ex Ilva, sindacati proclamano sciopero 24 ore dopo annuncio choc chiusura
(Teleborsa) - Stop agli impianti ex Ilva di Taranto, Genova e Novi ligure, con relativo pre-spegnimento dell'area a caldo dell'impianto tarantino, e cassa integrazione per circa 4.500 dipendenti ex Ilva. E' quanto ha annunciato (e chiesto) ieri Acciaierie d'Italia in AS nel giorno in cui si riuniva il tavolo con i sindacati a Palazzo Chigi, in seguito alla sentenza della Corte d'Appello di Milano, che lo scorso 5 ottobre aveva intimato per la seconda volta lo spegnimento dell'area a caldo dello stabilimento tarantino entro il 24 ottobre. Dopo queste notizie, i sindacati hanno proclamando 24 ore di sciopero per lunedì 12 ottobre, presso tutti gli stabilimenti Ex Ilva.Acciaierie d'Italia ha annunciato che a partire da oggi, 9 ottobre, saranno sospese tutte le attività dell'area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Gli impianti - ha spiegato - saranno mantenuti in modalità di riscaldo ("hot stand-by") in attesa della decisione della Corte di Cassazione, ma "in assenza" di una pronuncia favorevole, verrà "sospeso" anche il mantenimento in riscaldo degli impianti a partire dal 24 ottobre, con lo spegnimento definitivo dell'area a caldo previsto entro il 25 ottobre, senza possibilità"di riavvio successivo.
ADI ha poi chiesto al governo il mantenimento della cassa integrazione attualmente in vigore, che prevede un tetto massimo di 4.450 lavoratori con scadenza al 28 febbraio 2027 e l'eventuale ampiamento di tali numeri a seguito di un esame congiunto con le organizzazioni sindacali ed in attesa delle determinazioni della Corte di Cassazione.
L'annuncio choc da parte dell'azienda arriva proprio nel giorno in cui si riuniva il tavolo a Palazzo Chigi con i sindacati, per fare il punto della situazione e discutere del futuro dell'azienda. All'incontro, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, erano presenti Ministro Adolfo Urso, la titolare del lavoro Marina Calderone, in videocollegamento il Ministro Giancarlo Giorgetti ed il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud Luigi Sbarra. Per le organizzazioni sindacali erano intervenuti Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager e, lato imprese, Invitalia ed i commissari straordinari di Acciaierie d'Italia e del Gruppo Ilva.
Nel corso del tavolo, il Governo si è detto intenzionato a portare già nel prossimo Consiglio dei ministri un decreto-legge che contenga le tutele sociali per i lavoratori e che punti a una Cassa integrazione, non per chiusura attività, ma in una prospettiva di continuità. Resta ferma – ha precisato Mantovano – l'intenzione del Governo di puntare alla produzione di acciaio green con impianto Dri e forni elettrici, purché nell'ambito di un piano industriale credibile. Il sottosegretario ha poi ribadito che le risorse "ci sono" e possono essere utilizzate per l'area di Taranto "in quanto destinate alla decarbonizzazione" ed ha parlato di "ulteriori semplificazioni e incentivi per i progetti di investimento nell'area di Taranto che puntino, previa riqualificazione professionale dei lavoratori, ad assorbire quanti dovessero restare senza lavoro per la vicenda Ilva".
Ripercorrendo le vicende giudiziarie, infine, Mantovano ha ribadito che l'obiettivo del governo "non è tanto quello di sterilizzare del tutto il decreto della Corte d'Appello", quanto "evitare il rischio che la piena e totale esecuzione dell'ordine di spegnimento degli altoforni renda vana un'eventuale decisione della Cassazione che dovesse consentire ai forni di restare in attività. "Stiamo quindi verificando se ci sono i margini - ha precisato - per non arrivare allo spegnimento completo affinché non si determini un pregiudizio completo agli impianti".
"A poche ore dall'incontro del governo con i sindacati, Acciaierie d'Italia si affretta ad annunciare l'attivazione della cassa integrazione dei lavoratori con un tempismo che ha il solo effetto di aggravare la tensione in una situazione già drammatica e che rischia di ricadere solo sui lavoratori e sui territori dove lavorano", ha denunciato il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, auspicando che il governo "possa scongiurare questa ipotesi". "L'annunciata chiusura degli stabilimenti ex Ilva di Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi rappresenta una notizia molto grave, non solo per Liguria e Piemonte, ma per l'intera filiera dell'acciaio italiana, strategica per il futuro industriale del Paese", hanno aggiunto il presidente di Regione Liguria Marco Bucci ed il presidente di Regione Piemonte Alberto Cirio.
(Teleborsa) 09-10-2026 09:18