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Biocarburanti Eni in Kenya: rischi per agricoltori e sicurezza alimentare

News Image (Teleborsa) - Un'indagine di SourceMaterial e Politico, basata su dati di T&E, evidenzia che il progetto di Eni in Kenya per la produzione di biomasse su terreni marginali potrebbe danneggiare gli agricoltori locali e minacciare la sicurezza alimentare. Il progetto, spesso citato dal premier Meloni come esempio di approccio sostenibile del Piano Mattei, solleva dubbi sulla reale possibilità di produrre biomasse senza competere con le colture alimentari.

Nel 2024, la filiale di Eni in Kenya ha ricevuto 210 milioni di dollari di investimenti (135 milioni dalla Banca Mondiale e 75 milioni dal Fondo Italiano per il Clima) per espandere la coltivazione di ricino, destinato ai biocarburanti. L'azienda dichiarava che fino a 200.000 agricoltori keniani avrebbero beneficiato del progetto.

Tuttavia, i dati di T&E mostrano che, nonostante la produzione locale modesta, Eni ha importato olio di colza alimentare dal Sudafrica, utilizzato nelle filiali kenyote e riesportato in Italia, fino all'80% delle esportazioni verso le raffinerie di Gela e Venezia nel 2025. Gli agricoltori sarebbero stati incoraggiati a coltivare semi di ricino dagli intermediari incaricati da Eni. Questi stessi intermediari, poi, avrebbero in molti casi ignorato il raccolto, e non lo avrebbero acquistato per conto dell'azienda. Nella sua inchiesta, SourceMaterial ha raccolto numerose testimonianze secondo cui la coltivazione di ricino, che in molti casi avrebbe soppiantato quella del mais, ha lasciato le comunità locali senza sufficiente cibo. Secondo Valerio Bini, professore dell'Università di Milano che nel maggio 2025 ha intervistato 50 agricoltori coinvolti nel progetto di Eni, praticamente tutti avevano sostituito le colture alimentari con il ricino. Ciò è particolarmente preoccupante nel contesto dell'attuale crisi alimentare globale, afferma T&E.

"Il progetto di Eni in Kenya dovrebbe dimostrare che le materie prime per i biocarburanti possono essere coltivate su larga scala in modo sostenibile, senza fare ricorso a colture alimentari. Eni si è impegnata in questa direzione, in Kenya, con l'obiettivo di utilizzare solo terreni di scarsa qualità, non utili al sostentamento alimentare della popolazione. Per questo progetto ha ricevuto ingenti fondi, anche pubblici. Tuttavia, dai dati pubblicati da SourceMaterial, sembrerebbe costretta a importare in Kenya biomassa alimentare dal SudAfrica, per poi spedirla in Italia, forse a compensazione della mancata produzione kenyota" ha dichiarato Carlo Tritto, Sustainable Fuels manager di T&E, che continua: "I biocarburanti derivati da colture alimentari offrono benefici climatici molto limitati e a volte nulli, e comportano severi rischi di cambiamento di destinazione d'uso del suolo e di competizione con i fabbisogni alimentari. Chiediamo a ENI maggiore trasparenza, e chiarimenti: perché quanto emerge dall'inchiesta è l'esatto contrario di ciò che il progetto dovrebbe realizzare, e per cui l'azienda è stata finanziata".



(Teleborsa) 31-03-2026 19:09


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