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UBP: meeting Trump-Xi, il vero nodo e' su tariffe e materiali critici, Hormuz sullo sfondo - PAROLA AL MERCATO

di Carlos Casanova* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 14 mag - Sul meeting Trump/XI i mercati sono pronti a una reazione 'risk-on', ma le aspettative dovrebbero essere stemperate. Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, e l'idea che Pechino possa sbloccare la pace in Iran e' fuori luogo. Gli esiti piu' plausibili del meeting sono graduali: passi cauti verso una riduzione delle tensioni tariffarie e segnali riguardo alla fornitura di materiali critici, piuttosto che una svolta sulla sicurezza in Medio Oriente.

L'impronta energetica della Cina aiuta a spiegare il perche'.

Tra il 2000 e il 2024, la quota cinese delle importazioni mondiali di petrolio e' salita da circa il 6% a circa il 25%, mentre quella degli Stati Uniti e' scesa da circa il 25% al 13% nello stesso periodo. Quasi il 60% del greggio cinese proviene oggi dal Medio Oriente, rafforzando un asse energetico 'Est-Est' che collega i produttori del Golfo alla domanda asiatica. Sebbene l'Iran venda, secondo quanto riportato, quasi il 90% del proprio greggio alla Cina (spesso rietichettato come miscele malesi), Teheran rappresenta solo circa il 13% dell'approvvigionamento petrolifero totale della Cina. Pechino dipende maggiormente da altri produttori della regione, motivo per cui ha un incentivo piu' forte a preservare lo status quo regionale piuttosto che a ricalibrare gli equilibri di potere.

Lo Stretto di Hormuz e' un collo di bottiglia non solo per il petrolio. Attraverso di esso transitano materie prime essenziali per le catene di approvvigionamento industriali e agricole globali. I prezzi dei solfuri in Cina hanno gia' superato gli 800 dollari per tonnellata, rendendo la produzione non economicamente sostenibile per alcuni produttori di fertilizzanti fosfatici. La stretta sugli input dei fertilizzanti implica pressioni sui costi diffuse in prospettiva - dai cereali di base ai materiali per le batterie. Anche le catene di approvvigionamento dei semiconduttori e della difesa sono esposte, con il Golfo che rappresenta circa il 40% delle esportazioni globali di elio.

Le interruzioni nello Stretto di Hormuz si ripercuotono quindi su piu' settori, non solo sull'energia, aumentando i costi di un'eventuale escalation per tutte le parti coinvolte, inclusa la Cina.

*Senior Economist, Asia di UBP.

Red-

(RADIOCOR) 14-05-26 12:00:58 (0318) 5 NNNN

 


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