Automotive e nuova mobilità, il futuro ‘sbagliato' costa caro ai consumatori: ricerca Aniasa e Bain&Company
(Teleborsa) - Il settore della mobilità vive una fase di grande discontinuità. La promessa di una ‘nuova mobilità di massa' fatta di 100% auto elettriche, monopattini per tutti, car sharing al posto dell'auto privata e vendite completamente online sembra ancora molto lontana e si scontra con una realtà molto più lenta e disomogenea. Presentata a Milano la ricerca ‘Il futuro sbagliato della mobilità. Rimettere il cliente al volante del settore per evitare l'uscita di strada', realizzata da Aniasa e Bain & Company.Dallo studio emerge come in Italia si conferma ancora centrale il ruolo dell'auto privata, mentre le nuove forme di mobilità condivisa restano residuali e l'elettrico cresce in modo diseguale, guidato da incentivi temporanei e campagne commerciali aggressive più che da una domanda davvero matura.
"Lo studio mostra con chiarezza che la transizione verso la nuova mobilità è molto meno lineare e molto più complessa di quanto previsto. - ha sottolineato Italo Folonari, Presidente Aniasa - In questo scenario, il noleggio veicoli rappresenta già oggi una risposta concreta ed efficace: consente ai cittadini e alle imprese di accedere a soluzioni di mobilità aggiornate, senza dover sostenere i maggiori costi e rischi legati alla proprietà. È uno strumento che aumenta l'accessibilità, accelera il ricambio del parco circolante e accompagna in modo pragmatico la transizione energetica, mettendo davvero il cliente al centro".
"Il messaggio che arriva dai dati è inequivocabile: per rimettere il settore in carreggiata occorre rimettere il cliente al volante. Significa – ha commentato Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Company e responsabile italiano automotive – ripensare prodotti, prezzi, canali e politiche industriali a partire da come le persone si muovono davvero, da quanto guadagnano e da che cosa si aspettano dall'esperienza d'acquisto. Solo con un'attenzione radicale all'accessibilità economica e a una transizione energetica meno ideologica e più pragmatica, l'Europa potrà evitare l'uscita di strada e costruire un sistema di mobilità davvero sostenibile, per l'ambiente e per i consumatori".
Sul fronte dell'elettrico, la ricerca evidenzia una transizione più fragile del previsto. A livello europeo, dopo anni di target normativi molto ambiziosi, gli analisti convergono su uno scenario in cui le auto BEV si assesteranno intorno a una quota "più naturale" del 30% del mercato complessivo al 2030, mentre diversi Paesi stanno iniziando a rivalutare o diluire il divieto per i motori termici alla luce delle difficoltà industriali e della domanda reale. In Italia, nel 2025 le BEV rappresentavano tra il 5% e il 7% delle immatricolazioni, in maniera abbastanza omogenea tra Nord, Centro e Sud e con una penetrazione limitata nel canale privati. Nel primo trimestre 2026 si è registrata una forte discontinuità: la quota di veicoli elettrificati (BEV+PHEV) è salita all'8% del totale a livello Paese, ma soprattutto il Sud è volato al 15,4% del mercato complessivo, sfiorando il 20% nel canale privati.
La ricerca ANIASA–Bain mette al centro anche il tema della sostenibilità economica dell'auto. Dal 2013 al 2024 il prezzo medio delle vetture nuove in Italia è cresciuto di oltre il 50%, spinto da inflazione, carenza di semiconduttori e spostamento verso segmenti più alti, mentre il reddito familiare netto è aumentato molto meno (+29%), ampliando in modo significativo il divario tra capacità di spesa e costo d'acquisto. Il risultato è che sempre più famiglie rinviano l'acquisto di un'auto nuova o ripiegano sull'usato, mentre anche l'accesso ai modelli elettrici si concentra nelle aree e nelle fasce di reddito più alte.
Anche le soluzioni di micromobilità date dal car sharing o dai monopattini attraversano una fase critica. Il monopattino, introdotto nel 2019 e inizialmente sostenuto da bonus e incentivi, ha vissuto una breve stagione di espansione seguita da una flessione del parco circolante negli ultimi tre anni, complici i numerosi decreti restrittivi e l'inasprimento delle regole su assicurazione, targa e aree di utilizzo. In assenza di adeguato supporto da parte delle Istituzioni nazionali e locali e a causa del boom dei costi operativi (per furti, usi impropri, multe, truffe), il car sharing, nato per sostituire l'auto privata, ha invece dovuto "cambiare pelle" avvicinandosi al modello del Rent-a-Car.
(Teleborsa) 05-05-2026 14:45