Costruzioni, Deloitte: rallenta crescita globale ma mercato italiano in forte aumento
(Teleborsa) - Secondo l'ultima edizione del report Global Powers of Construction di Deloitte, che analizza le performance delle prime 100 aziende quotate a livello mondiale del settore, la produzione globale è cresciuta del 3,1% – in diminuzione rispetto alle rilevazioni precedenti – mentre le imprese italiane vedono un incremento straordinario dei ricavi del +20,6%."Il 2024 ha rappresentato un anno di rallentamento per la crescita dell'edilizia a livello globale. La produzione è aumentata del 3,1%, ma ad un ritmo inferiore rispetto all'anno precedente, e per il 2025 si prevede un ulteriore decelerazione al 2,3%, a causa di criticità ormai strutturali: carenza di manodopera qualificata, costi delle materie prime ancora elevati, fragilità delle catene di fornitura e pressioni crescenti sul fronte della sostenibilità". Così Claudio Golino, Enterprise Security Leader di Deloitte Italia, commenta l'andamento del settore delle costruzioni su Voices, la piattaforma che ospita commenti a firma degli esperti Deloitte su temi di attualità.
Le prospettive di lungo periodo restano comunque positive, secondo lo studio Deloitte, con un CAGR atteso del 5,5% nel periodo 2025-2030. Guardando alle principali regioni globali, nei Paesi europei il comparto ha registrato un calo medio della produzione di circa il 2% nel 2024, con poche economie capaci di chiudere l'anno in positivo. In altre aree geografiche, il settore mostra maggiore solidità: negli Stati Uniti la crescita tra il 2020 e il 2024 è stata elevata (CAGR 7,3%) e si conferma positiva anche nel 2025-2029 (CAGR 4,4%); in Cina il mercato delle costruzioni continua a espandersi, con una crescita reale prevista del 3,2% nel 2025 e un CAGR del 4,1% per il periodo 2026-2029; in Giappone, infine, il settore è atteso crescere dell'1,6% nel 2025, con un CAGR dell'1,2% per il periodo 2025-2029.
Il report "conferma il generale rallentamento tra i principali player, evidenziando un lieve calo dei ricavi totali, scesi a 1,98 trilioni di dollari nel 2024, in diminuzione dell'1% rispetto all'anno precedente. A livello globale il mercato resta dominato dai grandi gruppi cinesi, con le prime tre società che generano da sole circa un terzo dei ricavi globali e l'intero blocco cinese che pesa per oltre la metà del totale (51,2%)", aggiunge Golino.
Nonostante il periodo di contrazione, secondo lo studio Deloitte, l'Europa si distingue per presenza e vitalità: con 42 società presenti nella Top 100, il continente non solo conferma la propria forza numerica, ma segna anche una crescita robusta: +6,2% dei ricavi, pari a 436 miliardi di dollari. La quota europea arriva così al 22% del totale mondiale, oltre due volte superiore ai contributi singoli di Giappone (9,1%) e Stati Uniti (8,8%).
A trainare questo risultato sono soprattutto i gruppi francesi, che rappresentano l'8,3% dei ricavi complessivi della classifica, e quelli spagnoli, responsabili del 4,9% e protagonisti di un incremento dell'11,9% nel 2024. Anche l'Italia mostra un segnale molto positivo: pur incidendo solo per l'1,4% dei ricavi complessivi generati globalmente dalle prime 100, le imprese italiane registrano la crescita relativa più elevata tra le principali aree geografiche analizzate, con un +20,6% dei ricavi. Analizzando più da vicino il contributo europeo nella Top 100, l'Italia si colloca al quinto posto per quota sui ricavi totali del continente (6,5%), dietro a Francia (37,3%), Spagna (21,8%), Regno Unito (12,8%) e Svezia (6,7%) e sale al secondo posto considerando i ricavi medi sul totale delle aziende nazionali (14.252 miliardi di dollari), superata solo dai gruppi francesi, che con tre società raggiungono una media di 54.751 miliardi di dollari.
"I grandi gruppi europei stanno consolidando la propria posizione nel panorama internazionale facendo leva su due strategie complementari: diversificazione del portafoglio e internazionalizzazione. La loro combinazione consente di stabilizzare i ricavi, ridurre la dipendenza dai mercati domestici e distribuire in modo più equilibrato i rischi geografici e settoriali", osserva Golino.
Accanto alle strategie di diversificazione e internazionalizzazione, prosegue l'esperto, "il settore deve misurarsi con trend strutturali di lungo periodo: urbanizzazione, invecchiamento della popolazione, digitalizzazione e decarbonizzazione". Questi fattori "alimenteranno forti investimenti in infrastrutture di trasporto, energia, telecomunicazioni e asset digitali – un'opportunità che, nell'Unione Europea, potrà essere sostenuta dal programma NextGenerationEU fino al 2026 e da eventuali strumenti successivi".
Tra i driver di crescita, l'urbanizzazione emerge come fattore chiave: secondo le stime delle Nazioni Unite, entro il 2050 circa il 70% della popolazione globale vivrà in aree urbane. Una transizione che richiederà nuove infrastrutture e un enorme volume di costruzioni, aprendo opportunità significative per i grandi gruppi internazionali. "Tuttavia, per coglierle pienamente, il settore dovrà prima rafforzare la propria solidità finanziaria e la propria redditività", sottolinea Golino. "Nel 2024, i gruppi europei presenti nella Top 30 hanno registrato un margine EBIT del 3,1% nelle attività ‘core': il livello più basso degli ultimi quattro anni".
In questo contesto entra in gioco la smart construction: non solo introdurre strumenti digitali ma anche trasformare l'intera catena del valore attraverso l'integrazione di tecnologie come AI, digital twin, automazione e sistemi digitali avanzati. Una trasformazione che negli ultimi 5-10 anni ha rivoluzionato le modalità operative del settore, dalla fase di gara alla costruzione, alla consegna, fino alla manutenzione degli asset. La smart construction non è solo un acceleratore operativo: è una leva strategica e finanziaria. Riduce i rischi, migliora la pianificazione, ottimizza l'uso del capitale, aumenta la prevedibilità dei progetti e contribuisce a migliorare i margini in un settore dove la redditività è storicamente fragile. Non sorprende dunque che diversi grandi gruppi europei stiano costruendo veri e propri ecosistemi digitali integrati, supportati da centri di innovazione dedicati, evidenzia Deloitte.
(Teleborsa) 12-01-2026 14:41