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Iran, S&P dimezza le stime di crescita dell'Italia per il 2026

News Image (Teleborsa) - "Il conflitto in Medio Oriente, che ha determinato il più ampio shock dell'offerta energetica mai registrato, ha inciso in modo significativo sulle nostre prospettive globali per il 2026, neutralizzando un quadro precedentemente complessivamente favorevole. Il nostro scenario di base presuppone una conclusione del conflitto ad aprile e incorpora una crescita moderatamente inferiore, un'inflazione sensibilmente più elevata e un cambiamento nell'orientamento della politica monetaria. I rischi rispetto allo scenario di base sono chiaramente orientati al ribasso e dipendono in modo critico dalla durata del conflitto. Uno scenario avverso pronunciato, inclusivo di un repricing marcato dei mercati, potrebbe amplificare l'impatto macroeconomico e tradursi in un rallentamento globale generalizzato". Questo lo scenario prospettato da S&P Global Ratings nel nuovo Global Economic Outlook.

Nel dettaglio S&P ha dimezzato le stime di crescita dell'Italia alla luce dell'impatto della guerra in Iran. L'agenzia ora prevede una crescita del Pil del nostro Paese dello 0,4% per quest'anno rispetto alla precedente previsione del +0,8%, e dello 0,8% per il 2027 rispetto al precedente +0,9%. Si tratta per il 2026 di un taglio di 0,4 punti percentuali, l'intervento al ribasso più forte nell'ambito delle principali economie e pari a quello previsto per il Regno Unito (ma a +1%).

Il Pil dell'eurozona per il 2026 è visto ora a +1% dalla precedente stima di +1,2%. In particolare per quest'anno la crescita della Germania è prevista a +0,8% (da +1,1%) e quella della Francia a +0,8% (da +1%).

S&P prevede anche un indebolimento delle condizioni di credito nei prossimi 12 mesi. "Riteniamo – evidenzia l'agenzia di rating nel Global Credit Outlook – che il conflitto in Medio Oriente possa rappresentare il catalizzatore che porterà il ciclo del credito – e le prolungate condizioni di finanziamento favorevoli –a invertire la rotta. La durata del conflitto determinerà se il deterioramento sarà contenuto o diffuso. Anche qualora la chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz si attenuasse nelle prossime settimane, il conflitto ha finora neutralizzato le attese di pressioni al rialzo sulla crescita".

"Il nostro scenario di base – rileva S&P – presuppone ora che la fase più intensa del conflitto in Medio Oriente si attenui nel corso di aprile. Alcune discontinuità sono tuttavia destinate a persistere fino alla fine dell'estate riflettendo congestione portuale, ritardi assicurativi, tempi necessari al riavvio della produzione e danni fisici più duraturi. Una durata più estesa del conflitto o una capacità prolungata dell'Iran di dissuadere il traffico marittimo potrebbero determinare un esito significativamente più negativo per il credito".

L'aumento dei costi energetici e le interruzioni delle catene di approvvigionamento – si legge nel report che aggiorna le precedenti stime dell'agenzia di rating sul credito – peseranno sulla crescita e alimenteranno l'inflazione, complicando il quadro relativo ai tassi di interesse. "Prevediamo – evidenzia S&P – che i prezzi dell'energia rimangano elevati e volatili. Presumiamo per il resto del 2026 un prezzo medio del petrolio Brent pari a 80 dollari al barile, con picchi temporanei superiori a 100 dollari al barile, e un prezzo medio del gas naturale TTF del Nord-Ovest Europa pari a 18 dollari per milione di Btu. Le discontinuità si estendono ad altre materie prime (ad esempio fertilizzanti), con implicazioni settoriali diffuse (ad esempio nell'agricoltura) sia nei mercati sviluppati che in quelli emergenti. Gli shock sui prezzi dell'energia e dei beni alimentari si tradurranno verosimilmente in un aumento dell'inflazione core".

I rischi sono in rapido aumento. "Qualora il conflitto si intensificasse o si protraesse oltre le ipotesi dello scenario di base, – spiega l'agenzia di rating – le interruzioni delle forniture energetiche globali e i livelli dei prezzi costituirebbero il principale canale di ulteriore stress. I mercati finanziari aumenterebbero verosimilmente le aspettative di recessione, con pressioni inflazionistiche associate che porrebbero scelte complesse per la politica monetaria delle banche centrali. Al di là dell'energia e delle catene di approvvigionamento, permangono diversi rischi preesistenti. L'orientamento commerciale degli Stati Uniti non è cambiato, sebbene gli strumenti tariffari evolveranno a seguito della decisione della Corte Suprema. Più in generale, un indebolimento del dinamismo economico potrebbe mettere alla prova la resilienza dei mercati pubblici e privati. Inoltre, l'aumento delle esigenze fiscali – inclusi i costi per la difesa e la sicurezza sociale legati all'invecchiamento della popolazione sta esercitando pressioni su numerosi bilanci nazionali, con alcuni governi che stanno anche adottando misure per attenuare l'impatto dell'inflazione energetica su famiglie e imprese".

L'intelligenza artificiale presenta implicazioni creditizie eterogenee e articolate. "Una questione chiave – sottolinea S&P – riguarda la capacità dei guadagni di produttività di sostenere la crescita oltre il contributo iniziale derivante dallo sviluppo dei data center, che dovrebbe rimanere un fattore di supporto nei prossimi anni, in particolare negli Stati Uniti. Un ulteriore tema—evidenziato dalla recente correzione dei mercati nel settore software—riguarda se l'IA migliorerà l'efficienza e rafforzerà determinati settori o se li sostituirà. Nel breve termine, le interruzioni delle catene di approvvigionamento legate al conflitto in Medio Oriente potrebbero inoltre rallentare lo sviluppo dei data center".

Finora, la resilienza economica ha attenuato gli impatti sul credito. "I downgrade e i default – si legge nel nuovo Global Credit Outlook – si sono mantenuti contenuti all'ingresso del conflitto. Non si è inoltre osservato un incremento significativo delle revisioni negative degli outlook o delle assegnazioni in CreditWatch nel mese di marzo. Tuttavia, ulteriori revisioni delle nostre ipotesi sui prezzi dell'energia e sul quadro macroeconomico potrebbero continuare a orientare negativamente le prospettive di credito, in funzione della durata del conflitto e dei danni alle infrastrutture critiche".

Alcuni Paesi e regioni risultano più vulnerabili di altri. In particolare l'Asia meridionale, data la sua dipendenza dalle forniture energetiche provenienti dai Paesi del Golfo e le riserve significativamente inferiori di petrolio e gas. Anche l'Europa è sensibile agli effetti del conflitto sui prezzi dell'energia – in particolare del gas naturale liquefatto – con implicazioni – conclude il report – per le prospettive di inflazione e crescita.















(Teleborsa) 02-04-2026 14:26


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