Il sistema ETS divide: otto Paesi contro lo stop auspicato dall'Italia
(Teleborsa) - Non c'è accordo fra gli Stati membri dell'UE sulla possibilità di sospendere il sistema ETS per calmierare i prezzi dell'energia in questa fase critica causata dalla guerra in Medioriente. In vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo i pareri sono più contrastanti che mai e, se l'Italia aveva sperato di far passare la proposta di una sospensione temporanea dell'ETS - ne ha parlato anche la Premier Giorgia Meloni nell'informativa al Parlamento - otto Sati europei si dicono assolutamente contrari ad uno sto, anche temporaneo, della misura.In un non-paper firmato il 12 marzo, Danimarca, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi, Lussemburgo, Portogallo, Spagna e Slovenia hanno definito l'ETS un "pilastro della politica climatica" europea ed hanno dunque respinto la proposta (italiana) di sospendere temporaneamente il sistema di scambio delle emissioni. Per questi otto Stati europei , il rischio è "indebolire i segnali di prezzo del carbonio che sostengono gli investimenti e la stabilità del mercato".
Un passo indietro. L'Emission Trading System o ETS è un sistema istituito dalla Commissione europea nel 2005 per garantire il raggiungimento degli obiettivi climatici al 2030 ed al 2050. Si tratta di un meccanismo di scambio delle quote della CO2 prodotta con la propria attività ed emessa in atmosfera, che impone una sorta di tassazione delle industrie energivore che inquinano di più (producono più CO2) e che sono costrette a comprare i certificati ETS nelle aste pubbliche per poter inquinare oltre il tetto prestabilito, che viene aggiornato e ridotto di anno in anno in modo da stimolare le imprese a inquinare sempre meno. Il meccanismo di acquisto dei certificati verdi in asta, destinato a fermarsi nel 2034, ed il contemporaneo abbassamento della soglia di emissioni consentite ha fatto schizzare il prezzo degli ETS che sono arrivati a toccare i 90 euro.
Il non-paper siglato ieri da otto Stati europei si contrappone ad una iniziativa speculare di undici Stati europei, capitanata dall'Italia, in cui si chiedeva una modifica del sistema ETS. La proposta era stata avanzata dal Ministro Urso a fine febbraio e supportata da un gruppo di altri dieci Stati definitisi "Amici dell'Industria", e chiedeva di congelare l'ETS fino a una eventuale revisione in modo che non rappresentasse più un'ulteriore tassa per le imprese. Una proposta che è quanto mai attuale oggi che i prezzi dell'energia sono schizzati a causa della guerra in Medioriente e rischiano di pesare come macigni sull'industria europea.
Ne derivano dunque due posizioni opposte e numericamente consistenti, che andranno a scontrarsi in vista del Consiglio europeo in calendario la prossima settimana (19-20 marzo).
(Teleborsa) 13-03-2026 08:43