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Borsa: Europa verso nuova settimana di tensione, petrolio proiettato a 100 dollari

Attesa per inflazione Usa, ma Fed "bloccata" sui tassi (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 08 mar - I mercati si apprestano ad affrontare un'altra settimana ricca di incertezza e di tensione, con gli occhi che rimangono puntati sulla guerra in Medio Oriente. I listini hanno archiviato un'ottava in rosso, con il Ftse Mib di Milano in calo del -6,5%, Parigi del -6,8% e Francoforte del -6,9%, dopo che l'attacco di Usa e Israele all'Iran e la conseguente reazione della Repubblica islamica hanno messo a rischio le catene di approvvigionamento di energia e di conseguenza la tenuta dell'economia globale. Piu' contenuti i cali, nello stesso periodo, per Wall Street con l'S&P 500 che ha ceduto oltre il 2% e il Nasdaq poco piu' dell'1%.

In parallelo lo spettro di un nuovo shock energetico ha fatto volare le quotazioni di petrolio (con rialzi superiori al 30% per il Wti, e del 20% per il Brent) e gas (+63%) e il caos che ha travolto queste fonti energetiche sembra destinato ad aumentare nei prossimi giorni con gli addetti ai lavori che iniziano ad agitare lo spettro della stagflazione, ovvero il combinato disposto di aumento dei prezzi e recessione. Del resto lo stretto di Hormuz, controllato dall'Iran, resta chiuso per le petroliere statunitensi e pericoloso per le imbarcazioni degli altri paesi, mentre gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait hanno gia' iniziato a ridurre la produzione di petrolio man mano che le scorte si esauriscono, unendosi all'Iraq, mentre altri potrebbero essere costretti a fare lo stesso. Ogni giorno aggiuntivo di interruzione aumenta la pressione e spinge i prezzi, con il Brent vicino a superare la soglia psicologica dei 100 dollari al barile.

Un quadro di forte preoccupazione in cui tuttavia, secondo un'analisi di Reuters, non manca un dato positivo: i mercati non stanno ancora prezzando un cambiamento strutturale nell'offerta di lungo periodo visto che il Brent a scadenza 2027 e' ancora sotto i 70 dollari al barile.

A livello macroeconomico, gli operatori attendono i dati sull'inflazione Usa (mercoledi') e sul Pce (venerdi'), per intuire le prossime mosse della Fed. I dati sul lavoro della scorsa settimana hanno mostrato un'occupazione in brusca frenata e sotto le attese, cosa che in teoria potrebbe spingere la Fed a tagliare i tassi, ma allo stesso tempo, come ricordato da Filippo Diodovich, Senior market strategist di Ig Italia, l'escalation in Iran 'rischia di alimentare nuove pressioni inflazionistiche attraverso l'aumento dei prezzi energetici, dei carburanti e dei costi di trasporto' e di conseguenza spingere la Banca centrale americana a maggior prudenza. Al proposito i dati del Cme Watch sui tassi Fed parlano chiaro: se un mese fa per un taglio di 25 punti base alla prossima riunione del 18 marzo veniva stimata una probabilita' del 18%, una settimana fa era si era gia' scesi al 7% e ora l'effetto guerra ha portato la probabilita' stessa al 3,7%.

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