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L'intelligenza Artificiale non causerà licenziamenti di massa, secondo ADP

News Image (Teleborsa) - Il mercato del lavoro sta entrando in una nuova fase strutturale e la diffusione dell'intelligenza artificiale potrà cambiare il lavoro a livello di singole mansioni; lo scenario è inoltre complicato dalla crisi demografica e dalla difficoltà della creazione di una nuova generazione di forza lavoro. Questo è quanto emerge dall'analisi "The Labor Market in the New Era" di ADP Research, presentata da Nela Richardson, Chief Economist and ESG Officer di ADP e Head of ADP Research durante il World Economic Forum di Davos.



A pesare sul mercato del lavoro è soprattutto la dinamica demografica. A livello globale, il numero di persone over 65 è destinato a raddoppiare entro il 2050, modificando in modo permanente l'equilibrio tra domanda e offerta di lavoro. In Italia inoltre è stato rilevato un forte calo dell'engagement in relazione all'età. Riguardo alle competenze invece, appena il 17% di quelli tra i 18 e i 26 anni ritiene di possedere le skill necessarie per avanzare professionalmente nei prossimi tre anni, facendo emergere un gap rilevante rispetto alle esigenze delle imprese.

Nel nuovo contesto economico e tecnologico, nel mondo del lavoro il valore di un collaboratore è sempre meno collegato alle competenze più o meno tecniche acquisite durante il percorso di studi, ma è costituito da una serie di soft o hard skill acquisite sul campo. In questo senso l'intelligenza artificiale aiuta il personale ad essere più produttivo, creando quello che si potrebbe definire un "lavoratore potenziato" dall'AI, prima ancora che assistito. La prospettiva quindi non è che l'intelligenza artificiale andrà ad eliminare i posti di lavoro, ma aiuterà i lavoratori automatizzando alcune attività ripetitive e poco specialistiche, e aumentando il valore di quelle che richiedono competenze umane avanzate, come il problem solving, il coordinamento e la relazione.

Siamo qundi davanti ad un processo di "trasformazione", e non di "distruzione", come ha spiegato Nela Richardson, Chief Economist, ESG Officer and Head of ADP Research: "Il messaggio importante da trasmettere è che l'IA non ci porterà via il lavoro, ma lo cambierà, e lo farà molto rapidamente e in modo molto discreto. Quindi, quando pensate all'IA, non pensate al lavoro in sé. Pensate ai compiti che svolgete nel vostro lavoro, alle attività che fate ogni giorno. La speranza è di poter aiutare i lavoratori nella transizione verso quei compiti ad alto valore e alta produttività che l'IA potenzia, eliminando parte di quel lavoro di routine che l'IA può automatizzare. Se lo faremo, e se lo faremo con successo, ciò significherà più produttività, più crescita e standard di vita più elevati qui in Italia e in tutto il mondo".

Questa prospettiva, almeno in Italia, si scontra però con un mondo del lavoro in parte refrattario a questo tipo di cambiamento, come ha spiegato Marcela Uribe, General Manager ADP Southern Europe and Africa: "I dati che vediamo indicano che le persone tra i 18 e i 26 anni in Italia hanno il più alto livello di coinvolgimento con l'IA di tutta Europa. Al contrario, però, le persone sopra i 55 anni hanno il livello più basso. Questo è ovviamente un dato preoccupante e dobbiamo capire come i datori di lavoro in Italia, possano affrontare questo divario generazionale. Penso che sia un'ottima opportunità per capire come riqualificare i propri dipendenti".

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la maggiore dimestichezza dei giovani con la tecnologia non si traduce automaticamente in un atteggiamento omogeneo nei confronti dell'AI. L'analisi di ADP mette in luce infatti come le diverse generazioni stiano reagendo in modo differente, modellando il futuro del lavoro in modi inaspettati. Per i più giovani, nativi digitali per eccellenza, l'Intelligenza Artificiale è ormai parte integrante della vita quotidiana. Allo stesso tempo, rappresenta una sfida e una fonte di incertezza all'inizio della carriera. La Gen Z è la generazione più propensa a adottare regolarmente strumenti di AI generativa per velocizzare compiti quotidiani, dal data entry alla stesura di bozze di codice. Tuttavia, molti temono che l'automazione possa ridurre le opportunità di "gavetta" e di apprendimento delle basi professionali. La percentuale di coloro che si dichiaravano fermamente concordi sul fatto che l'intelligenza artificiale avrebbe un impatto positivo sul loro lavoro è quasi raddoppiata, passando dal 10% nel 2024 al 19% nel 2025.

I millennial si collocano a metà strada tra le due estremità generazionali, assumendo spesso il ruolo di mediatori: la fiducia nell'impatto positivo dell'AI è al 15%, +5% rispetto al 10% dello scorso anno. Sono loro a guidare l'integrazione dei nuovi strumenti di AI nei team, cercando di bilanciare l'entusiasmo dei più giovani con la prudenza dei senior. L'Intelligenza Artificiale diventa così uno strumento per gestire il sovraccarico di lavoro e migliorare il work-life balance, aumentando la produttività senza compromettere la qualità delle relazioni professionali.

I lavoratori più esperti infine mostrano invece un approccio più cauto. La fascia tra i 40 e i 54 vanta una percentuale di fiducia pari solo all'8% (+1% rispetto lo scorso anno), mentre la fascia degli over 55 si ferma a un 6% (contro l'8% dello scorso anno), registrando il dato più basso in assoluto a livello europeo. Per queste fasce, il valore aggiunto del lavoro resta legato alle competenze umane insostituibili, come leadership, empatia e capacità di gestione dei conflitti. La tecnologia, pur apprezzata, viene vista come uno strumento secondario rispetto alla stabilità e all'autonomia professionale.

A prescindere dall'età, la vera sfida dell'era dell'AI è la formazione: oltre il 40% dei lavoratori globali sente di non avere le competenze necessarie per collaborare efficacemente con l'Intelligenza Artificiale, rivelando che il ponte indispensabile per colmare i divari di produttività e la refrattarietà al cambiamento della fascia "senior" è proprio nella formazione (anche se investire nella formazione di un lavoratore vicino alla pensione può sembrare un controsenso).

In ultima analisi, i dati di ADP mostrano un mondo del lavoro che può crescere con l'AI e non venirne distrutto, contrariamente alle analisi più pessimiste. Se però l'AI è indubbiamente un motore di crescita e di potenziamento, a livello trasversale, della forza lavoro esistente, non è ancora chiaro quanto potrà essere di impatto sul lungo periodo nella creazione di nuovi posti di lavoro e sulle necessità di crescita, o decrescita, della forza lavoro stessa.

(Foto: Clip Art)

(Teleborsa) 02-02-2026 14:26


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