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Mercosur, Unimpresa: crescita export italiano +2,9% in 2025

void image (Teleborsa) - Le esportazioni italiane sono cresciute nei primi nove mesi del 2025 (+3,6%), trainate soprattutto dai mercati europei (Ue +4,7%, area euro +5,3%) e dall'extra Europa più dinamico, in particolare Stati Uniti (+9,0%), Medio Oriente (+6,9%) e area OPEC (+10,2%): in questo quadro, l'export verso il Mercosur mostra un incremento più contenuto (+2,9%), ma superiore alla media dell'America centro-meridionale (-3,0%), segnalando una tenuta relativa dell'area sudamericana. Il dato, tuttavia, va letto in chiave prospettica alla luce del recente accordo commerciale tra l'Unione europea e il Mercosur. Oggi il blocco sudamericano cresce meno di altre aree geoeconomiche, come l'Asean (+5,7%) o il Nord America, ma sconta ancora barriere tariffarie e regolamentari che hanno finora limitato la piena espansione dell'export europeo e italiano. Il confronto con altri mercati extra UE rafforza questa lettura: mentre l'Asia nel complesso arretra (altri paesi asiatici -2,7%) per effetto del forte calo verso la Cina (-9,5%), e l'Europa non UE ristagna (+0,6%, con Russia -19,6% e Turchia -19,8%), il Mercosur si conferma un'area stabile, non penalizzata da tensioni geopolitiche e con una domanda potenziale in crescita. È quanto segnala il Centro studi di Unimpresa, secondo cui l'accordo UE–Mercosur può trasformare un mercato oggi ancora marginale in uno dei principali sbocchi futuri del made in Italy, soprattutto per le pmi. La progressiva riduzione dei dazi e la maggiore integrazione commerciale potrebbero consentire al Mercosur di avvicinarsi, nel medio periodo, ai tassi di crescita oggi registrati verso Stati Uniti e Sud-Est asiatico, contribuendo a rafforzare la diversificazione geografica dell'export italiano e la sua resilienza in un contesto globale sempre più instabile.



Secondo il Centro studi di Unimpresa, l'andamento delle esportazioni italiane verso il Mercosur, che nei primi nove mesi del 2025 registra una crescita complessiva del +2,9%, appare oggi più contenuto rispetto ad altre grandi aree geoeconomiche, ma proprio il confronto numerico con queste aree consente di coglierne con maggiore chiarezza il potenziale di sviluppo ancora inespresso, soprattutto alla luce del recente accordo commerciale con l'Unione europea. Se si osserva il quadro complessivo dell'export italiano, la crescita totale del +3,6% è trainata principalmente dai Paesi UE (+4,7%) e dall'area euro (+5,3%), che restano il primo sbocco commerciale del made in Italy. Al di fuori dell'Europa, tuttavia, emergono dinamiche molto differenziate: l'America settentrionale cresce dell'8,4%, con gli Stati Uniti a +9,0%; il Medio Oriente segna +6,9%; l'area OPEC addirittura +10,2% ; l'ASEAN +5,7%. In questo contesto, il +2,9% del Mercosur appare modesto, ma va letto in relazione al -3,0% dell'America centro-meridionale nel suo complesso, che evidenzia come il Mercosur stia comunque performando meglio della media regionale. Questo dato assume particolare rilevanza se confrontato con le principali criticità di altri mercati extraeuropei. L'Asia, ad esempio, mostra una contrazione verso gli altri paesi asiatici (-2,7%), trascinata dal forte calo delle esportazioni verso la Cina (-9,5%), mentre crescono solo alcuni mercati selettivi come l'India (+6,1%) e il Giappone (+2,0%). Anche l'Europa non UE risulta sostanzialmente stagnante (+0,6%), con crolli molto marcati verso Russia (-19,6%) e Turchia (-19,8%), compensati solo in parte dalla Svizzera (+11,8%). In questo scenario, il Mercosur rappresenta un'area stabile, non penalizzata da sanzioni o tensioni strutturali, ma ancora frenata da barriere tariffarie e regolamentari.

"Proprio qui si innesta il valore strategico dell'accordo UE-Mercosur, per il quale auspichiamo una rapida approvazione da parte dell'Unione europea. Oggi l'export italiano verso il blocco sudamericano cresce meno di quello diretto verso mercati maturi o verso aree energetiche e ad alta domanda infrastrutturale, ma lo fa in un contesto in cui i margini di espansione sono ampi. Il Mercosur comprende economie di grandi dimensioni come Brasile e Argentina, insieme a Uruguay e Paraguay, che nel loro complesso rappresentano un bacino di decine di milioni di consumatori e un sistema produttivo in fase di modernizzazione. La crescita contenuta del +2,9% non è frutto di una domanda debole, ma piuttosto un accesso ancora parziale ai mercati" commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.

Il confronto con le aree più dinamiche rafforza questa lettura: mentre verso gli Stati Uniti l'export cresce del 9,0%, beneficiando di un mercato già aperto e consolidato, e verso l'OPEC del 10,2%, grazie a grandi commesse e investimenti, il Mercosur resta penalizzato da dazi che incidono soprattutto sui settori di punta del made in Italy. La rimozione progressiva di queste barriere può consentire al Mercosur di avvicinarsi, nel medio periodo, ai tassi di crescita oggi osservati in Nord America o nel Sud-Est asiatico. Inoltre, rispetto ai mercati europei – che crescono sì del 4,7%, ma su basi ormai mature – il Mercosur offre un profilo diverso: minore saturazione e maggiore elasticità della domanda. In un contesto in cui la Germania cresce solo del 2,8%, i Paesi Bassi dell'1,1% e l'Europa centro-occidentale mostra segnali di rallentamento, la possibilità di sviluppare un'area oggi al +2,9% ma potenzialmente capace di raddoppiare questi ritmi rappresenta un'opportunità strategica per la diversificazione dell'export italiano.

"I dati indicano che il Mercosur oggi pesa meno di altre aree nella crescita dell'export italiano, ma non per limiti strutturali di domanda, bensì per vincoli di accesso che l'accordo UE-Mercosur può progressivamente rimuovere. Se i mercati che oggi trainano – Stati Uniti, Medio Oriente, OPEC – rappresentano il presente della crescita, il Mercosur può diventare uno dei pilastri futuri dello sviluppo dell'export del made in Italy, soprattutto per le imprese che cercano nuovi sbocchi oltre l'Europa e i mercati già maturi" spiega Longobardi.

(Teleborsa) 26-01-2026 11:29


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