Agroalimentare italiano, export a 72,5 miliardi nel 2025: Asia nuovo motore di crescita
(Teleborsa) - L'agroalimentare italiano ha consolidato nel 2025 il proprio ruolo di pilastro dell'export nazionale, con vendite estere pari a 72,5 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto all'anno precedente, a fronte di un aumento complessivo dell'export italiano del 3,3%. È quanto emerge dal Focus ON dedicato al settore Food elaborato da SACE.Del valore complessivo esportato, 62,5 miliardi sono riconducibili ad alimentari, bevande e tabacco, mentre 10 miliardi ai prodotti agricoli. Tra il 2019 e il 2025 le vendite estere del comparto sono cresciute a un tasso annuo composto dell'8,1%, superiore al 5% dell'export totale. Un bene su dieci esportato dall'Italia appartiene alla filiera agroalimentare.
Il settore agroalimentare italiano si conferma un'eccellenza del Made in Italy: una filiera che nel 2023 ha generato oltre 660 miliardi di euro di fatturato e 141 miliardi di valore aggiunto, grazie a circa 791 mila imprese e oltre 3 milioni di occupati. L'Italia si distingue anche per la qualità e la diversità dell'offerta, con 858 prodotti certificati DOP, IGP e STG, il numero più alto in Europa, che rafforza il posizionamento competitivo sui mercati internazionali.
A trainare la performance sui mercati esteri, nel 2025, sono stati i prodotti alimentari (+12,7%), in particolare cioccolato, caramelle, tè, caffè e piatti pronti, seguiti dai prodotti agricoli (+9,4%), formaggi e latticini (+13,7%), carni (+10,4%) e prodotti da forno (+3%). In controtendenza le bevande (-2,5%), penalizzate dal calo del vino (-3,7% a 7,8 miliardi), e gli oli e grassi (-8,6%), con l'olio d'oliva in flessione del 20% a 2,5 miliardi.
Sul fronte territoriale, l'Emilia-Romagna guida la classifica regionale con 13,1 miliardi di export (+8%), seguita da Lombardia (11,8 miliardi, +8%), Veneto (10,5 miliardi, +4,8%) e Piemonte (10,2 miliardi, +8,6%). Crescite a doppia cifra per Sicilia (+11%) e Friuli-Venezia Giulia (+11,6%).
Le esportazioni restano concentrate nei mercati prossimi: circa il 59% è destinato all'Unione Europea. Germania, Francia e Stati Uniti assorbono quasi il 37% delle vendite. La domanda tedesca è cresciuta del 7,2% (11,2 miliardi) e quella francese del 6,1% (7,9 miliardi), mentre l'export verso gli Stati Uniti ha registrato una contrazione del 4,5%, condizionato dall'incertezza legata alle politiche commerciali e dall'aumento dei dazi doganali, con un impatto particolarmente marcato sul vino. In forte espansione la Spagna (+13,1%) e i mercati dell'Est Europa, con Polonia (+15,6%), Romania (+10,2%), Repubblica Ceca (+9,4%) e Croazia (+10,3%).
Dinamiche favorevoli anche su mercati meno presidiati come Turchia (+14%) e Marocco (+71,2%). Secondo l'analisi di SACE, le prospettive più rilevanti riguardano i mercati asiatici, dove si concentrerà quasi un terzo della nuova domanda globale di alimenti entro il 2034. Già quest'anno si segnalano risultati positivi in Corea del Sud (+8,3%) e Vietnam (+4,1%), mentre l'India è indicata come bacino strategico nei segmenti premium e nell'horeca.
Il report sottolinea inoltre come la diversificazione dei mercati di destinazione rappresenti la principale leva di crescita internazionale per le imprese del settore, anche alla luce dei recenti accordi commerciali siglati dall'Unione Europea con i Paesi del Mercosur, India e Australia, che prevedono riduzioni tariffarie sui prodotti agroalimentari.
(Teleborsa) 06-05-2026 11:19