Prestito a Kiev, Orban non molla. Merz: "Ci saranno conseguenze"
(Teleborsa) - Da una parte c'è Viktor Orbán, in disparte, dall'altra i leader al tavolo intenti ad ascoltare l'intervento di Volodymyr Zelensky; è l'istantanea che fissa le distanze al vertice europeo, l'ultimo prima delle elezioni del 12 aprile che vedono il premier ungherese in forte difficoltà, come mai nei sedici anni del suo mandato.Il no al prestito da 90 miliardi all'Ucraina, già deciso al vertice Ue dello scorso dicembre con il suo benestare, lo confina in una posizione di isolamento pericoloso: "È un atto di grave slealtà che avrà conseguenze profonde ben oltre questo episodio", ha dichiarato il cancelliere tedesco Friedrich Merz a summit concluso, che mai prima d'ora aveva pronunciato parole tanto severe.
Budapest però continua a "tenere in ostaggio" il prestito per Kiev da quando l'oro nero russo ha smesso di scorrere attraverso l'oleodotto Druzhba che, passando dall'Ucraina, rifornisce Ungheria e Slovacchia. Poco importa che dietro ci sia la mano russa: Orbán continua a rifiutare ogni mediazione, anche quella tentata in extremis da Bruxelles che ha offerto tecnici e soldi per accelerare i lavori di riparazione dell'oleodotto della discordia.
"Siamo pronti a sostenere l'Ucraina quando avremo di nuovo il nostro petrolio, che è bloccato da loro" ha tuonato Orbán al suo arrivo all'Europa building ripetendo sempre la medesima versione, quella in cui accusa Zelensky di voler mettere a rischio la sicurezza energetica dell'Ungheria, per creargli problemi alle elezioni.
(Teleborsa) 20-03-2026 09:20