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Bankitalia: conflitto aggrava contesto già fragile, improbabile rapido dietrofront dei costi energetici

News Image (Teleborsa) - Il rischio di un ripristino lento e parziale delle catene di approvvigionamento e l'incremento dei costi di assicurazione e trasporto marittimo rendono improbabile un rapido ritorno delle quotazioni dell'energia ai livelli precedenti il conflitto e gravano sulle prospettive per l'economia globale, a maggior ragione se i danni alle infrastrutture di produzione e raffinazione si rivelassero ingenti. Lo afferma la Banca d'Italia nel Bollettino economico pubblicato oggi.

In generale, il conflitto in Medio Oriente ha aggravato un contesto internazionale già fragile, determinando un forte rialzo dei prezzi energetici e una marcata volatilità sui mercati finanziari. La crescita globale quindi si attenua, mentre le prospettive di crescita e di inflazione si sono deteriorate e risentiranno delle conseguenze del conflitto.

Guardando all'Italia, nel primo trimestre di quest'anno il prodotto avrebbe continuato a crescere a un ritmo moderato, sostenuto dalle attività dei servizi, in particolare quelli rivolti alle imprese. I Giochi olimpici invernali avrebbero fornito un contributo positivo, come evidenziato dai dati sulle presenze di stranieri e sui voli internazionali. Dopo il buon risultato del trimestre precedente, l'accumulazione di capitale avrebbe ristagnato: l'ampliamento degli investimenti connessi con le transizioni digitale ed energetica avrebbe compensato l'andamento del settore residenziale. L'apporto della domanda estera alla crescita sarebbe tornato positivo, per effetto dell'incremento delle esportazioni sia di beni sia di servizi.

La guerra in Medio Oriente ha però determinato un peggioramento delle prospettive del quadro congiunturale. Dal lato delle imprese, mentre l'impatto sull'attività corrente nel mese di marzo sarebbe stato attenuato da un flusso ancora solido di ordinativi, le indagini della Commissione europea e gli indici PMI segnalano un deterioramento delle attese. Ciò riflette le maggiori tensioni sui costi, soprattutto nei comparti più esposti al rincaro dell'energia, e sull'approvvigionamento degli altri input produttivi. Dal lato delle famiglie l'impatto è stato invece più immediato. A marzo il clima di fiducia ha risentito del peggioramento del contesto geopolitico e dell'aumento dell'incertezza, oltre che degli effetti del rincaro dei carburanti. Nel complesso, "questi fattori potrebbero tradursi in un indebolimento della spesa per consumi e in un rinvio delle decisioni di investimento", viene sottolineato.

In prospettiva, la contrazione dell'offerta di petrolio e gas e un nuovo incremento dei loro prezzi rappresentano le principali fonti di rischi al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita. Rincari persistenti dei beni energetici possono generare effetti indiretti lungo le catene del valore, alimentando pressioni inflazionistiche che potrebbero acuirsi se dovessero prevalere aspettative di un'ulteriore crescita futura dei prezzi. Appaiono al momento improbabili forti aumenti delle retribuzioni.

Secondo le proiezioni macroeconomiche pubblicate in aprile dalla Banca d'Italia, il PIL dell'Italia si amplierebbe dello 0,5 per cento sia quest'anno sia il prossimo e dello 0,8 per cento nel 2028; la crescita del prodotto è stata rivista al ribasso rispetto alle proiezioni pubblicate nel dicembre scorso, complessivamente per circa mezzo punto percentuale nel triennio, per effetto del rincaro delle materie prime energetiche.

(Teleborsa) 17-04-2026 15:00


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