se il dato odierno dei Non Farm Payrolls "dovesse confermare un'espansione moderata, con salari contenuti e disoccupazione stabile, il mercato avrebbe un motivo in più per credere che la disinflazione stia procedendo senza costi eccessivi in termini di occupazione", commenta l'analista di eToro, aggiungendo che in questo scenario, "le paure di un ritorno di fiamma sui tassi perderebbero forza, e la narrativa aperta da Warsh a Sintra troverebbe una prima conferma nei numeri".

Se invece, prosegue Debach, "il dato sorprendesse molto al rialzo, soprattutto con salari vivaci, tornerebbe il vecchio timore: economia troppo forte, Fed più cauta". E al contrario, se il numero "fosse sensibilmente più debole delle attese, si riaprirebbe il dibattito opposto: non se la Fed possa tagliare, ma se il rallentamento stia diventando meno ordinato del previsto".

Nel frattempo, i rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi sono aumentati leggermente giovedì: il rendimento del titolo di riferimento del Treasury a 10 anni guadagna 2 punto base, attestandosi intorno al 4,493%. Anche il rendimento del Tbond a 30 anni guadagna 2 punti base, mentre quello del Tbond a 2 anni 1 punto base.

Intanto, secondo lo strumento FedWatch del CME, i mercati prevedono una probabilità superiore al 70% che la Fed mantenga invariato il suo tasso di interesse di riferimento nella riunione di luglio. Tuttavia, sempre secondo i dati del CME, i trader stimano una probabilità di circa il 64% che la Fed aumenti i tassi di almeno un quarto di punto nella successiva riunione del FOMC a settembre.








(Teleborsa) 02-07-2026 13:17


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