Fed lascia i tassi invariati, si avvicina la fine del mandato di Powell
(Teleborsa) - La Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi d'interesse, lasciando il range dei federal funds tra il 3,5% e il 3,75%, ma il meeting ha evidenziato una crescente divisione interna sulle prospettive di politica monetaria, anche a causa dell'aumento dell'incertezza legata al conflitto in Medio Oriente.La decisione è stata approvata con un voto 8-4, il maggior numero di dissensi dal 1992. Tre membri – Beth Hammack (Cleveland Fed), Neel Kashkari (Minneapolis Fed) e Lorie Logan (Dallas Fed) – hanno sostenuto il mantenimento dei tassi ma si sono opposti all'inserimento nel comunicato di un "bias all'allentamento", che suggeriva possibili futuri tagli dei tassi.
Il governatore Stephen Miran ha invece votato contro la decisione, chiedendo un taglio di 25 punti base.
Nel comunicato finale, la Fed ha sottolineato che gli sviluppi in Medio Oriente stanno contribuendo a un'elevata incertezza sulle prospettive economiche, modificando leggermente la formulazione precedente. Resta invariato il riferimento alla "portata e tempistica di ulteriori aggiustamenti" dei tassi.
Il risultato arriva in un contesto in cui mercati ed economisti si aspettavano tassi fermi almeno fino alla fine dell'anno, dopo i tre tagli effettuati negli ultimi mesi del 2025.
Il futuro di Powell
La riunione della Federal Reserve potrebbe essere stata l'ultima guidata da Jerome Powell, dopo che il Dipartimento di Giustizia ha archiviato una controversa indagine penale sulla banca centrale, aprendo la strada alla possibile conferma al Senato di Kevin Warsh come prossimo presidente della Fed.
Powell è atteso alle 20:30 (14:30 ora di Washington) per una conferenza stampa, durante la quale non mancheranno domande sul suo futuro. Il mandato da presidente scade il 15 maggio, ma Powell potrebbe rimanere nel Board of Governors fino a gennaio 2028.
Warsh dovrebbe assumere la guida della Fed mentre il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran continua ad alimentare incertezza tra imprese ed economisti. Il conseguente aumento dei prezzi dell'energia rischia di rafforzare un'inflazione già persistente, mentre il peso sui consumatori potrebbe tradursi in rallentamento della crescita e perdita di posti di lavoro.
Si delinea così uno scenario complesso per la banca centrale, con inflazione elevata e disoccupazione in aumento che spingono la politica monetaria in direzioni opposte. Attualmente il tasso di disoccupazione appare stabile, ma la creazione netta di posti di lavoro è vicina allo zero nell'ultimo anno, segnalando vulnerabilità del mercato del lavoro.
Nel frattempo, l'inflazione resta sopra il target del 2% da cinque anni. Durante la riunione, il Brent ha raggiunto i livelli più alti da giugno 2022. Sebbene nessun membro della Fed abbia indicato un imminente rialzo dei tassi, alcuni iniziano a non escluderlo.
Un recente rapporto ha mostrato che l'inflazione dei prezzi al consumo è aumentata a marzo al ritmo più forte degli ultimi quattro anni, trainata dal rialzo record della benzina. L'impatto è al momento concentrato sull'energia, ma economisti e aziende avvertono che un conflitto prolungato potrebbe estendere le pressioni inflazionistiche anche ad altri settori dell'economia.
(Teleborsa) 29-04-2026 20:12