UBP: valute, contesto favorevole per USD in attesa dei dati sul lavoro - PAROLA AL MERCATO
di Peter Kinsella* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 3 apr - Questa settimana presenta diversi fattori di rischio per il dollaro USA. La pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro statunitense dovrebbe catalizzare l'attenzione del mercato; a questo proposito, notiamo che gli ultimi dati sull'occupazione non agricola (NFP) negli Stati Uniti sono stati deboli.
Normalmente, dati NFP deboli peserebbero sul dollaro USA, tuttavia gli eventi in Medio Oriente potrebbero prevalere sulle preoccupazioni cicliche relative al mercato del lavoro.
Osserviamo che l'andamento del dollaro dall'inizio del conflitto e' stato piu' debole rispetto a quello registrato in occasione di conflitti precedenti, riflettendo probabilmente l'aspettativa iniziale che la guerra sarebbe stata di breve durata.
La prospettiva di un conflitto di lunga durata e di un aumento dei prezzi del petrolio dovrebbe favorire il dollaro statunitense, dato lo shock dei termini di scambio (ToT) che colpisce i grandi importatori di energia (euro, yen e sterlina), mentre la prospettiva di un aumento dell'inflazione negli Stati Uniti dovrebbe determinare un rafforzamento dei rendimenti dei titoli a due anni statunitensi, sensibili al ciclo economico.
L'unico elemento di cautela rispetto alle nostre previsioni di un contesto favorevole per il dollaro questa settimana sarebbe il ripetersi di un'eventuale rottura della correlazione tra valute e azioni, come quella a cui abbiamo assistito l'ultima volta in seguito agli annunci sui dazi del presidente USA Trump nell'aprile 2025. Il dollaro statunitense si e' indebolito di pari passo con i forti cali dei mercati azionari, senza offrire alcuna compensazione agli investitori con portafogli non denominati in dollari. Le correlazioni tra valute e azioni sono state piuttosto stabili dallo scoppio del conflitto, anche se la situazione potrebbe cambiare se i mercati iniziassero a scontare un conflitto piu' prolungato, con esiti ancora incerti. Nel complesso, il dollaro dovrebbe mantenere le attuali valutazioni nel breve termine.
Per quanto riguarda l'euro, questa settimana l'evento principale a cui guardare e' la pubblicazione dei dati sull'IPC di marzo. Si prevede che i dati si attestino al 2,6% su base annua per l'indice headline e al 2,4% su base annua per quello core. La Banca Centrale Europea (BCE) ha gia' rivisto al rialzo le sue previsioni sull'inflazione per il 2026 per riflettere l'aumento dei prezzi dell'energia, e prevediamo che ci potrebbero essere ulteriori rischi al rialzo per le previsioni, date le recenti oscillazioni dei prezzi dell'energia. La presidente della BCE Lagarde ha dichiarato che la BCE e' pronta ad agire (ad aumentare i tassi) se necessario. Notiamo che gli overnight index swap (OIS) scontano poco meno di 75 punti base di aumenti del tasso sui depositi entro la fine dell'anno.
L'attenzione della BCE dovrebbe concentrarsi sulla possibilita' di effetti di secondo round sull'inflazione generati internamente - un'inflazione complessiva piu' elevata e' ormai un dato di fatto - ma la vera domanda e' fino a che punto le imprese e i lavoratori chiederanno una retribuzione maggiore a fronte degli aumenti iniziali dei prezzi. Cio' richiede pazienza, quindi c'e' un certo margine affinche' i rendimenti a breve termine tornino a livelli piu' bassi. Storicamente, tassi BCE piu' elevati non hanno favorito l'euro durante gli shock dei prezzi dell'energia, poiche' gli effetti sui ToT e i conseguenti effetti sulla bilancia dei pagamenti prevalgono nel breve termine. Il punto fondamentale e' che un conflitto prolungato in Medio Oriente, con i conseguenti prezzi elevati dell'energia, dovrebbe pesare sull'euro nel breve termine. Gli investitori sembrano essere d'accordo, a giudicare dal rapido calo delle posizioni lunghe sui futures sull'euro.
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(RADIOCOR) 03-04-26 13:57:32 (0202) 5 NNNN