Space economy: l'economia che nasce in orbita e crea valore sulla Terra
(Teleborsa) - Se la nuova Silicon Valley si spostasse sul suolo lunare, o su Marte? Detta così sembra uno scherzo, ma chi si occupa di scenari geo-economici è poco propenso a scherzare quando si tratta di individuare nuove frontiere e il filone della space economy è già una realtà che macina dati impressionanti e altrettanti ne prevede. Peraltro, anche chi si occupa di esplorazione spaziale la pensa così. Tommaso Ghidini – capo dell'ingegneria meccanica dell'ESA - ipotizza, in un passaggio del suo affascinante libro "Homo Caelestis", che l'esplorazione spaziale ci sta fornendo le tecnologie per insediarci stabilmente sulla Luna, prima, e poi su Marte. Previsioni lunari a parte, per l'attualità si può descrivere la space economy come l'insieme delle attività economiche che usano lo spazio per generare valore sulla Terra: satelliti e lanciatori, certo, ma soprattutto servizi e applicazioni basati su comunicazioni, navigazione e osservazione della Terra. È la "infrastruttura invisibile" dietro la connettività mobile, i pagamenti, la logistica, il monitoraggio ambientale, la gestione dei rischi e un numero crescente di processi industriali.
Alcune stime più recenti fotografano un mercato pronto e in espansione. Secondo Space Foundation, l'economia spaziale globale ha raggiunto 613 miliardi di dollari nel 2024, in crescita del 7,8% sull'anno precedente: è la prima volta che la soglia dei 600 miliardi viene superata. A spingere sono soprattutto i ricavi commerciali, mentre la spesa pubblica continua a sostenere programmi strategici e infrastrutture critiche.
In parallelo, le proiezioni di lungo periodo diventano sempre più ambiziose. Un' altra stima molto coerente è quella del report congiunto World Economic Forum–McKinsey (2024) che indica un possibile passaggio da circa 630 miliardi di dollari nel 2023 a 1.800 miliardi nel 2035, grazie a costi di accesso allo spazio più bassi e a una diffusione capillare dei servizi "space-enabled". Anche Novaspace, nella sua 11ª edizione dello Space Economy Report, vede un'accelerazione: da 596 miliardi di dollari nel 2024 a 944 miliardi entro il 2033, trainati in particolare dalle soluzioni abilitate dai dati e dalle piattaforme satellitari.
Infine, gli ultimi dati finanziari di Leonardo, il campione nazionale per le attività aerospaziali, rilasciati in questi giorni, fanno segnare ricavi per 1.007 milioni di euro per le sole attività "Spazio", con un EBITA a 59 milioni e un ROS% di 5,9.
Il denominatore comune di queste analisi è chiaro: il valore si sposta verso i servizi e le applicazioni (downstream). Le comunicazioni satellitari (anche per connettere aree remote e piattaforme mobili), il posizionamento e la temporizzazione (PNT) che alimentano trasporti e finanza, e l'osservazione della Terra – oggi sempre più integrata con l'intelligenza artificiale – sono i tre pilastri su cui si regge la crescita. In breve: lo spazio diventa un'industria di dati.
Questa dinamica si riflette anche in Europa. L'ESA segnala, (Eurospace Facts & Figures), che nel 2024 i budget europei upstream (nazionali più UE) hanno raggiunto circa 11,4 miliardi di euro, con un mix in cui cresce il peso di programmi dual use e sicurezza. La direzione è quella di filiere più integrate, con capacità industriali distribuite e una domanda pubblica che funge da "cliente di lancio" per tecnologie e servizi.
In Italia il comparto è storicamente forte nell'upstream (manifattura, sistemi e componenti), ma negli ultimi anni sta cercando di scalare anche sul fronte dei servizi. La dimensione della filiera viene spesso stimata in oltre 4 miliardi di euro di fatturato e circa 13.000 addetti, con una base di centinaia di imprese tra grandi gruppi, PMI specializzate e un ecosistema di startup in rapida crescita.
