Meloni al Parlamento: L'Italia non è in guerra. Tasse a chi specula su energia
(Teleborsa) - Prende il via con la crisi in Medioriente l'intervento della Presidente del consiglio Giorgia Meloni al Senato, che l'ha costretta ad anticipare anche le comunicazioni al Parlamento in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo. Meloni ha chiesto alle forze politiche "spirito costruttivo e di coesione", precisando "qui non c'è un governo che si sottrae al confronto parlamentare"."Qui non c'è un governo 'complice' di decisioni altrui, né tantomeno un governo 'isolato' in Europa - ha affermato Meloni - "qui c'è il governo italiano, chiamato, suo malgrado, ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente. E preferiremmo non doverlo fare da soli".
Il capitolo Medioriente
"Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, e al venir meno di un ordine mondiale condiviso", ha detto al Senato Meloni, ribadendo che "l'Italia non prende parte e non intende prendere parte" all'operazione di USA e Israele in Iran e si è "impegnata, nei mesi scorsi, ad evitare" il conflitto".
Parlando della posizione che l'Italia porterà a Bruxelles, la Premier ha ricordato che il governo intende mantenere "un coordinamento con Francia, Germania e Regno Unito" per definire le rispettive risposte nazionali e le "strategie comuni" utili a riportare stabilità nell'area. In questo quadro - ha spiegato - il governo si muove in tre direzioni principali: lavorare sul piano diplomatico per verificare se, e quando, esistano i margini per un ritorno della diplomazia; completare l'azione di messa in sicurezza delle decine di migliaia di italiani presenti nell'area; fornire assetti di difesa aerea ai Paesi del Golfo, così come hanno fatto gli altri principali Paesi europei.
La Premier ha anche voluto "fare chiarezza" sul tema delle basi militari, spiegando che "tutti i partner europei si stiano attenendo a quello che prevedono i loro accordi in questa materia". e che " le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati.
La Presidente del Consiglio ha poi fatto cenno alle questioni interne riguardanti la sicurezza, ricordando che "il governo si è immediatamente attivato per rafforzare la sicurezza interna, a partire dal presidio degli obiettivi sensibili, contro eventuali rischi di terrorismo collegati a possibili cellule dormienti o lupi solitari".
Monitoraggio costo energia e ETS
A proposito dei prezzi dell'energia, Meloni ha ricordato che l'ARERA ha istituito una apposita task force, così come è stato attivato dal MIMIT il sistema di monitoraggio "Mr Prezzi", per verificare "se ci sono aumenti anomali e ingiustificati dei prezzi, soprattutto alle pompe di benzina e sui generi alimentari". La Premier ha confermato che si sta valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette 'accise mobili' per mitigare gli aumenti dei prezzi dei carburanti e di proporre in UE la temporanea sospensione del sistema ETS. "Il Governo - ha ricordato Meloni - ha recentemente varato un decreto energia di grande rilevanza per ridurre in modo strutturale il prezzo dell'energia per famiglie e imprese, una iniziativa che nessuno prima di noi aveva avuto il coraggio di adottare, che ha scontentato le grandi aziende energetiche ma in compenso è stato accolto con grande favore da tutto il mondo produttivo. A proposito della speculaizone sui prezzi dei carburanti, la Premier ha ribadito ""faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili".
Quanto al Consiglio UE, Meloni ha ricordato che si parlerà ancora una volta di Ucraina e che "l'Italia resta fermamente al fianco di Kiev" ed "è stata presente, accanto ai principali partner europei" anche in occasione dell'ultimo round di negoziati trilaterali a Ginevra. "Inoltre, l'Italia continuerà a promuovere, in sede G7 e UE, la pressione economica sulla Russia, che si ostina a non voler mostrare segnali concreti di voler fare passi in avanti nel percorso negoziale".
La Premier ha poi parlato di competitività e politiche energetiche, ricordando che l'Italia ha adottato da tempo una strategia di stoccaggi e di diversificazione e promosso lo sviluppo delle rinnovabili, guardando anche al nucleare di nuova generazione e, in prospettiva, al traguardo della fusione nucleare. "Questo approccio pragmatico - ha spiegato - ci protegge efficacemente da interruzioni negli approvvigionamenti ma, ovviamente, non può assorbire tutte le tensioni sui prezzi dell'energia che si verificano al diminuire improvviso dell'offerta globale". Meloni ha fatto cenno alla proposta messa a punto con la Germania per rilanciare la competitività attraverso la semplificazione e il taglio della burocrazia europea, il rafforzamento del mercato unico, il rilancio dell'industria automobilistica, una politica commerciale ambiziosa basata su regole condivise e pari condizioni.
