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Export a +3,3% nel 2025: Made in Italy resiste a guerre commerciali e instabilità

News Image (Teleborsa) - Nel 2025 le esportazioni italiane di beni in valore hanno toccato i 643,2 miliardi di euro, in crescita del 3,3% rispetto al 2024. Nonostante un aumento delle importazioni del 3,2%, l'Italia ha registrato un surplus commerciale di circa 51 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto al 2024. Tuttavia, il report "Export Italiano: orientarsi tra guerre commerciali e tensioni internazionali" realizzato da Coface evidenzia anche le criticità che caratterizzano il 2026: la debolezza della crescita dei principali partner europei, le tensioni commerciali ancora presenti e gli effetti dell'incertezza geopolitica derivante dal conflitto in Medio Oriente.


Confermando un trend già emerso nella prima metà del 2025, la farmaceutica ha dato un contribuito significativo alla crescita complessiva delle esportazioni nell'intero anno. Il settore farmaceutico vanta una crescita annua di +28,5%, grazie alle vendite negli Stati Uniti (+10 punti percentuali), seguiti da Francia (+6 pp) e Spagna (+5 pp). Anche metalli, alimentare e mezzi di trasporto registrano tassi di crescita rilevanti (rispettivamente +9,8%, +4,3% e +4,1%). I metalli beneficiano dell'export di oro verso la Svizzera, mentre la performance dei mezzi di trasporto è legata alla cantieristica navale, in particolare le consegne di navi da crociera nel primo e nel terzo trimestre dell'anno: un comparto con ottime prospettive anche per i prossimi anni. Il settore auto resta in difficoltà per la scarsa domanda e il calo delle vendite, soprattutto negli Stati Uniti.

Si riduce l'export di tessili, abbigliamento e calzature (-1,9%), mentre macchinari, apparecchi elettrici e prodotti in gomma e plastica sono rimasti sostanzialmente stabili.


Tornano ad aumentare le esportazioni verso i maggiori partner commerciali – Stati Uniti, Unione Europea e Svizzera – che nel 2024 avevano registrato un rallentamento dei flussi dall'Italia. Non tutti i settori però ne beneficiano allo stesso modo. La crescita dell'export in Francia (+5,3%), Spagna (+10,6%) e Stati Uniti (+7,2%) è dovuta alla domanda di prodotti farmaceutici, mentre l'incremento verso la Germania (+2,4%) è legato soprattutto alle navi da crociera.

Appare preoccupante la sensibile riduzione delle esportazioni verso la Cina (soprattutto macchinari, prodotti di abbigliamento e pelle), alla luce del potenziale di questo mercato.

Quest'anno l'Unione Europea e l'India hanno concluso i negoziati per un accordo di libero scambio. Sono previsti altri passaggi prima dell'entrata in vigore, ma la ratifica sembra meno esposta ai rischi e alle contestazioni che hanno caratterizzato l'accordo UE-Mercosur.

Con una popolazione di oltre 1,4 milioni di abitanti, l'India è un mercato dalle potenzialità interessanti. Pur considerando gli inevitabili tempi tecnici, l'accordo apre prospettive di crescita per diversi settori manifatturieri europei: dalla farmaceutica all'auto, dai macchinari all'agroalimentare.

È sicuramente una buona notizia per chi vuole esplorare nuove opportunità di diversificazione, in un contesto globale così problematico. L'instabilità in Medio Oriente e gli effetti del blocco dello Stretto di Hormuz hanno messo sotto pressione i mercati globali e le catene di approvvigionamento. L'Italia è esposta non solo dal punto di vista delle forniture energetiche (il 10% delle sue importazioni totali di gas naturale arriva dal Qatar) ma anche dei flussi commerciali: i paesi del Golfo - con i loro programmi di investimento e un mercato di consumatori ad alto reddito - rappresentano una regione strategica per vari settori esportatori: macchinari, gioielleria, tessile e abbigliamento, macchinari elettrici, metalli, alimentari e farmaceutica. Nel 2025 i paesi del Golfo hanno assorbito il 14% delle esportazioni totali di valvole e rubinetteria. Le tensioni derivanti dal conflitto incidono in modo diretto sulla domanda (per le conseguenze della sospensione di vari progetti) e indirettamente attraverso l'aumento dei costi.



Per Pietro Vargiu, Country Manager Coface Italia "Nonostante un contesto internazionale complesso e rischioso, le imprese esportatrici italiane si dimostrano ancora vitali e capaci di adattarsi alle circostanze. Tuttavia, i risultati non premiano tutti in uguale misura. I successi di alcune industrie compensano le difficoltà di altri comparti chiave del made in Italy, mentre il recupero in alcune destinazioni tradizionali è già messo a rischio da previsioni di crescita economica limitata. La situazione resta molto volatile, ma può offrire anche nuove occasioni di business e diversificazione. Appoggiarsi a partner competenti e con esperienza nella gestione dei rischi può fare la differenza: Coface offre alle aziende che operano a livello internazionale un ecosistema completo di soluzioni per anticipare i rischi, proteggere il business e cogliere le opportunità di crescita, anche su mercati completamente nuovi."

(Teleborsa) 17-06-2026 17:31


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