Il termometro dell'innovazione, infatti, segnala un salto di scala. Nel 2024 gli investimenti raccolti dalle startup italiane della space economy hanno raggiunto 170 milioni di euro, spinti da operazioni di grande dimensione e da un interesse crescente di fondi e corporate venture capital. È un segnale importante: la catena del valore non è più riservata a pochi "campioni nazionali", ma si apre a modelli software, servizi e piattaforme.
Accanto al capitale privato, resta decisivo il ruolo delle politiche pubbliche. Nell'autunno 2025 la Presidenza del Consiglio ha ricordato un impegno complessivo di circa 7,5 miliardi di euro tra risorse nazionali e PNRR, con l'obiettivo di rafforzare capacità industriali e autonomia strategica. Tra i progetti più visibili ci sono le iniziative legate alle "Space Factory", poli industriali per progettazione, integrazione e test di satelliti e tecnologie, cofinanziati anche con fondi PNRR e investimenti privati.
Il quadro si è arricchito anche sul piano regolatorio. Con la Legge 13 giugno 2025, n. 89 ("Disposizioni in materia di economia dello spazio"), l'Italia si è dotata per la prima volta di un impianto organico dedicato allo sviluppo del comparto: un segnale di maturità del mercato e, soprattutto, di attenzione a temi come autorizzazioni, responsabilità, sicurezza e strumenti di sostegno alla partecipazione di PMI e startup ai programmi pubblici. Legge che fa il paio con l'EU Space Act ha proposto nel giugno 2025.
Tornando poi agli aspetti economici la vera notizia è l'effetto di trascinamento sulla manifattura e sui servizi tradizionali. I dati satellitari entrano nelle catene del valore: agricoltura di precisione (stress idrico, rese, assicurazioni), energia (ispezioni, gestione reti), infrastrutture (deformazioni del suolo, monitoraggio ponti e dighe), trasporti e logistica (tracciamento, rotte, intermodalità), finanza (valutazione rischio climatico, due diligence). In prospettiva, la combinazione tra immagini ad alta frequenza e AI può abbattere tempi e costi di decisione.
C'è poi il capitolo "difesa e sicurezza", che pesa sempre di più nelle scelte industriali. Lo spazio è un dominio strategico: comunicazioni sicure, intelligence, sorveglianza e resilienza delle infrastrutture. La convergenza dual use spinge investimenti, ma impone anche governance, cybersicurezza e regole per l'uso responsabile delle orbite e delle frequenze.
Resta aperta, infine, la questione della sostenibilità: detriti spaziali, congestione orbitale e fine vita dei satelliti. È un tema che sta diventando economico oltre che ambientale, perché determina assicurabilità dei rischi, costi operativi e accesso alle orbite più pregiate. In parallelo, le applicazioni di osservazione della Terra sono un abilitatore della transizione verde: dal monitoraggio delle emissioni al controllo di eventi estremi, fino alla pianificazione urbana.
Su questo tema anche la ricerca italiana fa la sua parte. Ad esempio il CIRA- Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, società pubblico-privata participata in maggioranza da CNR, ha aderito nel febbraio 2024 alla Zero Debris Charter dell'Agenzia Spaziale Europea, impegnandosi a contribuire all'obiettivo di un ambiente orbitale sostenibile entro il 2030. Il contributo del Centro, ben guidato da qualche mese dal presidente Tommaso Edoardo Frosini, riguarda lo sviluppo e il test di tecnologie, materiali e soluzioni ingegneristiche volte a prevenire la generazione di nuovi detriti e a migliorare la sicurezza delle operazioni spaziali.
(Teleborsa) 26-02-2026 15:57
Titoli citati nella notizia
| Nome | Prezzo Ultimo Contratto | Var % | Ora | Min oggi | Max oggi | Apertura |
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| Leonardo | 56,38 | -0,95 | 17.39.28 | 55,38 | 58,44 | 57,50 |