Corte UE: possibile il congelamento dei beni russi detenuti da trust
(Teleborsa) - La Corte di giustizia dell'Unione europea (CURIA) ha stabilito che l'UE può congelare i beni collegati a cittadini russi soggetti a sanzioni per la guerra in Ucraina, anche se tali beni sono detenuti da un trust e non sussiste alcun legame giuridico diretto con le persone coinvolte.La Corte di giustizia è stata investita di tre cause riguardanti il congelamento di fondi e di risorse economiche collegati indirettamente, attraverso strutture di tipo trust, a persone oggetto di misure restrittive adottate dall'Unione europea in considerazione dell'aggressione militare della Russia nei confronti dell'Ucraina. Nella prima causa, le società sono controllate da una società delle Bermuda, a sua volta detenuta da un trust disciplinato dalla legge delle Bermuda e il cui trustee è una società svizzera. Il disponente il trust è stato rimosso dall'elenco dei beneficiari prima di essere sanzionato nel 2022. Le autorità italiane hanno tuttavia congelato le società e i loro attivi, ritenendo che essi fossero sostanzialmente riconducibili allo stesso. Nelle altre due cause, il primo caso riguarda la società italiana FZ AR, membro di un gruppo internazionale, detenuta indirettamente da un trust stabilito nelle Bermuda. Il titolare effettivo iniziale era ZU, successivamente sostituito dalla moglie TU, entrambi sanzionati nel 2022. Nel secondo caso, lo yacht "Sailing", situato in Italia, appartiene alla società SX, controllata da un trust di cui TU è l'unica beneficiaria. In entrambi i casi, nonostante le clausole dei trust escludessero qualsiasi trasferimento a favore di persone sanzionate e qualsiasi forma di controllo da parte loro, le autorità hanno congelato la società FZ AR e lo yacht, ritenendo che essi rimanessero in pratica riconducibili al beneficiario del trust.
Le società interessate hanno impugnato tali decisioni dinanzi ad un giudice amministrativo italiano, sostenendo che le persone oggetto delle sanzioni non avevano alcun potere di disposizione né di controllo sulla gestione dei beni congelati. Il giudice italiano ha adito la Corte di giustizia.
Nelle sue sentenze, la Corte constata che il diritto dell'Unione riguarda una varietà di rapporti giuridici tra la persona o l'entità sanzionata e i fondi e le risorse economiche in questione, che va dal rapporto giuridico più ampio, che è quello della proprietà, alle situazioni in cui la persona o l'entità può esercitare un potere di fatto su detti fondi e dette risorse. Al fine di garantire l'efficacia del diritto dell'Unione, le nozioni di "appartenenza" e di "controllo" devono quindi essere interpretate in modo da comprendere qualsiasi forma di potere o influenza esercitata su tali beni, anche in assenza di un legame giuridico diretto con essi. Ne consegue che i beni possono essere considerati appartenenti al costituente o sotto il controllo di quest'ultimo o del beneficiario di un trust, quando tali persone dispongono di un potere di utilizzazione, di vantaggio, di disposizione o di influenza su tali risorse, nonché sulle decisioni prese dal trustee in relazione ad esse.
Tale interpretazione, si legge in una nota della Corte, è conforme, da un lato, alla finalità del "congelamento di fondi e di risorse economiche", che mira a limitare al massimo le operazioni che possono essere eseguite sui beni interessati, e, dall'altro, all'obiettivo delle misure restrittive, vale a dire la tutela dell'integrità territoriale dell'Ucraina nonché il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, che impongono di evitare qualsiasi elusione di tali misure.
(Foto: Corte di giustizia dell'Unione europea)
(Teleborsa) 21-05-2026 11:45