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UBS WM: lancette che corrono e banchieri centrali - PAROLA AL MERCATO

di Matteo Ramenghi* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 4 apr - I mercati finanziari tendono a osservare le guerre con una certa indifferenza, guardando oltre gli eventi e limitando i danni per i portafogli. Finora, la reazione del mercato azionario alla guerra in Iran e' stata infatti contenuta: le perdite sono state limitate e la volatilita' e' rimasta sotto controllo.

In termini relativi, il mercato obbligazionario ha sofferto di piu', con un deciso aumento dei rendimenti. Il Bund a due anni e' passato dal 2 al 2,6%, il decennale dal 2,1 al 3% e anche lo spread dei BTP si e' ampliato. L'oro ha subito una correzione significativa, a doppia cifra.

Questi movimenti riflettono il timore di un cambiamento delle politiche monetarie, dopo che la discesa dei tassi e' stata uno dei pilastri dei mercati negli ultimi anni. Una possibile sterzata delle banche centrali dipende da una variabile difficile da prevedere: la durata del conflitto in Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Forti rialzi di petrolio e gas per un periodo limitato producono effetti economici gestibili, anche grazie alle scorte che permettono di attenuare l'impatto dei prezzi piu' elevati nel breve termine. Se invece le discontinuita' nelle forniture e i rincari energetici si prolungano, gli effetti sull'economia e sull'inflazione diventano piu' tangibili ed evocano il rischio di stagflazione, ovvero stagnazione accompagnata da inflazione elevata.

A quasi un mese dagli attacchi iniziali, l'aumento dei prezzi del petrolio sta gia' influenzando l'economia: nei prossimi mesi ci aspettiamo un'inflazione sopra il 3% annuo nell'eurozona. A sua volta, l'inflazione piu' alta ha spinto al rialzo i rendimenti obbligazionari, appesantendo i bilanci di imprese, famiglie e Stati, e quindi erodendo la crescita.

Prima del conflitto ci attendevamo una crescita del PIL poco sopra l'1% nella zona euro; ora prevediamo ancora una crescita positiva, ma piu' debole.

L'eurozona e' particolarmente vulnerabile: consuma meno energia per unita' di prodotto rispetto ad altre regioni, grazie a una maggiore efficienza energetica, ma resta un importatore netto (circa il 70% dell'energia consumata e' importata) e dipende anche dalle rotte mediorientali. Il mix energetico e' dominato da petrolio e gas, con circa il 58% dei consumi finali.

Tra le principali economie, l'Italia e' quella piu' dipendente dal gas, mentre la Francia beneficia della produzione nucleare.

*Chief Investment Officer di UBS WM in Italia.

Red-

(RADIOCOR) 04-04-26 18:05:26 (0384) 5 NNNN

 


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