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Debito, Giorgetti: quando Paese perde controllo non sceglie, subisce

News Image (Teleborsa) - "Quando un Paese perde il controllo del debito non sceglie più: subisce". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso del suo intervento all'evento 'Universalismo e sostenibilita' del SSN' organizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà presso l'Università dell'Insubria a Varese "Lo dico davanti a chi ha costruito opere per le persone che hanno più bisogno: un bilancio in ordine è una scelta redistributiva, prima che contabile - ha spiegato -. Gli interessi pagano il passato. La spesa utile va a chi ha bisogno, e prima di tutti a chi le cure non potrebbe pagarsele. Un bilancio schiacciato dagli interessi taglia in modo lineare". "Solo un bilancio in ordine - ha concluso il ministro - può permettersi di essere selettivo e di sostenere ciò che funziona. Questa è la parte che deve fare lo Stato".

"Le priorità di un Paese si decidono nel suo bilancio, e un Paese è sovrano se quelle priorità le sceglie da sé. Due settimane fa, a Cernobbio, ho detto che la prudenza sul debito è una forma di sovranismo pragmatico. Lo ripeto qui: la sovranità si esercita tenendo i conti in ordine", ha ribadito Giorgetti nel suo intervento. "L'Italia ha 3.000 miliardi di debito, il 137% del pil: decide da sé finché conserva la fiducia di chi le presta i soldi; se la perde, le priorità le dettano i creditori - ha proseguito -. Oggi quella fiducia c'è. Lo spread è rimasto stabile, il rating è migliorato, e gli interessi risparmiati sono il fieno in cascina con cui abbiamo aumentato il fondo sanitario"

"Nel bilancio pubblico ci sono due tipi di spesa. La prima non la scegliamo: gli interessi sul debito, nel 2025 il 3,9% del pil, quasi 90 miliardi. Si pagano per primi, non si votano, non si rinviano. La seconda la scegliamo. Ogni euro in più di interessi è un euro in meno di spesa utile. E la spesa per interessi non cura nessuno". "E questa non è teoria: è storia - ha sottolineato -. Le due volte in cui la spesa sanitaria ha frenato, dagli anni Novanta a oggi, è stato dopo le crisi finanziarie del 1992 e del 2011: tra il 2012 e il 2019 circa 40 miliardi di tagli"

"Viviamo più a lungo, e più a lungo conviviamo con la malattia, 24 milioni di italiani hanno una malattia cronica. Per questi pazienti, per le loro famiglie, il problema non è la singola prestazione: è essere seguiti nel tempo, fuori dall'ospedale. Per farlo, non basta chiedere e ottenere più risorse: serve organizzazione". "Il pubblico, da parte sua, deve rinnovare i propri strumenti - ha spiegato Giorgetti -. Penso che alla sanità pubblica, oggi, serva una robusta iniezione di ingegneri gestionali, per dare priorità all'organizzazione dei servizi e all'ottimizzazione dei processi. Chi esce dall'ospedale deve sapere chi lo seguirà a casa: questa certezza è parte della cura. Altrimenti, il sistema gli scarica addosso un lavoro che spettava al sistema. E chi ha meno mezzi si arrende prima: sei milioni di persone, ricorda il rapporto, hanno rinunciato a visite o esami per le attese o per i costi". "Lo stesso vale per la prevenzione, per le liste d'attesa, per il pronto soccorso - ha concluso -. La questione è una sola: chi risponde di ciò che accade prima e dopo la prestazione"

"Per il 2026 il Governo ha portato il finanziamento del Servizio sanitario a 142,9 miliardi, oltre 6 in più rispetto al 2025. Ma i cittadini non misurano la sanità in miliardi". "Per questo - ha proseguito -, condivido la tesi centrale del rapporto: la continuità dell'assistenza deve diventare una responsabilità riconoscibile. E chi dirige risponde dei risultati di cura, oltre che dell'equilibrio dei conti". "I 6 miliardi in più che il Governo ha stanziato sono un presupposto importante - ha spiegato Giorgetti -, la prova dell'impatto di queste risorse è quando e come diventano cura. Certo, le risorse sono un presupposto, producono un risultato quando e come diventano cura. Questa è la prima responsabilità di chi organizza e dirige i servizi"

"Gli italiani spendono di tasca propria 41 miliardi l'anno per la salute e per l'8,6% delle famiglie quelle spese sono insostenibili. Io penso che si debba rafforzare e organizzare meglio il ruolo dei fondi sanitari e dei fondi pensione". "Per i fondi sanitari, il vantaggio fiscale deve essere legato alla protezione effettivamente offerta agli iscritti - ha spiegato -. Per i fondi pensione, la copertura per la non autosufficienza valida per tutta la vita deve diventare una componente di ogni piano pensionistico. Poter contare su una pensione più alta in caso di non autosufficienza è un passaggio di civiltà, e di educazione finanziaria, che mi sento in dovere di incoraggiare".

(Teleborsa) 21-09-2026 15:56


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