L'Italia consolida la propria quota di mercato IDE in Europa nel 2025
(Teleborsa) - Secondo la nuova edizione dell'EY Attractiveness Survey Italy, nel 2025 l'Italia ha registrato 206 progetti di investimenti diretti esteri (IDE), in calo dell'8% rispetto al 2024, in linea con il rallentamento generalizzato in Europa (-7%). Il Paese mantiene per il secondo anno consecutivo il settimo posto nella classifica europea per numero di progetti IDE e conferma la propria quota di mercato al 4,1%, più che raddoppiata rispetto alla fase pre-Covid. Le grandi economie europee - Francia, Regno Unito e Germania - continuano a guidare la classifica ma registrano contrazioni più marcate rispetto all'Italia, rispettivamente -17%, -14% e -10%, pur concentrando complessivamente il 42% degli IDE europei (in calo dal 46% del 2024)."Gli investimenti diretti esteri non sono soltanto una misura dei capitali che entrano in un Paese: sono un indicatore della fiducia degli investitori, della credibilità delle istituzioni e della capacità di un'economia di posizionarsi nelle trasformazioni in corso", ha commentato Marco Daviddi, Managing Partner EY-Parthenon in Italia. "I risultati della nuova edizione confermano che l'Italia ha ormai superato la fase in cui la sua attrattività era occasionale e discontinua, consolidando una presenza più stabile e rilevante nella geografia europea degli investimenti".
Sul fronte della provenienza, gli Stati Uniti restano il primo Paese investitore in Italia (18%), seguiti da Germania (14%), Regno Unito (11%), Francia (11%) e Svizzera (7%), mentre cresce il contributo dei Paesi extra-UE, con il Giappone che quasi raddoppia i progetti (da 6 a 11). Sul piano settoriale, i prodotti industriali e la mobilità diventano il primo comparto in Italia per numero di iniziative, salendo da 43 a 58 progetti, mentre i data center passano da 2 a 8. "La domanda di capacità computazionale, spinta dall'AI generativa, sta ridisegnando la geografia degli investimenti e apre spazi a mercati secondari rispetto agli hub tradizionali", ha aggiunto Daviddi. "L'Italia può essere protagonista, ma per farlo deve affrontare con decisione il nodo energetico e quello autorizzativo."
Dal punto di vista territoriale, gli investimenti restano concentrati nel Nord-Ovest (59% del totale), con la Lombardia principale polo attrattivo (44% dei progetti, pur in calo del 22%); il Nord-Est sale al 18% (dal 14%), il Centro Italia si rafforza al 13%, mentre il Sud si attesta al 10%.
Sul fronte delle prospettive, l'Italia sale al nono posto in Europa tra i Paesi più attrattivi per gli investimenti, guadagnando tre posizioni rispetto al 2024. Il 56% degli intervistati si attende un miglioramento dell'attrattività del Paese nei prossimi tre anni, e il 48% dichiara l'intenzione di stabilire o espandere le proprie attività in Italia nel prossimo anno (dal 51% della scorsa edizione). Tra i fattori di attrattività, gli intervistati citano sicurezza e qualità della vita, qualità della forza lavoro, dotazione infrastrutturale e competitività fiscale, mentre complessità normativa, limitato supporto ai settori strategici e scarsi investimenti in formazione restano le principali aree di freno.
"L'Italia parte oggi da una posizione più solida rispetto al passato, ma alcune priorità richiedono un'accelerazione: energia, semplificazione, competenze e un sistema di incentivi più efficace e coordinato", ha concluso Daviddi. "La vera sfida non è più dimostrare di essere attrattiva, ma di esserlo abbastanza, in linea con il proprio potenziale e la competizione europea".
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(Teleborsa) 21-07-2026 10:09