La Premier è poi tornata sul tema energia e sul sistema europeo di tassazione del carbonio, il cosiddetto ETS, spiegando che si tratta di "una 'tassa' voluta dall'Europa che dovrebbe gravare solo sulle modalità più inquinanti di produzione di energia, come quelle di origine fossile, ma finisce per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche quelle rinnovabili". in vista del Consiglio UE, l'Italia intende chiedere di "sospendere urgentemente l'applicazione dell'ETS alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico", almeno "£fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente". Più in generale si chiede all'UE che "la revisione di ETS corregga strutturalmente l'effetto inflattivo legato all'applicazione congiunta delle regole europee di fissazione del prezzo dell'energia elettrica e dell'ETS".+
Il Bilancio pluriennale europeo
A proposito del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, l'impegno dell'Italia si concentrerà sugli strumenti finanziari attraverso cui rafforzare la competitività del nostro sistema economico e lo stanziamento di circa 450 miliardi di euro dedicati alla competitività e alla ricerca. "Dal nostro punto di vista - ha rilevato - competitività significa sostegno alle industrie di punta, ma anche – come ricordavo prima - lotta determinata alla deindustrializzazione che minaccia il nostro Continente a causa delle politiche ideologiche, miopi e autolesionistiche del recente passato". Fra le priorità Meloni ha citato la piena applicazione del principio di neutralità tecnologica, il sostegno alle piccole e medie imprese all'interno del nuovo Fondo Europeo per la Competitività, il rafforzamento e completamento del mercato interno ed il nuovo quadro giuridico semplificato per imprese innovative.
Meloni ha sollecitato che, nell'attuale quadro, occorra "rafforzare" il commercio internazionale, secondo tre direttrici; consolidare gli accordi esistenti, a partire da quello con gli Stati Uniti, giocare un ruolo proattivo nella definizione di nuovi accordi, a partire da quello storico con l'India, rafforzare il principio di reciprocità.
Le politiche per la difesa
Non meno importante il tema della difesa europea, che la Premier definisce "sempre più attuale e urgente", in particolare per quanto riguarda il piano di azione sui droni e sulla sicurezza anti-droni. "L'Italia prosegue nel percorso di rafforzamento della sua difesa, anche grazie all'approvazione dei finanziamenti agevolati previsti dal programma SAFE (Security Action for Europe), con l'assegnazione di 14,9 miliardi di euro a progetti che abbiamo attentamente selezionato per massimizzare lo sviluppo dell'industria della difesa nazionale e le ricadute occupazionali, privilegiando lo sviluppo di strumenti dual use, utilizzabili, cioè tanto a scopo militare quanto civile", ha ricordato Meloni.
La posizione sull'immigrazione
Da ultimi il tema dell'immigrazione. "Sono particolarmente fiera del fatto - ha sottolineato la Premier - che stia prendendo corpo un pacchetto di norme importantissime, che l'Italia ha fortemente voluto e sostenuto, lavorando per costruire su di esse il più ampio consenso possibile: la revisione del concetto di Paese terzo sicuro, l'adozione di una lista europea di Paesi di origine sicuri, con la possibilità di designare Paesi di origine sicuri con eccezioni territoriali e personali e, a breve, la revisione del Regolamento rimpatri con la previsione esplicita degli hub per i rimpatri in territorio extra-Ue. "È chiaro a tutti che crescente instabilità può significare anche possibili nuovi flussi. Di fronte a questo rischio, a maggior ragione la posizione italiana non cambia: una cosa è la protezione umanitaria, che deve essere riservata a chi davvero la merita, come abbiamo dimostrato da ultimo nei confronti del popolo palestinese; altra cosa è l'immigrazione irregolare, che invece deve essere scoraggiata, non soltanto perché problematica per i Paesi di destinazione, ma anche perché mette a repentaglio la vita e le prospettive di un'esistenza dignitosa dei migranti stessi", ha concluso.
(Teleborsa) 11-03-2026 11:56