Franchising Forum 2026, Tosco (Reting Italia): "Da racconto a standard tecnico per colmare gap competenza settore"
(Teleborsa) - Reting Italia ha ripensato integralmente il format del Franchising Forum, giunto alla seconda edizione, con un taglio da workshop tecnico-intensivo che sostituisce l'impostazione narrativa dell'edizione inaugurale. L'appuntamento del 2026 si tiene a Rimini con circa 110 partecipanti e oltre 25 speaker specializzati tra cui Francesco Pinto, co-fondatore di Yamamay, Franco Manna, fondatore e presidente di Rossopomodoro, Pierpaolo Coli, Head of Franchising di McDonald's, e Marco Aprile, Responsabile Sviluppo Franchising di Midas Italia.A fare da cornice all'iniziativa, una ricerca Patrigest-Gabetti per Assofranchising – condotta su un campione di mille cittadini e presentata al Forum – che fotografa il paradosso di un comparto da 34 miliardi di euro di giro d'affari: il 93% della popolazione dichiara di sapere cos'è il franchising, ma appena il 21% ne comprende davvero i meccanismi. Tra chi ha la licenza media, la comprensione approfondita si ferma all'11%, mentre tra i laureati sale al 26%, con una concentrazione maggiore tra uomini e under 45.
Nella percezione degli italiani il franchising è soprattutto brand: il 51% degli intervistati lo associa all'apertura di un'attività con un marchio già noto, il 37% pensa alle royalties e solo il 29% lo collega al supporto operativo della casa madre. Il giudizio medio si attesta a 6,6 su dieci, con vantaggi e svantaggi che si bilanciano quasi perfettamente nell'immaginario collettivo. Il 56% dei cittadini prenderebbe in considerazione il franchising per il proprio futuro, ma con molta cautela.
"Se l'anno scorso l'obiettivo era fare cultura raccontando le storie delle persone, quest';anno il Forum unisce cultura e formazione", ha dichiarato Enrico Tosco, CEO di Reting Italia, sottolineando come l'ambizione dichiarata sia quella di costruire un gold standard del
modello franchising italiano, partendo non dalla teoria ma dalla voce di chi le reti le ha createe gestite.
Dalla ricerca emerge un dato significativo: chi dichiara di conoscere bene il modello cambia radicalmente atteggiamento, con i vincoli contrattuali – percepiti come rigidità dal 50% del campione generale – che vengono riletti come supporto e guida, e l'interesse personale che cresce in modo netto. L'unico ostacolo che resiste, e anzi si rafforza con la consapevolezza, sono i costi iniziali elevati. Chi non è interessato, dal canto suo, non critica il franchising: semplicemente non vuole fare l'imprenditore.
"Il passaggio dell'edizione 2026 da racconto a standard tecnico è la traduzione operativa di questa logica" ha aggiunto Tosco, evidenziando come la formazione diventi lo strumento per colmare quel gap che la ricerca mette nero su bianco.
La scelta di mescolare settori diversi – food, abbigliamento, ristorazione internazionale – risponde alla volontà di mostrare il franchising come disciplina gestionale trasversale. L'impegno degli organizzatori verso ogni partecipante è preciso: uscire con una mappa operativa per costruire una rete e una checklist concreta di azioni da intraprendere ed errori da evitare.
La prima edizione, nel 2025, aveva già segnato un precedente riunendo per la prima volta in Italia cento reti franchising in una singola giornata di formazione e networking. Il salto verso il formato tecnico-intensivo risponde a una domanda che arriva dal mercato stesso: il settore italiano, pur solido nei numeri con i suoi 34 miliardi di giro d'affari, presenta potenzialità inespresse legate non alla diffidenza ma alla superficialità della conoscenza. Le prospettive di crescita passano tutte dalla professionalizzazione e dalla costruzione di un linguaggio comune e di standard formativi condivisi, affinché un cittadino su due potenzialmente interessato possa convertire quell'interesse in azione imprenditoriale consapevole.
(Teleborsa) 12-06-2026 09:36