Banca d'Italia, Angelini: DLT e stablecoin progrediscono ma disintermediazione finanziaria è lontana
(Teleborsa) - Paolo Angelini, Direttore Generale Vicario di Banca d'Italia, ha tracciato un bilancio dello stato dell'arte della tecnologia DLT e delle stablecoin in un intervento al simposio internazionale co-organizzato da Banca d'Italia e NABE a Roma. Angelini ha sottolineato che vent'anni dopo la pubblicazione del protocollo Bitcoin, la promessa di eliminare gli intermediari finanziari non si è realizzata. "La governance umana e i quadri giuridici formali, la compliance, la gestione del rischio, sono ancora necessari per favorire la fiducia", ha osservato Angelini. L'adozione della DLT sta comunque progredendo: nel 2025 sono stati censiti 378 progetti blockchain globali tra le aziende tradizionali, quasi tre quarti dei quali nel settore finanziario. Tra i casi più significativi, la piattaforma repo distribuita di Broadridge ha raggiunto volumi medi di 360 miliardi di dollari al giorno. Tuttavia, "nella maggior parte dei casi i nuovi progetti affiancano i processi esistenti: la DLT sta contribuendo all'evoluzione del settore finanziario, non alla sua disruption." Un ostacolo strutturale rimane la frammentazione tra piattaforme: "I guadagni di efficienza all'interno delle istituzioni potrebbero essere compensati dalle frizioni tra istituzioni, agendo come freno al processo di scala."
Le stablecoin hanno raggiunto una capitalizzazione di circa 315 miliardi di dollari, ma "vengono ancora utilizzate principalmente all'interno dell'ecosistema crypto." Il loro impiego in pagamenti nell'economia reale è stimato tra 400 miliardi e 1.300 miliardi su volumi annui totali di 26-35 trilioni. Uno studio della Banca d'Italia rileva che "le soluzioni basate su stablecoin non sembrano essere sistematicamente più economiche dei metodi tradizionali, poiché l'efficienza in termini di costi dipende dalle commissioni di ingresso e uscita dal circuito crypto."
Angelini individua quattro rischi principali. Sul piano della stabilità finanziaria: "La questione se un sistema costruito attorno a emittenti multipli possa rimanere stabile sotto stress è una vecchia questione monetaria. La storia dà ragioni di cautela." Sul fronte dell'antiriciclaggio: "Anche gli emittenti pienamente conformi a MiCAR e disposti a tracciare le catene di pagamento in stablecoin potrebbero trovare impossibile farlo", soprattutto nel caso dei cosiddetti wallet "self-custodial." Sul quadro legale delle blockchain permissionless: "Quando il processo decisionale, l'esecuzione e la responsabilità sono distribuiti tra diversi attori, nessuno governa pienamente il sistema." Sul rischio di frammentazione: i validatori "sono remunerati in token nativi, il cui prezzo non è ancorato ad alcun asset esterno: il rischio di prezzo in un token nativo non garantito può tradursi in rischio di regolamento per tutti gli asset registrati sulla rete."
Come alternativa per i pagamenti transfrontalieri, Angelini indica l'interconnessione tra i sistemi di pagamento immediato già operativi – TIPS nell'Eurozona, UPI in India, Pix in Brasile – che "potrebbero ridurre il numero di relazioni di corrispondenza, una fonte chiave di costi, senza introduire la complessità del layer DLT."
L'Eurosistema sta sviluppando i progetti Pontes e Appia per garantire il regolamento in moneta di banca centrale, con l'obiettivo che "la moneta della banca centrale rimanga il perno per tutte le altre forme di moneta e asset digitali, e che l'innovazione non avvenga a detrimento della sicurezza." Sulla regolamentazione europea delle stablecoin, la posizione è di apertura cauta: "L'Unione Europea dovrebbe rimanere market-friendly verso le iniziative di stablecoin conformi alla regolamentazione UE. Al tempo stesso, dovrebbe mantenere la flessibilità necessaria per rimediare alle debolezze e affrontare i rischi man mano che emergono."
(Teleborsa) 20-04-2026 20:37