Studio Pagamenti, Cribis: aziende che pagano con puntualità scendono al 42%
(Teleborsa) - Nel secondo trimestre dell'anno peggiora la puntualità nei pagamenti delle imprese italiane: la quota di aziende che paga alla scadenza si attesta al 42,0%, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 2 punti rispetto al Q2 2025. È quanto emerge dalla nuova edizione dello Studio Pagamenti, aggiornato a giugno 2026, realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata in business information, soluzioni e consulenza per le imprese.Il dato segnala un arretramento rispetto allo scorso anno, quando i pagamenti puntuali rappresentavano il 44,0% del totale. Parallelamente, aumenta la quota di pagamenti effettuati entro i 90 giorni dalla scadenza, che raggiunge il 53,6%, mentre i ritardi gravi oltre i 90 giorni arrivano al 4,4%, in lieve crescita rispetto al 4,3% registrato nel secondo trimestre 2025.
Un cambio di passo rispetto allo scorso anno: diminuisce la quota di imprese che paga alla scadenza, mentre aumenta quella dei pagamenti effettuati entro i 90 giorni. Una dinamica che evidenzia un allungamento dei tempi di pagamento, pur senza un incremento marcato dei ritardi più gravi.
Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS, commenta: "Il secondo trimestre 2026 mostra un arretramento della puntualità nei pagamenti, in una fase di crescita moderata e di forte attenzione a margini, costi e capitale circolante. Il dato va letto con equilibrio: molte imprese continuano a pagare, ma con tempi più lunghi rispetto alla scadenza. Per le aziende diventa quindi essenziale monitorare l'evoluzione dei comportamenti di pagamento, perché da questi segnali dipendono decisioni su liquidità, credito e gestione del rischio."
Le microimprese registrano la quota più elevata di pagamenti alla scadenza, pari al 42,7%, ma presentano anche il livello più alto di ritardi gravi, che raggiungono il 5,0%. Il dato evidenzia una doppia dinamica: da un lato una maggiore rapidità nella gestione dei pagamenti ordinari, dall'altro una maggiore esposizione a situazioni di tensione finanziaria.
Le piccole imprese registrano pagamenti puntuali al 41,8% e ritardi oltre i 90 giorni all'1,9%. Le medie imprese si fermano al 35,7% di pagamenti alla scadenza, mentre le grandi aziende mostrano la quota più bassa di puntualità, pari al 21,1%. Tuttavia, per queste ultime i ritardi gravi restano contenuti all'1,5%, mentre il 72,4% dei pagamenti avviene entro 30 giorni dalla scadenza.
Dal punto di vista geografico, il Nord Est si conferma l'area più affidabile, con il 49,7% di pagamenti regolari, seguito dal Nord Ovest con il 47,2%. Il Centro si attesta al 37,5%, mentre Sud e Isole restano l'area più critica, con solo il 31,6% di pagamenti alla scadenza e una quota di ritardi gravi pari al 6,8%, superiore alla media nazionale.
Il confronto con lo scorso anno mostra però che il calo della puntualità non riguarda solo le aree tradizionalmente più fragili. Nel Q2 2025 il Nord Est registrava infatti il 54,1% di pagamenti alla scadenza, mentre il Nord Ovest si attestava al 51,7%. Il rallentamento coinvolge quindi anche i territori più performanti, pur senza modificare la gerarchia complessiva tra le diverse aree del Paese.
A livello regionale, la Lombardia guida la classifica con il 51,6% di pagamenti puntuali, seguita da Emilia-Romagna con il 51,2% e Veneto con il 51,0%. In coda si collocano Sicilia e Calabria, rispettivamente con il 27,2% e il 26,7% di pagamenti alla scadenza.
Anche il dettaglio provinciale conferma la maggiore affidabilità del Nord Italia: tra le province più virtuose si trovano Sondrio, Bergamo, Belluno, Lecco e Brescia.
Dal punto di vista merceologico si evidenzia livelli più elevati di ritardi gravi in alcuni comparti legati ai servizi, ai consumi e all'edilizia. In particolare, i ritardi oltre i 90 giorni raggiungono il 7,6% in Ristoranti e Bar, il 6,1% nelle Costruzioni, il 5,7% nella GD/DO e il 5,7% nei Servizi per le persone. Più contenuta, invece, l'incidenza dei ritardi gravi nelle Industrie della carta e affini (1,6%), nelle Industrie chimiche (1,9%), nell'Industria della gomma (2,1%) e nell'Industria siderurgica (2,2%).
(Teleborsa) 10-07-2026 16:12